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Come uscire dalla mancanza di musica.

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La musica sfuma come una canzone interrotta dallo squillo 

Di un telefono inopportuno,

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Una voce che dà notizie poco interessanti,

E non la congedi. 

.
Piove,  

Sono le gocce sul vetro della finestra,

A non dare alcun suono.

.
La mancanza di musica non è il silenzio,

È una noiosa, rigida, atea, livida  

serietà. 

.
Non posso ascoltare nemmeno il mio pianto,

Seguo la corrente e aspetto paziente,

nella corsia d’ospedale, 

Di risentire i rumori,

Di ritornare in vita.

.
Qualcuno che mi prende per mano, chitarra in spalla, 

Mi scuote, sorride: esci dal giorno di pioggia,

andiamo a cantare, 

C’è un concerto tra un mese, anzi, domani,

Muoviamoci,  viviamo, che il tempo è così breve,

Presto gli occhi si infossano, troppo presto finisce anche quest’anno, troppo presto viene il tempo 

Dove solo si può ricordare,

Lasciamo una strada di spettacoli luminosi

Dietro di noi, 

Un calore di musica

Nel cuore nostro e del mondo. 

Non mi importa di cosa sarà di noi,

Lasciamo a qualcun altro proteggerci,

Noi corriamo, ecco amore mio,

Come uscire dalla mancanza di musica,

Come uscire dalla mancanza di musica, 

Come uscire dalla mancanza di musica. 

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Allora questo silenzio si impregna di musica.

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E allora questo silenzio si impregna di musica,
e non piango più per le tue spalle voltate,

per la tua indifferenza.
Onde di luce sovrastano una realtà di attesa e fatica,

Piogge di nuvole ammorbidiscono i no, i forse e gli aspetta,
La nostra felicità non è meno reale del tuo egoismo,

(Ma non te ne accorgi, hai le spalle voltate, vedo

La linea della tua scoliosi, 

quanti inchini al nulla, occhiali appannati puliti con banconote eccedenti.)

Mentre il nostro silenzio si impregna di musica,
Le nostre mani si stringono all’Amore.

(Che poi, nulla è nostro, nè mani nè lacrime,

Nè l’amore o la musica, 

nè le parole

nè il silenzio.)

Il concerto.

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Non torno più a casa, e non riparto,
sono persa in mezzo al viaggio,

sono felice di essere persa in mezzo al viaggio,

e toccare la mia nostalgia e la mia paura.
In questo viaggio che non so, adesso io canto.

Ma si può essere felici per il dolore e l’incertezza?
So solo che lo berrò, questo mistero,

fino a quando la vita, che in ogni attimo beve me,

non avrà più sete.

Alla mia voce.

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Ci sei?Resisterai?

Posso fidarmi? 

Non ti sento.

Vado avanti per la gioia che ho

nel donarti,

nello spargerti nell’aria,

nell’armonia che sento in me

e che ho paura di non riuscire

di non riuscire più 

che il filo si rompe,

è questa fragilità

che mi fa umile

e mi avvicina all’altro

è la mia ferita

e la mia salvezza.

Ora che farò

mi sento così piccola

devo solo chiudere gli occhi,

e se manchi,

sorridere.

Oppure cercare vie divertenti

per fare la pace con te

per fidarmi di nuovo,

per ridiventare 

amiche.

Questa fragilità mi salva

Questa fragilità mi salva

Questa fragilità mi salva,

Indifesa,

ti lascio 

andare.

Dalla mia pagina di vegan coach…

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Credo negli esseri umani… –

C’è una canzone in questo periodo che dice: credo negli esseri umani che hanno il coraggio, di essere umani, e poi ancora: l’amore ha vinto, vince e vincerà… La sto ascoltando mentre scrivo questo post, e mi sta ispirando. Sì, mi piace nonostante tutto, continuare a credere negli esseri umani,c’è mi piace credere e sapere, per esperienza vissuta, che l’amore ha vinto, vince e vincerà. La semplicità di un pranzo da portarsi al lavoro, e la gentilezza del ritratto di famiglia disegnato da mia figlia, la dolcezza di una torta al cocco e fragole, la mia micina che vuole le coccole… E poi tanti amici e amiche con i quali sto per iniziare nuove avventure, sia nel lavoro che… sull’arca (questa è dedicata a chi sa!) e poi un weekend che mi sta aspettando, insieme ad amiche ed amici bellissimi. A volte, la vita ti coccola. E, imparando dalla mia micina Hermione, io… mi lascio coccolare!
Ricette:
Torta al cocco e fragole: ho preso spunto da una ricetta trovata su veganblog, ma cambiata 
per renderla più dietetica. È molto semplice, per misurare si usa una tazza e io metto metà farina di farro integrale e metà farina di avena, poi una tazza di farina di cocco, io poi metto mezza tazza scarsa di zucchero di canna e aggiungo succo d’agave a piacere piuttosto, se viene troppo liquida, aggiungo un poco di farina. Lievito bio, latte di mandorle qb per amalgamare il tutto. Metto nella tortiera e aggiungo le fragole. Nel mio forno a 180 cuoce in circa 25 minuti.
Pane nero ai semini fatto da me con Hummus dietetico e insalata valeriana: ho provato a fare il pane con il preparato dell’Ikea, non male, molto morbido. L’hummus dietetico è senza tahin, per il resto la ricetta è quella tradizionale, dando un occhio anche al contenuto di sale. Poi… insalata a volontà! Due fette di pane da 70 grammi in totale. Domani mi porterò al lavoro anche un po’ di frutta da condividere.

