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Sono un fiore bianco.

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Sono un fiore bianco
Bianco dagli anni.

La mia casa era come un cuore dalle porte aperte,
Accogliente.

Non so come va la vita,
So solo che non la posso evitare.

La vita è più forte di me,
Inizia e smette
Quando vuole, quando vuole.

E il vento dondolò il fiore bianco
Così tanto dolcemente
Che il piccolo fiore, nel silenzio
Si addormentò.

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Il perdono della gatta (buona sia la tua notte).

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​Adesso lascio

Che tutte le parole buone vincano 

Sulle ombre cattive della memoria.

Adesso lascio 

Che la vita continui oltre te,

E non ti blocco nei miei pensieri.

Adesso lascio languire

Affamato, ogni dolore, fino a che non muoia.

Adesso lascio gioire la mia anima

Di una ritrovata libertà. 

Adesso vedo il tuo giudizio piccolo ed inutile,

Rispondo alle tue rigidità con la mia soffice tenerezza,

Entrambi nasciamo da un dolore, e vedo in te le conseguenze

Del non conoscere l’Amore. 

Adesso accolgo in me che scelgo di perdonarti

Adesso accolgo in me che posso non pensarti.

Adesso ti saluto,  mi congedo, buona sia la tua notte.

E la gatta amorosa volò via, per mille altre avventure,

Prima di tutto andò a cantare alle nuvole notturne, flessuosa di gratitudine, 

Poi alla luce calda dei suoi amici lupi.

E tu non puoi seguirla.

Anche questo sabato (non ho paura della pace)

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Non ho paura della pace,
in mezzo al pianto spezzato dei bambini morti, 

cerco mani da stringere.
Non ho bisogno di distruggere i colpevoli,

desidero acqua, pane, giustizia,

una carezza, 

senza secondi fini politici.
Una donna abbraccia la sua bambina in mezzo alla polvere

in fondo al mare sono ancora abbracciate,
mentre il mondo riempie i supermercati e le spiagge e le discoteche

anche questo sabato.

Coltivare l’arcobaleno

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Quando sei in una giornata da penombra, e ti senti invisibile, e d’improvviso arriva una gattina, salta sulla scrivania, ti viene davanti e allunga il musino per baciarti, pensi che forse non sei proprio invisibile, forse qualcuno ti pensa, ti vuole e ti ha sempre voluto bene, e cerca in tutti i modi di aiutarti a sbocciare, ma solo una gattina ha ascoltato il suo invito. Il mistero di Dio che si esprime e parla nella natura e nelle creature… L’essere umano ha tanto gelo, tanta rabbia, tanta aggressività, tanta competizione, tanto egoismo e tanta avidità di privilegi nel cuore e non si rende conto di quanto amore siamo circondati, non si rende conto. Si offende se qualcuno gli fa presente che la bistecca è un pezzo di animale ucciso, perché ha bisogno di uccidere e di primeggiare sulla natura, non la vede ancora come una compagna o una sorella, la considera una serva di cui cibarsi. Così impazzisce nei rapporti umani, nei rapporti d’amore, perché quello che conta per l’essere umano è il possesso, è vincere, è sottomettere, alla fine di tutto, non sa ancora rapportarsi ai suoi simili da uguale, da compagno, da fratello, ancora e ancora vuole fare il padrone. 

Quanta violenza in questo mondo che non sa camminare fianco a fianco dei propri simili, delle creature e della natura senza bisogno di dominare e sottomettere. 

In questo giorno di penombra, prego perché l’uomo la smetta, la smetta, una buona volta, di essere violento. Cominciamo dalle cose piccole, dalla coda al semaforo, dalla fila al supermercato, e piano piano ma decisamente, voliamo sempre più in alto. 
A volte, per me questo vuol dire non essere di questo mondo. Prendiamo su di noi indifferenza e invisibilità. Però abbiamo una forza, un dono che ci salva sempre. La libertà di volare via, lontano. Il vento soffia dove vuole, tu non sai dove viene nè dove va… Forse non hai un luogo dove posare il capo, ma intanto, umilmente ma testardamente, canti in un coro dove tutti si conoscono tra di loro e nessuno ti vuole. 

Dentro, coltivi l’arcobaleno.

La parola pace sulle labbra di una donna.

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La parola pace sulle labbra di una donna

ha lo stesso sorriso di tua figlia, l’instabile

silenzio

della preghiera più sensata, più intuitiva,

e non c’entra niente il perdono, quello era già esaudito da prima,

le lacrime per te che tu non chiedi e non saprai,

lo stesso mare dove chi si perde è accolto, è sempre vivo,

sfamato.

La parola pace sulle labbra di una donna

ha inizio in un semplice abbraccio, in un antico racconto,

riposa nel credere nell’invisibile,

come una mamma salvata di meraviglia

che riconosce te, che aspettava te,

che ti chiama per nome

per la prima volta.
  

Voci per la pace.

