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Occhi aperti.

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Due macchie rosse.

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Due rose rosse nella pioggia,Buttate per terra, vicino all’asfalto scavato

E al fango 

Di un mattino di ottobre.
Due rose abbandonate,

Troppo intrise d’acqua per poterle raccogliere.
Le ho tenute in mano un momento, senza aprire l’ombrello

E le ho appoggiate al muro, 

Salutandole.
Non so se era un segno, una firma,

La mia preghiera esaudita.

Può anche darsi siano semplicemente una tenerezza gratuita,

Una carezza, una voce che dice: aspetta ancora con pazienza,

Non certo un caso.
Se anche le due rose fossero state sbattute a terra, rifiuto di un amore

Finito,

Poi hanno sopportato umilmente, pioggia e freddo,

Per augurare a tutti quelli che oggi le hanno viste

Macchie rosse di speranza.

Neon

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Sei come la luce che sfiora la tenda della mia finestra, stanotte. Non viene dalla luna, ma dall’insegna del supermercato perennemente accesa, sotto casa. Sei così, rassicurante, ma per finta, basterebbe un black out per eliminarti. Eppure, temo il buio.

Se mi alzo velocemente, scuoto la testa e sento i miei capelli svolazzarmi intorno al viso e al collo. Ora, se chiudo la saracinesca, la tua luce al neon non mi colpirà più, e io sarò al buio ma sarò pura, sarò salva. Potrei anche chiudere gli occhi e pretendere di dimenticare che stai continuando ad illuminare la mia stanza.

Potrei, ma non voglio fare finta. Tu ci sei, sei il dolore, la finzione, la spesa, il richiamo del vuoto da riempire di cose. Devo fare i conti con te.

Finisco l’ultima valigia mettendo dentro due soprammobili di poco valore, potrebbero essere dei ricordi, sostengo a me stessa, cercando di convincermi. 

Domani parto. Vado via da questa casa. Non vedrò più questa luce, e questi soprammobili non mi servono. Li lascio sul comodino, li butto nel cestino. 

A che età si riesce a dire addio all’alone ceruleo di un padre addestrato dalla vita a procurare dolore? Adesso. 

Avrò il coraggio di amare e di allargare il mio amore. Avrò l’eleganza di non essere possessiva, gelosa, delusa prima di salutare, sconfitta prima di iniziare a correre. 

Illuminerai ancora questa stanza, quando io sarò partita? Forse ero solo io a vedere questa luce come fossi tu. Il prossimo inquilino abbasserà la saracinesca e penserà di non aver previsto che la luce dell’insegna del supermercato disturbasse così tanto l’oscurità notturna.

Non sarai più così importante. 
(L’amore nonostante mi servirà ad amare, riuscirò a trovare ricordi buoni, il perdono mi darà il coraggio di chiudere usata porta definitivamente, domattina.) 

La guarigione.

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“Le nuvole venivano trascinate via dal vento con una forza incredibile. In questo mondo non c’è posto per le cose tristi. Nessun posto.”Banana Yashimoto, “Kitchen”
È così, ritorna l’allegria anche dopo una giornata

Di verità e dolore.

Le ferite si richiudono, le cicatrici fanno il solletico, 

Ma solo per poco, poi diventeranno 

Solo segni, insensibili al tatto.
Nei colori di un fiore ho visto qualcosa di nuovo, 

Aspettavo di vederlo! 

Un’amica mi ha dato una mano.
Perché è così, ieri era una spessa tenda nera, poi d’improvviso

Si apre una finestra, entra il sole, 

Ancora qualche giorno,

Ancora qualche giorno per la guarigione.

La scelta della felicità.

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Io non so se sarà l’incontro, se arriverà,

se deve arrivare, se voglio solo io che arrivi,

se è un sogno o un mito, se è un alibi,

un pugno nelle ore della vita,

lente ad aspettare,allora tanto vale amare.

Amare chi non è amato, chi non è scelto,

chi non può parlare, chi è meno del meno (neppure umano)

chi mi porta difficoltà, chi mi mette pensieri, tensioni,

chi non ha colpa dei miei pensieri e delle mie tensioni.

Più piccolo del piccolo in questo mondo di grandi lottatori.

Perché scelgo di sbaragliare un equilibrio, provare ancora una volta,

magari fallire ancora una volta, oppure farcela, ma faticare,

la mia energia non dovrebbe essere disposta in modo più ordinato, razionale?

Oh, in mille cose della mia vita avrei potuto essere più ordinata e razionale,

ma ho sempre scelto di essere felice.

Attraverso i flutti del dolore sulla barchetta di carta 

Cantando.

Non tutti comprendono la scelta

Della felicità.
Tutto questo ha un senso oppure non ce l’ha.
Ed è così, l’Amore.

(Immagine presa da internet)

  

La miopia dei sogni.

