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La tua pretesa.

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Nelle preghiere inesauste di una vita,Nel peregrinare tra strade strette strozzate

Perdendo il fiato, anche senza mai

Senza mai vedere, solo correre e annaspare

Nelle lacrime spesse e dolorose delle mattinate in solitudine,

Nelle lacrime soffocate, non viste, mangiate con i sussurri

Delle periferie delle nostre 

Inesauste preghiere,

In questo silenzio supponente, sfiancante, inutile,

Nella sempre più stanca debolezza, nell’aumentare delle medicine,

Nella ostinata resistenza, nella nostra ingenuità a pensarti buono, 

Nella nostra inettitudine a farci ascoltare, 

Nella sordità della tua indifferenza,

Nella nostra umiliazione, nel nostro dover sempre pagare il conto,

Nell’ipotesi non provata di quella che chiamano la tua misericordia,

Nell’ospedale da campo del mio cuore, dilaniato

Dalle grida altissime di tutti i morenti, i morenti,

I feriti, la mancanza, grigia e ferma d’amore,

Nell’immaginarsi disperato del bambino solo, che qualcuno 

Ci sia, anche non visto, a pensare a te, a non abbandonarti,

Nello smaniare parlando da sola, impazzita a cercare miracoli

Che ormai so dati a caso, senza una vera cura, noi condannati

A restare invisibili, senza amore, perché così ti va,

In tutto questo dolore spalancato,

Comprendo in me:

Sei Tu, 

Sei Tu che hai bisogno

Di essere perdonato da me.

  

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La miopia dei sogni.

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Ricordati di quando andavamo a letto alle due di notte
per combattere insieme
la miopia dei sogni. Mai finora i contorni si sono fatti chiari, 

le braccia si sono tese, le mani hanno toccato,

ghermito la lampada piena d’olio,

non ancora le nostre gambe si sono alzate e hanno camminato

in una strada che era proprio quella, a passo

Ritmato e testardo.

Sì, testardo.

Ieri sera, stasera, oggi forse,

siamo sulla via, siamo in movimento,

evolviamo e risolviamo,

Sarà oggi, forse, certamente.
Cosa pensiamo che sia, la fede? 
La fede del chiederti tre volte: mi ami tu, mi ami?

Mi ami, tu?

La fede del rispondere ti amo.
La condiscendenza discreta che si fa persona

in mezzo a noi, il paio di occhiali

che ci indica i contorni delle stelle,
lampi finalmente duraturi,

giorni di respiro

nelle notti di temporale. Cogli ti prego il per favore silenzioso,

irradiato nel tuono forte sopra la casa.
Pace, pace cerco, (domandiamo?)

pace, un frammento di stella caduto

per specchiarci, 

di sicurezza.
  

Due nuvole.

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Siamo come le nuvole, il cielo è le sue mani,

Ci sbriciola e ci arrotonda, ci disperde e ci concentra, bianche, 

Nere, pesanti di tensione,

Ci scontra e poi ci lascia, ci accarezza, ci accarezza,

Tutti gli attimi noi non siamo più gli stessi,

Tutti i santi attimi noi non siamo più gli stessi, e guai a dire: cerchiamo di riposare,

Siamo nuvole, per noi non vale

Le parole: fermarsi, e riprendere fiato.

No! Via! Il vento!

Nelle sue mani, nelle sue mani, non altrove, non da soli,

Lo abbiamo promesso insieme,

Era l’otto dicembre e lo abbiamo promesso, che eravamo suoi,

Suoi e basta, e veramente mai di nessun altro, nemmeno nostri, l’uno dell’altro,

Solo suoi. 

Amore, aveva nevicato. 

E il cielo era tutto bianco, quel pomeriggio,

Le uniche due nuvole nelle sue mani

Eravamo noi.