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È una cosa piccolissima, ma mi fa molto piacere mettere a servizio del Giorno della Memoria le mie poesie. Nel comune di Villar Focchiardo, nell’ambito di una serie di iniziative dedicate al giorno della memoria, il 29 gennaio alle ore 21 reciterò le mie poesie in un recital insieme al gruppo musicale de I Dolmen. Così, tanto per condividere con voi. 

 

Il mio silenzio ti interpella? (Ultime meditazioni sulla pace, sulla guerra). 

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L’inizio di tutte le guerre sono le persone che pretendono Silenzio, ordine, tranquillità.

Rispetto degli spazi, regolarità degli orari,

Sentirsi protetti, sentirsi importanti.
Quando incontri un essere vivente, indifeso di fronte a te,

E spontaneamente fai i calcoli di quanto ti costa in denaro amarlo come si conviene.
È sempre troppo, costa sempre troppo, un essere vivente costa una cifra

Indescrivibile.

Che rabbia che ci sei. Mi costi, mi costi, mi dai fastidio.
L’inizio della guerra è l’esistenza di un debole? 

La fine della guerra è l’eliminazione dell’elemento debole,

Nel ripristino della regolarità? 
Io chiedo, a voi, io ho il cuore che urla,

E non ho nessuno, più nessuno,

Che mi accoglierà.
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Io sono venuto a portare il fuoco su questa terra.

D’ora in poi, il tempo della realtà.
Ti vedo schiacciare la vita dei più piccoli

Sono la testimone invalida e sconfitta,

Perché amo chi aggredisce, gonfio del suo egoismo.
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Il mio amore aveva un giardino,

Con cura lo teneva, con gelosa cura.

Un giorno arrivò un cane, scodinzolava

E il mio amore lo accarezzò, gentile,

Disse: che carino che sei, vieni in braccio.

Lo prese, e lo portò fuori dal giardino, e chiuse bene il cancello,

Era più importante la bellezza del suo giardino,

Dell’amore di un cagnolino.
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Accoglienza è la parola

Da con-fondere con Pace.

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Dimmi cos’è la pace! Pace è tranquillità?

Adesso che l’hai ottenuta, 

Tu sei tranquillo,

Ma qui nevica dolore.
Urlami cos’è la pace! 

Cos’è la pace, 

Un vincitore e uno sconfitto, un compromesso, uno di noi due

Che cerca di dimenticare.
La neve muta del mio dolore copre le crepe subdole del suolo

E ci vorrà del tempo.
Io so cos’è la pace, è straziarmi il cuore,

Portarlo dall’altra parte, per riuscire a sentire misericordia di te,

Braccia aperte, 

arrese 

all’amore che provo per te.

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In una guerra, qualcuno deve rinunciare

Perché torni la pace.
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Ma tu, sei in pace? 

Il mio silenzio ti interpella? 

La pace nasce dal silenzio, o dall’umiliazione,

La pace nasce dalla verità?
Il mio silenzio ti interpella? 

Ma tu, sei in pace?

Un silenzio domato. (Hai presente quando pensi la pace?)

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Hai presente quando pensi la pace?E ti immagini prati verdi e fiorellini, bambini

Che si tengono per mano, cieli azzurri, sorrisi, 

Sollievi, abbracci, riconciliazioni, 

Il Rassicurante Lieto Fine,

Il “ti voglio bene, anch’io”, dei telefilm americani,

La torta di cioccolato in tavola, 

Le armi bruciate, e tutti fratelli e sorelle,

Hai presente quando pensi la pace, 

E credi che la pace sia così.
Non è vero. La pace è un fuoco dentro che dilania,

È accettare una necessaria ingiustizia, 

Quindi è mentire, accettare compromessi che provocano vittime,

La pace che ho sperimentato è il dolore,

È solitudine, cos’è la pace,

È dolore, è solitudine.

È 

un silenzio 

domato.

L’inizio della disillusione.

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Con questa poesia inizio una serie di meditazioni in poesia sul significato della parola pace. Pace in senso planetario, sociale, e pace nel senso intimo, dialogico, di incontro doloroso con l’altro. 
L’inizio della disillusione è un attimo rubato,L’accorgersi di non essere più insieme,

Il distacco, scoprire nell’altro un egoismo,

Una mancanza d’amore che ti strazia.
L’inizio della guerra quotidiana è in questo freddo che deriva

Lentamente, tranquillamente, come niente mai fosse stato,

Un piccolo vivente chiassoso che non chiedeva altro

A noi, che di essere amato.
E nel mio tornare indietro c’è un dolore nero, acuto, 

Solitario, 

Necessario. Ora, se per la pace

È necessario eliminare il ciuffo di rami spogli

Che disordina l’aiuola, 

Se per la pace questo si deve fare, io l’ho fatto,

E pace sia in questo microcosmo familiare,

Ma non in me, 

Non in me,

La pace a volte richiede

Una morte silenziosa, solitaria,

Senza ritorno.