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Ricordati di quando andavamo a letto alle due di notte
per combattere insieme
la miopia dei sogni. Mai finora i contorni si sono fatti chiari, 

le braccia si sono tese, le mani hanno toccato,

ghermito la lampada piena d’olio,

non ancora le nostre gambe si sono alzate e hanno camminato

in una strada che era proprio quella, a passo

Ritmato e testardo.

Sì, testardo.

Ieri sera, stasera, oggi forse,

siamo sulla via, siamo in movimento,

evolviamo e risolviamo,

Sarà oggi, forse, certamente.
Cosa pensiamo che sia, la fede? 
La fede del chiederti tre volte: mi ami tu, mi ami?

Mi ami, tu?

La fede del rispondere ti amo.
La condiscendenza discreta che si fa persona

in mezzo a noi, il paio di occhiali

che ci indica i contorni delle stelle,
lampi finalmente duraturi,

giorni di respiro

nelle notti di temporale. Cogli ti prego il per favore silenzioso,

irradiato nel tuono forte sopra la casa.
Pace, pace cerco, (domandiamo?)

pace, un frammento di stella caduto

per specchiarci, 

di sicurezza.
  

Notte di pioggia

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È sonno,
è veglia
distratta,
tu sei
dovunque e non qui.
Mi sento
un fiore
troppo lontano
per essere spiato
da te,
nel suo sbocciare.

Cerco aiuto nel cielo, ma
Le nuvole mi rispondono grondando pioggia ruggendo
Fiati ghiacciati sul selciato picchiano
Non accompagnano, confondono,

E rinuncio
a cercarti,
mi appoggio
sulle mie debolezze.

Finirà questa pioggia,
riprenderemo a sentire la musica
e a vederci più chiaro.

Perché io ti scelgo, amore mio,
anche quando
non ti vedo.

Il fiore
è socchiuso,
tu
vieni vicino.

La pioggia
non ha
più acqua
per spaventarci.

Oppure è solo fuori, e qui dentro, con te,
la veglia è un lottare,
il sonno, un abbraccio.

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Specchio d’acqua

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Specchio specchio dell’acqua che rifletti
La pianta dei miei piedi appena germogliata,
Non aprirti, non cedere al mio passo, se
Le mie palpebre si illuminano,
E oltre la tempesta,
Mi bacia il sole.

Specchio buono, specchio incuriosito,
Lei mi aspetta e mi tende le mani,
Sette passi più in là, per insegnarmi
A camminare…

Nel suo sorriso io volerei all’istante,
Ma nell’attimo presente della gatta – occhi paurosi e pigri,
Forse esiteremo ad appoggiare il piede?

O specchio azzurro, specchio di lago, specchio di mare
In tempesta, specchio di roccioso scivoloso torrente in discesa,
Specchio come l’acqua della spiaggia dei bambini,
Specchio, specchio, riflettimi e sostienimi,

Tu sei l’unica strada.

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Indizi di preghiera.

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Avvolta in Te
imito
la Sua fiducia.

E le Sue mani
Di nascosto
Ricamano armoniose
grazie.

I due visi
Somiglianti
Tesi
Al nostro ascolto.

Non è che
una mezza casa
due muri di mattoni,
e contiene

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La costruttrice di aquiloni.

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Sono una formidabile costruttrice di aquiloni,
ne progetto di continuo,
grandi, piccoli, colorati, di stoffa, di carta,
con i fiocchi sul filo, con le stelle filanti,
aquiloni aquiloni meravigliosi,
che fanno saltare i bambini di gioia e puntare il dito verso il cielo,
che fanno fermare gli adulti mentre litigano,
e che distraggono con la loro bellezza l’umana agitazione del mondo,
così leggeri che si vede attraverso, vedi uno di loro e scorgi il cielo.

Ma restavo qui, seduta
nella penombra dietro il muro,
il mio aquilone in mano.
seduta, in silenzio, contemplavo il mio capolavoro,
sentivo il vento buono sulla faccia,
chiudevo gli occhi,
e stringevo il limite,
e costruivo frontiere,
e mi inventavo divieti,
e mi immaginavo sfortune,
con altri rassegnati disastri.

Ma oggi sono in piedi sulla cima della collina,
il mio aquilone in mano.
E tu sei il vento alle mie spalle,
e tu sei la discesa davanti ai miei occhi,
Tu sei i miei piedi e le mie scarpe, e la mia corsa…

L’esperimento di volo del mio aquilone inizierà tra poco. Mantenendo la calma e con la mia solita finta tranquillità comincerò a correre, stenderò il filo nell’aria, e il vento prenderà possesso del mio aquilone e dei miei capelli, e questo significa quando doni veramente tutto di te, che non è più tuo, quindi anche il mio aquilone, e chiuderò gli occhi, e non mi dispiacerà, e deciderò che è inutile e riduttivo tenere il filo, lo lascerò andare, lo lascerò volare, vedrò il cielo attraverso la carta trasparente del mio aquilone non più mio, ma solo un attimo…

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