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Io vivrò tutti i doni.

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Piccole poesie preghiere dedicate alla gratitudine.

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Piccole poesie preghierededicate alla gratitudine.

Adesso

Che dovrei star ferma,

Seria,

Senza respirare,

Sorrido e prendo fiato

Per cantare.

La gratitudine

Comincia prima

Del miracolo.

Puoi confondere il ringraziare

Con l’amore?

Sì, sono sul serio

La stessa 

persona.

Io prego, tu non mi rispondi, e io ti ringrazio?

Sono una folle artista, e tu

Sei fortunato

Che non mi piace restare triste 

Così a lungo.

Però come vuoi tu

In fondo, è bello.

Danzo, a mani tese,

Canto e cerco acqua fresca

Con le labbra.


(Grazie allo studio Ghibli per l’immagine, tratta dal film La città incantata)

Ma in questa mia città.

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Ma in questa mia città di pubblica amministrazione e imprenditori, politici già ricchi e se li eleggeranno saranno ancora più ricchi, e ricchi che si fingono poveri per sentirsi buoni,Tu, fortunato, che cammini spedito chiedi sostegno ma io nei polsi ho il ricordo

Del profugo 

vestito di due tovaglie bianche sotto la pioggia

Non chiedeva niente, sono io che gli ho regalato il mio ombrello.
Ma in questa mia città a nessuno importa del verde, se non quando conosci un assessore,

Dell’azzurro, se non per disporre fiori con un colore che non contrasti con il cielo, che non contrasti.
Ma in questa mia città mi chiedono di sostenere chi può diventare importante,

Dei piccoli e dei poveri, della poesia e della creazione, mi spiace,

Non ci sono interessati.
Mia città, eppure io ti amo tanto,

Ma la tua vocazione è diversa dalla mia, io cerco il piccolo, tu pensi in grande,

Io vado controcorrente, tu coltivi il potere.

Di essere invisibile me ne sono accorta presto.

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Di essere invisibile me ne sono accorta presto, quando nessuno si accorgeva dei lividi sulla faccia e sulle gambe,nel corpo di una gatta randagia ho vagato per questa vita fingendo superiorità sui dolori, 

ho finto di addomesticarmi per amore, per seguire Te,

Tu solo sai con quale naturalezza ricamo vita quotidiana sul niente

che sono.
Se mi tendi la trappola del cerchio, io ti ignoro, se insisti io soffio,

anche tu, che ti amo tanto, ti soffio, 

se insisti, se vuoi prendermi, ti soffio.
Gatta domestica, calda e presente,

Gatta randagia, ferita e fiera,
Invisibile sempre, invisibile trasparente,

Il dolore che non puoi sapere, è la più spessa nebbia.

Il fiore tra i capelli.

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Amo, amo,grazie a te

che sbocci come il sole al mattino

dopo giornate di pioggia

e il respiro di sollievo
e che profumi 

come il fiore bianco

raccolto dal figlio per gioco,

per portarlo alla mamma, 

e lei sorride, in silenzio,

e mette il fiore tra i capelli.

Venerdì santo.

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Eppure i due sposi danzano con i baci,e la loro umile vita canta lo stesso, nella luce.

Posso sentire nostalgia di te?

Ma certo. Ed è anche un mio diritto, sentire nostalgia di te.

E tu

adesso riposi.

Ferito, mai stanco,

di amarci.

Mercoledì santo. Due gocce.

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Scende piano, non da sola, si fa strada, amica della gravità, lungo la guancia, sfiora la mandibola, una sua sorella arriva al mento, cade, scompare.

Non voglio piangere sotto la doccia o la pioggia, non quando mi lavo il viso, i denti o le mani,

un attimo, due gocce,

la mia preghiera inascoltata, il peso del silenzio, 

il punto del punto interrogativo, 

quello che tira giù il gancio,

lo dedico a chi amo, subito.

E l’ape blu non si appoggia, mi vola intorno, mi predilige.

Si fa bella.

La parola pace sulle labbra di una donna.

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La parola pace sulle labbra di una donna

ha lo stesso sorriso di tua figlia, l’instabile

silenzio

della preghiera più sensata, più intuitiva,

e non c’entra niente il perdono, quello era già esaudito da prima,

le lacrime per te che tu non chiedi e non saprai,

lo stesso mare dove chi si perde è accolto, è sempre vivo,

sfamato.

La parola pace sulle labbra di una donna

ha inizio in un semplice abbraccio, in un antico racconto,

riposa nel credere nell’invisibile,

come una mamma salvata di meraviglia

che riconosce te, che aspettava te,

che ti chiama per nome

per la prima volta.