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Senza sapere verso dove.                 (Francesco, è meglio seguire il servo o il padrone? )

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Tornare senza sapere verso dove,
Nel vento, tra gli ulivi, sfatto di lacrime

Liberarsi di quella stolta armatura,

Girare le spalle all’ombra del servo ignaro, 

e tornare, senza sapere verso dove. 
Sapere che le voci di alzeranno come caos nell’ombra

Contro di te, sapere che centinaia di dita ti indicheranno,

tutti credono di sapere cos’è giusto per te, e perché falliscono 

tutte 

le tue imprese…
Signore, cosa vuoi che io faccia?

Torna ad Assisi. 
Un sorriso nuovo nelle lacrime fragili,

Sul tuo cuore che non sa,

Mentre torni, senza armatura,

Senza sapere verso dove.

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…Se poi si mette a piovere (i girasoli e la perfetta letizia).

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…Se poi si mette a piovere, i girasoli tengono il capo basso, feriti dalle gocce sottili, e mi sembrano tristi, perché non vedendo i raggi del sole dietro le nuvole, restano giù, come un umanità senza speranza. Nemmeno uno, nemmeno uno cerca di guardare in alto. Ho meditato, mi sono fatta una cosa sola con i girasoli, ho sentito la loro malinconia.

Ma poi ho intuito la mia volontà, la mia volontà sfumata con la mia fantasia, e l’immaginazione, e la poesia nel mio cuore.

Io, donna girasole, posso scegliere di fare uno sforzo contro la mia stessa natura, vincere me stessa, alzare il capo e guardare ostinatamente verso il cielo gonfio di nuvole nere,

perché io lo so che il sole è solo coperto, che la pioggia passerà, 

E non mi importa di prenderla in faccia, la pioggia, guardando in alto, perché sarò pronta quando le nuvole si scioglieranno, quando il primo raggio di sole tornerà a farmi sorridere, e sarò la prima a svegliare anche i miei compagni: coraggio, eccolo, torna il sole, torna, 

Come sempre!

“Aver vinto su se stessi è la perfetta letizia” benedice San Francesco. Così, ecco, nella meditazione il ritratto di quel l’attimo presente si colora di gratitudine delicata e risoluta.

Un grazie non basta. Qui si gioca la vita.

(Foto: particolare nel Santuario della Madonna di Loreto (An) la casa di Maria e della Sacra Famiglia portata dagli angeli) 

Gioia e Menestrello

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Gioia e Menestrello stanno per iniziare un pomeriggio da clown per un gruppo di giovani e ragazzi.
Gioia:… Sai una cosa? Mi viene voglia di pregare santa Chiara perché oggi tutto vada bene.  Non so perché… Da quando quest’estate abbiamo visto il Coretto, mi sembra che lei e San Francesco ci siano vicini, in queste cose… Che dici?
Menestrello:… Va bene, affidiamoci a loro!
Durante il workshop, i due clown si accorgono di un bambino piccolino che li osserva, curioso, da lontano, insieme al suo papà.
Niente di meglio per Gioia e Menestrello! Lo chiamano, si avvicina, cominciano a giocare con lui al gioco del naso rosso che suona… Il bimbo è divertito, sospettoso, insomma, sta al gioco. Con lui, i due clown improvvisano un fuori programma tenerissimo, inaspettato e spontaneo. 
Alla fine, è il momento dei saluti.
Gioia: Come ti chiami?
Il bimbo: Francesco!
E corre via.

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