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Sono un fiore bianco.

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Sono un fiore bianco
Bianco dagli anni.

La mia casa era come un cuore dalle porte aperte,
Accogliente.

Non so come va la vita,
So solo che non la posso evitare.

La vita è più forte di me,
Inizia e smette
Quando vuole, quando vuole.

E il vento dondolò il fiore bianco
Così tanto dolcemente
Che il piccolo fiore, nel silenzio
Si addormentò.

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La Natura siamo noi

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La difficoltà di mia figlia di trovare parole per una poesia: 

la natura siamo noi.

Mi guarda, problematica: io la vedo in modo scientifico, 

non in modo poetico, mi confida.

La lascio cercare, in silenzio,

perché trovi in sè 

radici e foglie,

corteccia e rami,

ali di colibrì e orme di lupo sulla neve,

ciglia di cerbiatta e passo di scoiattolo.
Sete per i ghiacciai che si sciolgono e l’acqua che finisce.

Fame, per gli animali uccisi per ingrassare gli umani,

Sonno, per la terra che continua a non dormire,

Parole, musica, suoni, per raccontare 

Qualcosa che nessuno vuole davvero ascoltare.
È tutto così fragile e prezioso,

continuiamo a consumarlo, come fossimo deità onnipotenti,

e siamo solo custodi stolti,

Salvati dall’inguaribile fiducia 

e pazienza

dell’Autore del poema.

Incontro d’inverno.

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Piccolo fratellino, sembravi rantolante, a pancia in su, incastrato in quel tappeto di gomma così scomodo e inadatto per voi creature, davanti al portone di casa.
Ti abbiamo visto tornando da scuola, e Susanna ha cominciato subito a piangere, aveva paura che tu fossi già in paradiso. Ma no, ti muovevi ancora, così ti ho preso e ti ho appoggiato delicatamente in un angolino riparato del cortiletto d’entrata, poi siamo corse a casa a prendere semini, acqua e bricioline di pane, e te le abbiamo portate. È bastato così poco per confortarti, piccolo fratellino piumato! Susanna ed io ti davamo le carezzine con un dito, per quanto eri piccolo, timorose di farti male. Tu assorbivi pappa, calduccio e coccole con la naturalezza semplice di voi creature del Signore, il tuo Grazie è incorporato al tuo esserci.
Non potevamo portarti dentro casa, abbiamo una gatta e non sarebbe stato sicuramente un bell’incontro per te. Per fortuna ti sei ripreso, dopo poco provavi già a svolazzare, chissà cosa ti era successo, perché eri finito incastrato in quello spesso tappeto, se fuggivi da un gatto, da un cane, se sei stato abbandonato, non sembri un passerotto comune, magari sei fuggito da chissà quale gabbia, oppure caduto per errore, comunque grazie di averci incontrato, piccolissima creatura del Signore.
E se il Signore ha tempo e voglia per rendere vivo e meravigliosamente bello un ciuffetto di piume fragile e delicato come te, non si prenderà cura di noi con amore infinito?

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Il freddo inverno.

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L’inverno si era appropriato della città,
ogni albero sembrava una macchia, nell’umidità.

La nebbia nel mare sembrava sparire,
sembrava tramare dei sogni: esaudire.

Solo i passi potevi ascoltare,
se il suono non volevi ammalare.

E rimango ancora stupita,
per te, freddo: figura inorridita.

(Poesia e disegno di Susy, 10 anni)

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