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Tu sei il caldo sfiancante

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Mentre saliamo la collina,

Il caldo è senza ombra.

È come crescere.

Io scopro di essere 

L’albero frondoso,

Io stessa il mio ristoro,

Io stessa, per chi cammina con me, rifugio.

Quindi, tu sei il caldo sfiancante

Al quale essere umilmente grata.

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Senza sapere verso dove.                 (Francesco, è meglio seguire il servo o il padrone? )

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Tornare senza sapere verso dove,
Nel vento, tra gli ulivi, sfatto di lacrime

Liberarsi di quella stolta armatura,

Girare le spalle all’ombra del servo ignaro, 

e tornare, senza sapere verso dove. 
Sapere che le voci di alzeranno come caos nell’ombra

Contro di te, sapere che centinaia di dita ti indicheranno,

tutti credono di sapere cos’è giusto per te, e perché falliscono 

tutte 

le tue imprese…
Signore, cosa vuoi che io faccia?

Torna ad Assisi. 
Un sorriso nuovo nelle lacrime fragili,

Sul tuo cuore che non sa,

Mentre torni, senza armatura,

Senza sapere verso dove.

E noi lo perdoniamo, per quello che di bene, nascosto.

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Vedi, scegliere la leggerezza

Dell’anima,  a volte, fa sentire il mondo

Troppo pesante.
Come ne usciremo? Fidandoci,  ancora una volta,

Del nostro primo sì. 
Non è facile, il mondo

Quando hai bisogno ti aiuta per un po’, poi si stufa, 

Comincia a giudicare senza conoscere, a tanti finti umani giusti,  sai,

Piace credersi e fare i padroni della vita degli altri.
Non so perché, forse il mondo li ha resi prigionieri 

Di un destino triste, fatto di grigiore stanco, di dita puntate 

Per estirpare il diverso, l’allegro,  la gioia.

Per invidia sottile, per conformismo facile,  

Per il silenzio del cuore, per le buone parole svuotate di senso,

Per lontananza estrema e inconsapevole

Da Lui.
Forse sbagliamo noi, anzi, certamente, 

Sbagliamo ad amarci,  quando il mondo ci vorrebbe divisi e rabbiosi, 

Sbagliamo ad insistere,  quando il mondo ci vorrebbe scoraggiati,

Sbagliamo ad essere sereni, quando il mondo ci vorrebbe disperati.
Quello stesso mondo che incontreremo stasera e ci ha voltato le spalle,

Questo stesso mondo artefatto, che rincorre se stesso,

e muore di continuo senza risorgere mai.
E noi lo perdoniamo, per quello che di bene, nascosto,

Resta in lui.

Faccio un nuovo sentiero.

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Guardo davanti a me e vedo pietra grigia, Alzo lo sguardo e vedo la cima della montagna.
Solo qualche passo indietro, per riconoscere

Chi mi sbarra il passaggio.
So che posso scegliere: buttarmi contro i massi urlando,

Cercare di arrampicarmi, ma sono scalza, le mie mani

Da tempo sono ferite,

Inutile ammalarmi con la stolta rabbia, non sono una violenta:

Ai muri che s’alzano, io oppongo sempre 

una resistenza creativa.
Scivolo, sfuggo, svolto di lato, scompaio, corro,

Mi metto a cantare e sorrido,

Non sarà la montagna a fermarmi.
Anzi, lei resta là, immobile, dura,

E io danzo e canto serena,

Faccio un nuovo sentiero.

…Se poi si mette a piovere (i girasoli e la perfetta letizia).

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…Se poi si mette a piovere, i girasoli tengono il capo basso, feriti dalle gocce sottili, e mi sembrano tristi, perché non vedendo i raggi del sole dietro le nuvole, restano giù, come un umanità senza speranza. Nemmeno uno, nemmeno uno cerca di guardare in alto. Ho meditato, mi sono fatta una cosa sola con i girasoli, ho sentito la loro malinconia.

Ma poi ho intuito la mia volontà, la mia volontà sfumata con la mia fantasia, e l’immaginazione, e la poesia nel mio cuore.

Io, donna girasole, posso scegliere di fare uno sforzo contro la mia stessa natura, vincere me stessa, alzare il capo e guardare ostinatamente verso il cielo gonfio di nuvole nere,

perché io lo so che il sole è solo coperto, che la pioggia passerà, 

E non mi importa di prenderla in faccia, la pioggia, guardando in alto, perché sarò pronta quando le nuvole si scioglieranno, quando il primo raggio di sole tornerà a farmi sorridere, e sarò la prima a svegliare anche i miei compagni: coraggio, eccolo, torna il sole, torna, 

Come sempre!

“Aver vinto su se stessi è la perfetta letizia” benedice San Francesco. Così, ecco, nella meditazione il ritratto di quel l’attimo presente si colora di gratitudine delicata e risoluta.

Un grazie non basta. Qui si gioca la vita.

(Foto: particolare nel Santuario della Madonna di Loreto (An) la casa di Maria e della Sacra Famiglia portata dagli angeli)