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Piccole poesie preghiere dedicate alla gratitudine.

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Piccole poesie preghierededicate alla gratitudine.

Adesso

Che dovrei star ferma,

Seria,

Senza respirare,

Sorrido e prendo fiato

Per cantare.

La gratitudine

Comincia prima

Del miracolo.

Puoi confondere il ringraziare

Con l’amore?

Sì, sono sul serio

La stessa 

persona.

Io prego, tu non mi rispondi, e io ti ringrazio?

Sono una folle artista, e tu

Sei fortunato

Che non mi piace restare triste 

Così a lungo.

Però come vuoi tu

In fondo, è bello.

Danzo, a mani tese,

Canto e cerco acqua fresca

Con le labbra.


(Grazie allo studio Ghibli per l’immagine, tratta dal film La città incantata)

La costruttrice di aquiloni.

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Sono una formidabile costruttrice di aquiloni,
ne progetto di continuo,
grandi, piccoli, colorati, di stoffa, di carta,
con i fiocchi sul filo, con le stelle filanti,
aquiloni aquiloni meravigliosi,
che fanno saltare i bambini di gioia e puntare il dito verso il cielo,
che fanno fermare gli adulti mentre litigano,
e che distraggono con la loro bellezza l’umana agitazione del mondo,
così leggeri che si vede attraverso, vedi uno di loro e scorgi il cielo.

Ma restavo qui, seduta
nella penombra dietro il muro,
il mio aquilone in mano.
seduta, in silenzio, contemplavo il mio capolavoro,
sentivo il vento buono sulla faccia,
chiudevo gli occhi,
e stringevo il limite,
e costruivo frontiere,
e mi inventavo divieti,
e mi immaginavo sfortune,
con altri rassegnati disastri.

Ma oggi sono in piedi sulla cima della collina,
il mio aquilone in mano.
E tu sei il vento alle mie spalle,
e tu sei la discesa davanti ai miei occhi,
Tu sei i miei piedi e le mie scarpe, e la mia corsa…

L’esperimento di volo del mio aquilone inizierà tra poco. Mantenendo la calma e con la mia solita finta tranquillità comincerò a correre, stenderò il filo nell’aria, e il vento prenderà possesso del mio aquilone e dei miei capelli, e questo significa quando doni veramente tutto di te, che non è più tuo, quindi anche il mio aquilone, e chiuderò gli occhi, e non mi dispiacerà, e deciderò che è inutile e riduttivo tenere il filo, lo lascerò andare, lo lascerò volare, vedrò il cielo attraverso la carta trasparente del mio aquilone non più mio, ma solo un attimo…

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Felice

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Felice,
io mi chino su di te,
prendo le tue mani
e tu
sorridi
chiedo come ti chiami
e non lo sai dire,
tutti gli altri me lo dicono in coro.
Io, davanti a te
con i codini, il naso rosso e
la principessa marionetta,
mi contagio
del tuo nome.

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Mio Signore, qui e ora ho finito il mio compito…

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Mio Signore, qui e ora
ho finito il mio compito.
Ho dato tutto di me, tu sai
che non mi so risparmiare.
Sono stanca,
febbricitante,
felice,
leggera.
In Te mi sento
libera.
Mio Signore,
ora vado,
dove mi vorrai
io ci sarò.

E parto, capelli al vento, passo danzante, fiore tra le labbra e musica nel cuore…
Non ho niente, non mi avanza niente, lascio tutto a Te, tu sei il mio Re, mio Padre,
conosci bene la tua figlia ribelle, pagliaccia, girovaga e fanfarona,
sorridi amandomi,
Tu sai che mi seduci – e io mi sono lasciata sedurre,
sono la tua serva inutile,
e la tua figlia amata,
così canto leggera e mi abbandono
alla Tua vertigine dolce
Fonte della mia gioia di vivere… E ti amo,
Perchè so che tu
non mi prenderai mai
troppo sul serio!

http://m.youtube.com/watch?v=Cx_4C1cyUZA

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Come guarire dalla stanchezza.

