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Fino al mattino

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Aspetta, rimani, ricorda.

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Aspetta, rimani, ricorda.😻❤🌈
Come quella sera che abbiamo aspettato senza parlare
In quella piccola chiesa così silenziosa
Così pieni di paura
Perché non volevamo che finisse,
Noi
Stavamo scegliendo
Noi.
Era necessario che qualcuno ci dicesse la verità, caro Leone,
Noi siamo amati
E siamo nati per essere sposi
La nostra vocazione è
Essere sposi.
Troppe parole.
Adesso facciamo musica.🎶

Neon

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Sei come la luce che sfiora la tenda della mia finestra, stanotte. Non viene dalla luna, ma dall’insegna del supermercato perennemente accesa, sotto casa. Sei così, rassicurante, ma per finta, basterebbe un black out per eliminarti. Eppure, temo il buio.

Se mi alzo velocemente, scuoto la testa e sento i miei capelli svolazzarmi intorno al viso e al collo. Ora, se chiudo la saracinesca, la tua luce al neon non mi colpirà più, e io sarò al buio ma sarò pura, sarò salva. Potrei anche chiudere gli occhi e pretendere di dimenticare che stai continuando ad illuminare la mia stanza.

Potrei, ma non voglio fare finta. Tu ci sei, sei il dolore, la finzione, la spesa, il richiamo del vuoto da riempire di cose. Devo fare i conti con te.

Finisco l’ultima valigia mettendo dentro due soprammobili di poco valore, potrebbero essere dei ricordi, sostengo a me stessa, cercando di convincermi. 

Domani parto. Vado via da questa casa. Non vedrò più questa luce, e questi soprammobili non mi servono. Li lascio sul comodino, li butto nel cestino. 

A che età si riesce a dire addio all’alone ceruleo di un padre addestrato dalla vita a procurare dolore? Adesso. 

Avrò il coraggio di amare e di allargare il mio amore. Avrò l’eleganza di non essere possessiva, gelosa, delusa prima di salutare, sconfitta prima di iniziare a correre. 

Illuminerai ancora questa stanza, quando io sarò partita? Forse ero solo io a vedere questa luce come fossi tu. Il prossimo inquilino abbasserà la saracinesca e penserà di non aver previsto che la luce dell’insegna del supermercato disturbasse così tanto l’oscurità notturna.

Non sarai più così importante. 
(L’amore nonostante mi servirà ad amare, riuscirò a trovare ricordi buoni, il perdono mi darà il coraggio di chiudere usata porta definitivamente, domattina.) 

Coltivare l’arcobaleno

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Quando sei in una giornata da penombra, e ti senti invisibile, e d’improvviso arriva una gattina, salta sulla scrivania, ti viene davanti e allunga il musino per baciarti, pensi che forse non sei proprio invisibile, forse qualcuno ti pensa, ti vuole e ti ha sempre voluto bene, e cerca in tutti i modi di aiutarti a sbocciare, ma solo una gattina ha ascoltato il suo invito. Il mistero di Dio che si esprime e parla nella natura e nelle creature… L’essere umano ha tanto gelo, tanta rabbia, tanta aggressività, tanta competizione, tanto egoismo e tanta avidità di privilegi nel cuore e non si rende conto di quanto amore siamo circondati, non si rende conto. Si offende se qualcuno gli fa presente che la bistecca è un pezzo di animale ucciso, perché ha bisogno di uccidere e di primeggiare sulla natura, non la vede ancora come una compagna o una sorella, la considera una serva di cui cibarsi. Così impazzisce nei rapporti umani, nei rapporti d’amore, perché quello che conta per l’essere umano è il possesso, è vincere, è sottomettere, alla fine di tutto, non sa ancora rapportarsi ai suoi simili da uguale, da compagno, da fratello, ancora e ancora vuole fare il padrone. 

Quanta violenza in questo mondo che non sa camminare fianco a fianco dei propri simili, delle creature e della natura senza bisogno di dominare e sottomettere. 

In questo giorno di penombra, prego perché l’uomo la smetta, la smetta, una buona volta, di essere violento. Cominciamo dalle cose piccole, dalla coda al semaforo, dalla fila al supermercato, e piano piano ma decisamente, voliamo sempre più in alto. 
A volte, per me questo vuol dire non essere di questo mondo. Prendiamo su di noi indifferenza e invisibilità. Però abbiamo una forza, un dono che ci salva sempre. La libertà di volare via, lontano. Il vento soffia dove vuole, tu non sai dove viene nè dove va… Forse non hai un luogo dove posare il capo, ma intanto, umilmente ma testardamente, canti in un coro dove tutti si conoscono tra di loro e nessuno ti vuole. 

Dentro, coltivi l’arcobaleno.

La gatta cercasole #1

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Se una gatta ha freddo, non mette una coperta, ma cerca il sole.
Si stende nel minimo spazio davanti alla finestra come fosse il cuscino più soffice e accogliente del castello, rilassa i muscoli e assottiglia le pupille. Per il piacere fisico del calore sul suo corpo, comincia a fare le fusa in modo sommesso ma sonoro, continuo, per minuti e minuti.
Non le interessa restare vicino a te, sceglie il sole. Lei sa, che tu sei nell’altra stanza, occupata a scrivere, cucinare, parlare al telefono. Ti vuole bene… ma è più importante il calore del sole.
Qualche volta anch’io riesco a scegliere il sole e il suo calore. Al di là dei rumori e delle presenze del mondo, oltre l’amore del quotidiano.
Riesco, ad andare tranquilla e determinata alla sorgente del calore, alla sua luce, senza cercare surrogati.
Semplice. Una coperta scalda, ma non è il sole.

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31 ottobre. Riflessi di coscienza.

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Riflessi di coscienza su quel viso
bianco e nervoso
che si prepara alla festa.

Respira l’intuizione
dell’impercettibile distanza
tra immergerci,
e impantanarci.

Quest’estate risalivamo dall’acqua ridendo,
E ci raccontavamo cose per cui morire di gratitudine,
e la pelle sapeva di azzurro trasparente,
e voi risplendevate dentro i miei occhi,
proprio dentro i miei occhi, vi vedevo.

Niente paura. La promessa bella dell’amore
è che tutto si può ricominciare. Tutto,
tutto, nel tempo che siamo,
continua a resuscitare.

Tutorial del giorno: gli occhi aperti velati di neonato assonnato,
in astinenza di abbracci;
generose dosi di struccante, un sorriso,
un domandare scusa, un accomiatarsi senza rimpianti,
e leggeri e lieti riprendere il volo.

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