Pagina Facebook Mary Angel. Cucina Dietetica Vegana.

  

Il canto di due donne vicine.

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Sono io che mi chino a sorriderti, 

Tu sei appena sveglia,

Tu profumi di vaniglia, di lenzuola rosa, del sonno delle bambine che crescono,

Io di colonia, cipria trasparente e sfumature ametista.

Mia piccola e mia grande, che ascoltiamo insieme una canzone

Che ti commuove, e a me faceva ridere,

Ma tu sai che io rido per non essere fragile.

Vuoi cantarla con me? Posso cantarla con te?

Mentre andiamo a scuola, due voci simili si alzano verso il cielo

Fino a quella scia bianca, che ricopia in alto l’orizzonte,

Fino al sole tiepido, nel cielo azzurro, nascosto dietro il traffico, 

Ma chi può fermare il canto di due donne vicine?

Leggere, fluide, aperte nel futuro,

Intrecciate, ma libere, nell’attimo presente.

Madre, figlia, le nostre anime non hanno nomi, né età,

Il vento soffia dove vuole, figlietta mia, 

Adesso qui, soffia qui,

Nella nostra canzone.

https://m.youtube.com/watch?v=R3Wf53M_YRM



Edit

Gli applausi inopportuni.

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Sono cinque giorni che viviamo in attesa e preparazione della sera. Organizzazione e cena al sacco, è necessario arrivare non dopo le sei per potersi sedere di fronte al palco e aspettare tre ore e mezzo, perché i concerti iniziano alle ventuno e trenta.
E poi Torino. Piazza San Carlo accogliente ed elegante, le vie del centro affollate, i turisti che passano e si fermano, piacevolmente sorpresi. È il Festival dedicato alla musica di Mozart.
E Mozart è uno spiritello insolente e delicatissimo, beffardo e gentile. Ti provoca, ti mette al muro e non ti lascia scampo, ti ipnotizza e fa di te quello che vuole, e tu diventi morbido come una nuvola, e ti lasci sedurre.
In questi tempi dove sembra che non si possa comunicare né informare, né esprimersi “artisticamente” senza essere prepotenti e aggressivi, dove ti insegnano fin da bambini che la persona degna di ammirazione è colui o colei che sa imporsi non importa con quali mezzi, che si fa ricco di denaro e chiude gli occhi con indifferenza di fronte alla sofferenza dei piccoli, che sviluppa una noncuranza ai sentimenti, anzi, agli affetti, per seguire uno stile di vita freddo e privo di amore, che fa soffrire intimamente, che rende le persone depresse croniche, dipendenti da sonniferi e psicofarmaci già in giovanissima età, ma ti viene presentato come l’unico modo possibile di vivere, emozioni e voglie senza profondità né libertà di scelta…

La musica di Mozart ti seduce con la bellezza, con l’armonia. Ti suggerisce che un mondo armonioso, dolce, buono è possibile e soprattutto non è noioso, ma anzi, è infinito, destabilizzante, sorprendente, allegro. La pace è possibile, si basa sull’avere un tenero sguardo misericordioso sulle vicende umane. Si fonda laicamente sul voler essere insieme “tutti contenti”, e spiritualmente sul saper cogliere l’armonia infinita che percorre tutti i nostri attimi presenti, di cui siamo impastati, perché siamo creature fatte e volute per amore.
A volte, la musica di Mozart si vela di purissima malinconica nostalgia. Lui non la esprime con gli eccessi patetici o sconvolgenti della passione romantica, no, lui va all’essenziale, ad un discorso musicale fatto di note isolate, perse nell’atmosfera, talmente pure e scarne, altissime.
Mozart ha ricevuto in dono dal cielo la grazia di saper testimoniare per sempre, che quell’armonia essenziale, malinconica o gioiosa, è possibile.
È possibile! L’ha scritta un uomo, anzi, un giovane uomo dalla vita abbastanza pasticciata, al di là delle troppe leggende. È stato un uomo giovane, laico, semplice, a scrivere queste note che ci parlano di armonia gioiosa o della nostalgia della sua apparente assenza, e allora questo significa che questa armonia di pace è dentro tutti noi.
Io sono certa che Mozart non è quel genio assoluto (e dissoluto) unico e irripetibile, che tanti conoscono dalle leggende sul suo conto. Mozart semplicemente ha usato il suo talento, che era dire al mondo che essere felici è possibile, e la felicità si basa sulla gioia desiderata, voluta e scelta, sulla ricerca anche addolorata e spersa dell’armonia che regola ogni cosa umana, sul perdono benevolo, sulla voglia di giocare come i bambini, sulla pace frutto dello sguardo misericordioso reciproco (penso al finale delle Nozze di Figaro, solo per dare un esempio evidente).
Anch’io posso essere Mozart. Nella mia vita quotidiana. Mi basta non accontentarmi di niente di meno dell’armonia pura e altissima che dona senso e frutto alla vita quotidiana. E se non la riesco a cogliere, se vivo nel dolore e questa ricerca mi è proprio impossibile, almeno sentirne la nostalgia, la sete, ripetermela dentro, continuare a sentire e a credere che non solo esiste, ma è possibile.
Ad ognuno la scelta di scrivere la parola armonia con l’iniziale maiuscola o minuscola.