  

La gatta cercasole #1

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Se una gatta ha freddo, non mette una coperta, ma cerca il sole.
Si stende nel minimo spazio davanti alla finestra come fosse il cuscino più soffice e accogliente del castello, rilassa i muscoli e assottiglia le pupille. Per il piacere fisico del calore sul suo corpo, comincia a fare le fusa in modo sommesso ma sonoro, continuo, per minuti e minuti.
Non le interessa restare vicino a te, sceglie il sole. Lei sa, che tu sei nell’altra stanza, occupata a scrivere, cucinare, parlare al telefono. Ti vuole bene… ma è più importante il calore del sole.
Qualche volta anch’io riesco a scegliere il sole e il suo calore. Al di là dei rumori e delle presenze del mondo, oltre l’amore del quotidiano.
Riesco, ad andare tranquilla e determinata alla sorgente del calore, alla sua luce, senza cercare surrogati.
Semplice. Una coperta scalda, ma non è il sole.

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Lacrime

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Lacrime di attesa, lacrime di preghiera, lacrime di nostalgia,
lacrime di rabbia, lacrime di allergia, lacrime di paura,
lacrime di tenerezza, lacrime di desiderio,
lacrime di vento, lacrime di una musica ricordata,
lacrime che urlano, lacrime bagnate di rugiada,
lacrime bagnate di fango,
lacrime come le tue e le mie, segrete,
silenziose,
inadeguati sospiri di fronte al tuo infinito,
lacrime essenziali
subito scomparse, lacrime promesse
e mai permesse,
lacrime,
come un fiume sotterraneo rendono fertili le colline,
e fragili,
ma tu non avverti,
lacrime che sei tu,
oggi, non altro
che tutte queste lacrime
sei Tu.

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Un sole giallo, un cuore al centro.

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Chi è quel coraggioso Esperto di misteri
che con amore scommette se stesso nell’impresa
di portare una tenera, funzionante armonia
tra il caos creativo e il quieto ricordare,
tra il lasciarsi andare al vuoto e la solida memoria?
E quale temerario potrebbe mai scoprire
morbide, energiche corrispondenze
tra il dondolio insinuante di una canzone nuova,
e la prudenza, la tradizione?

Un sole giallo, un cuore al centro, vivo, grondante vita,
Accogliente e caldo,

Lo abbiamo cercato e voluto, gli abbiamo fatto spazio insieme,
È Lui
Che eternamente ci fa
uno.

(È il gioco che io e mio marito abbiamo realizzato insieme durante un laboratorio dedicato alla coppia, domenica scorsa. Si trattava di colorare questo tao, all’origine vuoto, senza accordarci a parole, in silenzio, ma lasciandoci trasportare in modo libero e spontaneo. Mi sono lasciata andare ad una canzone che avevo dentro, in un centro modo fiduciosa che quell’incontro ci sarebbe stato. Poi mi sono accorta che lui stava dipingendo il paesaggio dei girasoli che abbiamo contemplato tanto quest’estate, in vacanza tra Marche ed Umbria… Il sole del suo cielo, il centro del mio girovagare sereno e rilassato… È Lui, che in eterno, ci ha fatto uno.)

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Senza orme

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Respiro, mentre l’onda gentile cancella le mie orme.
Ho camminato fino a qui, o no? Ho vissuto? In quest’attimo, sospesa,
Nulla ha valore di me. Mi ricordo? Qualcuno si ricorda?
Non c’è altro che il mio respiro, come un filo si srotola dalla mia
Bocca e dal mio naso, e forma una via
Strana, piena di strappi, esitazioni, inversioni a u, ritorni, partenze,
Mai una pausa.
Questo nulla sono io? E come puoi dire di amarmi, di prenderti cura di me,
Di ricordarti, di ricominciare…
Questo fiato che si stende e si trattiene, ti interessa? Davvero, vuoi vedere come va
A finire?
Qui mi correggi: come va a cominciare. Anzi, a ri-cominciare.
Ascolti persino le mie parole, le parole senza suono della donna che cammina senza orme.
È che la spiaggia che assorbe i miei passi
Sei tu.
E tu sei il cielo di cui è fatto il mio respiro. Tu il ricordo, e la dimenticanza.
Tu l’umiliazione di essere senza orme, tu l’incerto che non mi dice di domani,
Tu il come va a finire, anzi, come va a ricominciare.

Mi acquieto. La domanda più assurda, di fronte a te, è tremando nell’eco del vento:
Cosa sarà di me? