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Il canto di due donne vicine.

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Sono io che mi chino a sorriderti, 

Tu sei appena sveglia,

Tu profumi di vaniglia, di lenzuola rosa, del sonno delle bambine che crescono,

Io di colonia, cipria trasparente e sfumature ametista.

Mia piccola e mia grande, che ascoltiamo insieme una canzone

Che ti commuove, e a me faceva ridere,

Ma tu sai che io rido per non essere fragile.

Vuoi cantarla con me? Posso cantarla con te?

Mentre andiamo a scuola, due voci simili si alzano verso il cielo

Fino a quella scia bianca, che ricopia in alto l’orizzonte,

Fino al sole tiepido, nel cielo azzurro, nascosto dietro il traffico, 

Ma chi può fermare il canto di due donne vicine?

Leggere, fluide, aperte nel futuro,

Intrecciate, ma libere, nell’attimo presente.

Madre, figlia, le nostre anime non hanno nomi, né età,

Il vento soffia dove vuole, figlietta mia, 

Adesso qui, soffia qui,

Nella nostra canzone.

https://m.youtube.com/watch?v=R3Wf53M_YRM



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Un attimo d’amore gratuito.

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Piccolo delicato giglio, ieri mattina
Hai seguito i miei passi come il silenzio benedetto
Di un luogo di preghiera, mite,
Rinfrescato dalla pioggia del mattino,
Verde, un rosario sgranato
Dolcemente e tu sai,
Di che ricordo estivo sto parlando.

La sera volevi concludere la tua giornata amandomi ancora,

Ma lacrime sono scese su quel dolce che non ti piaceva,
E non riuscivi a mangiarlo lo stesso, per me.
Se mi avessi detto che non ti piaceva non te l’avrei dato,
Non era un problema per me, eri tu,
Eri tu, che avevi deciso
Di volermi bene.

Figlietta, tu non sai,
A volte l’Amore mi arriva inaspettato,
E l’ho riconosciuto in quelle lacrime amare di sconfitta
Gratuita, non richiesta.

Siamo povere, e non possiamo regalarci il mondo,
Ma il mondo non ci interessa,
Quando io ho in dono queste umili lacrime,
E tu un bel dolce preferito
A sorpresa, già nel frigo.

(È poesia un momento di vita vissuta tra una mamma e la sua bimba? Sì, la poesia raccolta e nascosta nel vivere quotidiano? … Facciamo poesia quando creiamo, più o meno consapevolmente, attimi di silenzioso amore reciproco?)        

https://m.youtube.com/watch?v=zW2_PdTNTNM

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I danni del vento.

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I danni del vento
pretendono le lacrime,
stamattina avevo cominciato a inumidire il viso,
figlietta mia…
ma il vento impetuoso non ha colpa,
perchè io e te ci amiamo.

Gioie e malinconie riempiono i giorni,
e i giorni scorrono come i respiri quando corri,
siamo nate per rinascere dalle risate dei bambini
no, figlietta, l’ombra non conquisterà mai i nostri cuori,
perchè io e te ci amiamo.

Siamo immerse in un Amore che non può asciugarsi,
ed è questo, quello che conta.
Tutte le cose si perdono, finiscono, inaridiscono,
Decadono, scadono, si rompono, invecchiano,
e l’entusiasmo per le cose sempre,
Quasi istantaneo si spegne.

Ma io e te ci amiamo,
dell’amore più puro e tenero del mondo,
tu sei la mia figlietta benedetta
e nessun male, nessun dolore mai al mondo potrà cancellare questo dono,
il dono che tu sei per me.

E mentre ci slanciamo ad amare,
la tempesta di vento diventa una primavera,
le lacrime una rugiada,
e quello Sguardo che ci rende sorelle,
quel miracolo incompreso al mondo,
finalmente,
ci consola.

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A Susanna.

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Mi è giunto in dono, inaspettatamente,
Un petalo di fiore profumato.
È volato dal cielo, planando in una danza
Silenziosa, sul palmo della mia mano.

Non sono pronta, non sono perfetta,
Non so come trattare questo dono.
Temo di stringere troppo, e stropicciarlo,
Oppure troppo poco curarlo,
E scambi la mia debolezza
Per affaticata indifferenza.

Non è così, non è così, pianse l’indegna
Prescelta dal misterioso disegno.
Ti amo fino al sangue, fino al vuoto
Di me, ti amo fino al sorriso, fino al gioco,
Fino a stravolgere la mia più profonda
Disordinata essenza.

Come farò quando sarai grande
E nascerà tra le pieghe dei miei occhi la gioia
Di raccontarti di me?

Dolce petalo di profumato fiore,
Bianco e puro e semplice, così più bello
Tu, che mi conquistasti con uno sguardo velato
E indagatore, tu,
Che porti il nome di un altro sogno
Restato tra le nuvole e mai sceso, che racconta me,
Tu che sei non mia, ma nostra,
E non nostra, ma Sua,
Sei venuta a salvarmi dall’egocentrica trappola
Preparata astutamente dal maligno
Per le orgogliose e stolide pseudo-poetesse,
Solitario piedistallo – preludio di una triste fine da sirene,

Più mi ferisci fino a sanguinare, più mi salvi…

Farmi vuota per te mi libera da me stessa,
E mi predispone al tempo Eterno,
E all’Amore, al quale
Ho consegnato il senso della mia esistenza.

Per te doveva passare la mia strada
Di vocazione, senza
Non avrei mai saputo
Dell’Amore e della Croce.

E ti sento dormire, e mi accorgo,
Di una concreta constatazione mi illumino,
In questo pomeriggio di vigilia:
Non so se di più io cerco di educare te a spiccare il volo
O invece sei tu,
Che stai al gioco, e stai educando me.

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