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Lungo il sentiero, la donna volava, e il vento del suo volo teneva alta la testa dei piccoli fiori di prato. Questo il giuramento, questa la magia. Se la donna si fermava a riposare, i fiori di prato perdevano il colore, rinsecchivano, si accasciavano nel verde guardandola con l’immagine dell’ultima speranza ormai inerte nelle pupille, nascoste tra gli stami.
La donna dava il suo volo finché stanca, sbandava, crollava a terra, sbatteva nei rami come schiaffi, sbagliava, si fermava.
Una notte trillante di lucciole estive il suo angelo la fermò, prendendola per mano. Adesso basta affannarsi, riposa, le sussurrò. La donna si guardò intorno, con il cuore pieno di angoscia. Se mi fermo, i fiori di campo moriranno, pianse, e i suoi occhi erano una preghiera nuova, che meravigliata diluiva se stessa nel vuoto infinito dello sguardo dell’angelo.
No, disse semplicemente l’angelo. La vita dei fiori non dipende dal tuo volo. Tu sei libera dai fiori e i fiori sono liberi da te. Ti restituisco la leggerezza dei tuoi gesti, ti riporto il sorriso del tuo sì.
Era vero. Nell’aria privata dal vento del suo volo, i fiori vivevano. Alcuni che dovevano morire, morivano. Alcuni erano già morti, ma il vento del volo della donna li tendeva verso l’alto. Lei aveva sempre pensato di dare loro la vita, invece stava solo sostenendo steli ormai secchi. La donna vide la verità, e ringraziò. I fiori ringraziarono e la donna e i fiori diventarono amici. Lei volava tra loro e loro con lei, ma da quella notte il volo era libero, sereno, fatto di vita e di morte, di movimento armonico, di profumi e danze.
L’angelo si appartò di nuovo, nella casa segreta delle lucciole, e suonava il violino per la donna e i suoi fiori.
Tutto questo è accaduto ieri sera, tutto.
Lacrime, fiori, danze e musica, angelo e donna.

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L’infinitamente lieve.

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Di Claudio Abbado mi hanno sempre colpito i movimenti piccoli, leggerissimi, della bacchetta. L’infinitamente lieve, impercettibile… Che differenza con il viso fermo, autorevole, quasi severo… Nei movimenti delle sue mani la musica prendeva forma con una sobria essenzialità, ma nei movimenti più piccoli c’era una libertà così fine, elegante…

http://m.youtube.com/watch?v=5tcE0hM1Gtc

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Kit di sopravvivenza.

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A volte entrare nella nebbia si fa apposta
per essere più buoni,
lo slancio di fidarsi viene più facile,
e la malinconia è un sentiero di ghiaccio
che copre le pietre ed i rami spezzati,
Ti confonde i passi e ti acceca,
senza farsi scoprire.

Lo so, è chiaro dall’incipit,
è una giornata grigia,
e il cielo è pesante di distrazioni
e la tentazione è sentirsi chiusa in cantina,

la chiave

gettata nel tombino
da quell’uomo vecchio e malvagio
che sogghigna eccitato e affila le unghie
su te e me.

Ma
io ho una calamita e un pezzo di spago nella tasca,
li lego a forma di croce e,

con la lingua tra i denti, sguardo fisso, respiro leggero, e
molta, molta attenzione
mi riprendo la chiave.

Poi rido, accendo la luce, apro la porta.

E volo via dalla finestra.

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La mamma che vola.

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Questo è il ritratto che mi ha fatto mia figlia Susanna, 10 anni tra pochi giorni. Lo ha intitolato: “Mamma che vola”. Mi ha fatto stare in posizione come modella, con le braccia aperte e sporta in avanti, “proprio come se stessi volando, perché stai volando!”.
Ho sempre profondamente creduto nell’empatia e nella capacità straordinaria di intuito dei bambini. In questo attimo presente, io so che non sono mai stata disegnata in un modo più vero di questo, e non sono mai stata compresa, in un modo così profondo. Spero di poter rimanere sempre, anche tra cent’anni, nei suoi ricordi, “la mamma che vola”… Non solo è molto romantico!!! È soprattutto vero. La parte più autentica di me.