In piazza San Carlo, durante i concerti e le sinfonie, le persone non esperte dei riti e delle necessità d’ascolto della musica esprimono il loro entusiasmo anche in momenti poco adatti, per esempio con gli applausi tra un movimento e l’altro.
Lo so. La regola vorrebbe (e giustamente) che ci sia silenzio fino alla fine del concerto.
Ma quell’applauso spontaneo a me dice che qualcuno, anzi forse in tanti, in una sera qualsiasi d’estate, grazie all’ennesimo miracolo della musica di Mozart, hanno sentito dentro qualcosa smuoversi. Forse solo l’ammirazione o la commozione.
Io spero e prego che sia la nostalgia.
La nostalgia acuta, purissima e straziante di quell’armonia possibile, che improvvisamente, una sera d’estate qualsiasi, ti seduce, e ti fa mettere in viaggio per cercarla e per farla, tutto il resto della tua vita.

(Wolfgang Amadeus Mozart, concerto per pianoforte e orchestra k488, secondo movimento, adagio)
https://m.youtube.com/watch?v=mf711o8jAQA

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Uno

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Niente mi strapperà dalla bellezza
E la bellezza sei Tu
– e siamo noi, nel vento di temporale di ieri,
le nostre risate ad intrecciarsi e sciogliersi,
purissime.
L’armonia che ragiono come possibilità o sogno
è al contrario,
una Presenza
Viva,
Abisso
di Gioia.
L’attesa,
la musica.

(Wolfgang Amadeus Mozart, Sinfonia n.41 “Jupiter”, secondo movimento)
https://m.youtube.com/watch?v=prJ83R0Ev_8

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Felice

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Felice,
io mi chino su di te,
prendo le tue mani
e tu
sorridi
chiedo come ti chiami
e non lo sai dire,
tutti gli altri me lo dicono in coro.
Io, davanti a te
con i codini, il naso rosso e
la principessa marionetta,
mi contagio
del tuo nome.

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Come guarire dalla stanchezza.

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Lungo il sentiero, la donna volava, e il vento del suo volo teneva alta la testa dei piccoli fiori di prato. Questo il giuramento, questa la magia. Se la donna si fermava a riposare, i fiori di prato perdevano il colore, rinsecchivano, si accasciavano nel verde guardandola con l’immagine dell’ultima speranza ormai inerte nelle pupille, nascoste tra gli stami.
La donna dava il suo volo finché stanca, sbandava, crollava a terra, sbatteva nei rami come schiaffi, sbagliava, si fermava.
Una notte trillante di lucciole estive il suo angelo la fermò, prendendola per mano. Adesso basta affannarsi, riposa, le sussurrò. La donna si guardò intorno, con il cuore pieno di angoscia. Se mi fermo, i fiori di campo moriranno, pianse, e i suoi occhi erano una preghiera nuova, che meravigliata diluiva se stessa nel vuoto infinito dello sguardo dell’angelo.
No, disse semplicemente l’angelo. La vita dei fiori non dipende dal tuo volo. Tu sei libera dai fiori e i fiori sono liberi da te. Ti restituisco la leggerezza dei tuoi gesti, ti riporto il sorriso del tuo sì.
Era vero. Nell’aria privata dal vento del suo volo, i fiori vivevano. Alcuni che dovevano morire, morivano. Alcuni erano già morti, ma il vento del volo della donna li tendeva verso l’alto. Lei aveva sempre pensato di dare loro la vita, invece stava solo sostenendo steli ormai secchi. La donna vide la verità, e ringraziò. I fiori ringraziarono e la donna e i fiori diventarono amici. Lei volava tra loro e loro con lei, ma da quella notte il volo era libero, sereno, fatto di vita e di morte, di movimento armonico, di profumi e danze.
L’angelo si appartò di nuovo, nella casa segreta delle lucciole, e suonava il violino per la donna e i suoi fiori.
Tutto questo è accaduto ieri sera, tutto.
Lacrime, fiori, danze e musica, angelo e donna.

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