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Faccio un nuovo sentiero.

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Guardo davanti a me e vedo pietra grigia, Alzo lo sguardo e vedo la cima della montagna.
Solo qualche passo indietro, per riconoscere

Chi mi sbarra il passaggio.
So che posso scegliere: buttarmi contro i massi urlando,

Cercare di arrampicarmi, ma sono scalza, le mie mani

Da tempo sono ferite,

Inutile ammalarmi con la stolta rabbia, non sono una violenta:

Ai muri che s’alzano, io oppongo sempre 

una resistenza creativa.
Scivolo, sfuggo, svolto di lato, scompaio, corro,

Mi metto a cantare e sorrido,

Non sarà la montagna a fermarmi.
Anzi, lei resta là, immobile, dura,

E io danzo e canto serena,

Faccio un nuovo sentiero.

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Non smetterò, gentilmente.

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Nel nulla, i tuoi richiami,

l’eco di una voce che suggerisce

la tua presenza,

il muro che stabilisce 

inevitabilmente

la tua assenza.

Chi costruisce i sì e i no del mio raggio

e incide sulle variazioni del cammino

controllando la mia genealogia.

Non temo. Se sei tu che mi ami,

e mi stai cercando, io arriverò.

Il mio sì varrà ai tuoi occhi come quello di altre milioni di spose,

oltre le trame dietro le tende spesse

ho il mio incantesimo, si chiama: pazienza,

ho il mio riparo, si chiama: giustizia.

La piccola sposa dimostrerà i diritti di nascita che i burocrati ancora non vedono.

E ci credo così tanto che non smetterò,

gentilmente,

di mettere in gioco chi sono.

E ci credo così tanto che non smetterò,

gentilmente,

di cantare in mille cori.

E ci credo così tanto che non smetterò,

gentilmente,

di incidere il mio nome sul muro,

a forza d’amare.

  

Pazienza.

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Ti chiamo specchio
Di ciò che sarò,
Abbraccio grande e caldo,
Sorriso che canta, e
Mille colori di abiti
In festa,
Milioni di sì già detti
Piangendo e ridendo,
E milioni ancora da dire,

Ti chiamo specchio di ciò che sarò,
Pazienza.

– Mantengo un velo di malinconia, un filo sottile la paura di un ignoto dolore,
Cordicella invisibile alla caviglia tira,
Che se provo a correre,
Per il tempo che Tu vuoi,
si spezza.

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Il giardiniere mancato. (A Claudio, di nuovo…)

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Tu sei un giardiniere mancato:
Desideri prenderti cura del verde sul balcone
Della casa nuova,
Ma ti manca sempre il tempo
Per acquistare le piante.

È impressionante
L’azione folle
E senza scrupoli
della Provvidenza celeste,

Che ha fatto sposare il bislacco giardiniere mancato
Con la ribelle figlia dei fiori…

Ricordi la piantina di geranio rosa
Che volevi esporre al sole sul balcone?

È sempre lì, che aspetta di comparire,
Nella magica fioriera,
Dove la pioggia trova sempre spazio.

Ma io sono una figlia dei fiori canta-storie e guarda-in-cielo
E scommetto sul giardiniere mancato mani-piccole e testa-di-marmo.

Il geranio arriverà,
In un giovedì santo che ci crediamo insieme,
Magari il prossimo otto dicembre,
…Buffo, sotto la neve!

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Una preghiera impazzita

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Una preghiera impazzita
è aggrappata da giorni
al cancello di casa tua,
e non se ne va.
Alzi la tenda della finestra,
la vedi,
silenziosa,
cerca il tuo sguardo e ti fissa negli occhi,
le porti fuori biscotti e cioccolata calda,
un paio di guanti.

Che c’è tra me e te,
la scala in salita
la porta aperta,
le nocche bianche,
il freddo della cancellata.

La preghiera impazzita
si mangia una lacrima.
E non se ne va.

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