Dell’Incapacità di essere infelice. Wolfgang Amadeus Mozart, Teutsche K605.

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Stamattina ho incontrato il mio amico e fratello Mozart in una delle sue più divertenti interpretazioni. È accaduto quasi per caso, ascoltando un brano proposto da un’applicazione dedicata al calendario dell’Avvento, ogni giorno una proposta musicale in tema, ça va sans dire, del Natale che si avvicina. La Teusche K605, meglio conosciuta con il termine inglese, Three German Dances, le Tre Danze Tedesche.
Quando Mozart compone su commissione, o per l’imperatore, come Compositore di corte, oppure per pagare i debiti, per necessità, ha su di me una straordinaria forza emotiva, di partecipazione e commozione. Non so come dire, è come se sentissi nell’andare della sua musica, nonostante l’apparente obbedienza alle regole imposte dal committente o dalla situazione, una potentissima, travolgente forza ribelle, libera e alta sulle cose e le regole del mondo, che non si piega e non si addomestica, nonostante tutto. Ma in Mozart, grande precursore della non violenza e laico profeta della misericordia e della compassione, questa ribellione non avviene in modo pesante, appunto, violento: è una ribellione che non si oppone, bensì usa il linguaggio di chi vorrebbe imprigionarlo dentro limiti e regole definite, per rivoluzionarlo da dentro, e lo fa con una risata semplice, da bambino che si fa coinvolgere dal gioco, che sa già di avere vinto, proprio perché essendo bambino, lui sa ancora giocare, mentre i grandi non sanno più come si fa.
Questa ribellione lieta, leggera, è meravigliosa. La senti, ti provoca nelle note scivolose della Schlittenfahrt (La Corsa delle Slitte), la terza delle tre danze, la più bella, ti fa sorridere nel cuore, ti sveglia l’anima all’ottimismo, alla reale possibilità dell’uomo piccolo e umano di vivere ogni attimo della propria esistenza con quella sacra leggerezza che sconfigge ogni tentazione del male e dell’egoismo, che supera ogni possesso, ogni grigia regola di auto-affermazione ed egocentrismo. Non è la danza sfrenata, non è perdere il senno e slanciarsi un uno stordimento umiliante, no, è una vera e propria, semplice, luminosissima presa di posizione per la felicità. È un’armonia senza ricatti psicologici o morali, nè estremismi di sorta, è una consapevolezza del bene che io posso essere e fare strana, perchè non fa dichiarazioni o prediche, e non detta regole…
…Anche la fede. Anche la fede, vissuta con questa leggerezza, diventa un vivere “alto”, sempre in Cielo, nonostante dolori, delusioni e amarezze.
Sto parlando di incapacità di essere infelice. Capita. Non ci riesco, quando sprofondo sto un po’ a straziarmi, e poi è come una forza misteriosa che mi spinge su, presto, di nuovo a respirare, e volo via, e mi sento rinnovata.
Incapacità di essere infelice. È come se io avessi bisogno di insistere, aggrappata al mantello di un Padre talvolta distratto, finché non ci ascolta, e invece se passa una farfallina colorata divento entusiasta, ringrazio, saltello, danzo… E l’insistenza, la pazienza, la coerenza, la solidità, che sarebbero necessarie a detta di tanti, per riuscire a convincere, ad essere ascoltati… Povera me, svaniscono via come i brillini delle fate dei cartoni animati da bambini…
Padre mio, prendila come un’estrema prova di fede. Talmente sicura del tuo sguardo sulla mia testa riccia e ribelle e svolazzante…
Vi invito all’ascolto di questa semplicissima triade di danze per feste, soprattutto la Schlittenfahrt. Vi invito a mettervi alla prova, a lasciarvi andare non dico alla “felicità nonostante”, basta solo anche immaginare la possibilità di lasciarla entrare nelle nostre vite, e a commentare qui sul blog, dopo l’ascolto.
http://m.youtube.com/watch?v=Y5RcVoqCLls

L’immagine: Un Angelo invita i beati a danzare, nel Giudizio Universale di Beato Angelico.

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