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Io vivrò tutti i doni.

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Il vero prepotente 

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Il vero prepotente è la persona ricca di superfluo, che quando incontra il povero che dignitosamente chiede aiuto, invece di condividere il suo,indica generosamente la parrocchia più vicina.

E lui se ne torna nella sua comoda casa, allegro tra i suoi privilegi,

Contento di essere stato buono, nemmeno un dubbio lo sfiora,

Dorme tranquillo la notte, credibile, simpatico.

Io, che credo, so già quanto peserà un giorno, quella condivisione mancata,

Quanto pesante diventerà il suo portafoglio rimasto orgogliosamente pieno.

E la consapevolezza non mi fa più contenta.

  

Piccola attesa del miracolo.

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Sulla fronte rilassata dai pensieri scivola un ciuffo di capelli sfiora le sopracciglia,

sfoglio la pagina del libro, la luce fuori invita la piccola meditazione

come le tue chiare parole semplici arrivano all’essenza della chiamata sempre instabile

come le fusa della mia gatta felice per una carezza e la certezza dei biscotti dentro il solito cassetto,

non altro, non altro, l’arrendermi a ricevere il tuo dono, la mattina presto, senza poter restituire 

non altro, quella che sta con la mano tesa a coppa, lo sguardo sul palmo segnato da mille

pieghe spezzate in attesa

sfoglio la pagina del libro, ricomincio da un timido sorriso, imito la mia gatta

inconsapevole nell’attimo presente, del miracoloso cassetto.

Parola.

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Parola scritta sulla tazza della colazione, sul bordo del piatto vuoto, sulla polvere attaccata alla scopa, sul lenzuolo steso nel freddo, sul raggio di sole spostato e il gatto dorme all’ombra, parola inventata, dislocata,
Parola che si trova dove non dovrebbe essere,
Mi rivela tracce di te,
Un amore che non rimpicciolisce
Si allarga, invece, immenso,
Illumina un volto di bambina,
Sospende tutte le corse e le gare,
Parola scritta nella linea d’orizzonte
Nella sinapsi del cuore che sceglie e che vuole.

E io cammino sulle tue labbra,
e riposo.

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La gatta cercasole #1

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Se una gatta ha freddo, non mette una coperta, ma cerca il sole.
Si stende nel minimo spazio davanti alla finestra come fosse il cuscino più soffice e accogliente del castello, rilassa i muscoli e assottiglia le pupille. Per il piacere fisico del calore sul suo corpo, comincia a fare le fusa in modo sommesso ma sonoro, continuo, per minuti e minuti.
Non le interessa restare vicino a te, sceglie il sole. Lei sa, che tu sei nell’altra stanza, occupata a scrivere, cucinare, parlare al telefono. Ti vuole bene… ma è più importante il calore del sole.
Qualche volta anch’io riesco a scegliere il sole e il suo calore. Al di là dei rumori e delle presenze del mondo, oltre l’amore del quotidiano.
Riesco, ad andare tranquilla e determinata alla sorgente del calore, alla sua luce, senza cercare surrogati.
Semplice. Una coperta scalda, ma non è il sole.

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Imparare l’umiltà.

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Imparare l’umiltà, che non sono io
ad accordare gli strumenti
prima della sinfonia.

Accettare i doni
meditando il senso
della gratuità,
svelando a me stessa
che non sono io
il misterioso
Donatore.

Riconoscere,
Al risveglio di
futili
smanie creative
la saggezza mite
e l’attesa paziente
di una gatta.

Scoprire di amarla,
e ringraziarla
perchè lei è
sempre
più fedele
di me.

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Fino a ritornare svegli.

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Il momento in cui mi ero distratta
Non stavo respirando
Su di te non stavo contando
E sono sola, e la mia anima
Stanca, non vedi, che sembra un piccolo
Volo isterico,
Di un pettirosso striminzito?

Dal finestrino chiuso dell’auto in corsa
Non si sente la voce chiamare aiuto
E non fai mai in tempo a notare
Le tracce
Di sudore e vapore
sui vetri sabbiosi
Delle suppliche dei giorni precedenti.

È l’arrivo del primo tuono: fino all’addensarsi delle nubi,
Fino al fulmine più vicino,
Accade sempre tutto lontano,
Tutto di nascosto.

Ma il nascondersi,
Lo spingersi nel silenzio,
È lei, perfetta letizia, che regna?

Il momento in cui ci siamo distratti,
E abbiamo volato sbattendo disperati, come quel pipistrello entrato in casa nella notte, anni fa,
E sotto i colpi siamo diventati palline di pelo rattrappite dal terrore,
Dallo stupore,

In quel momento, qualcuno,
Invece di buttarci dal balcone,
Ci ha preso in braccio e ci ha cullato, piano,
E ci ha sussurrato canzoni,

Fino a ritornare svegli.

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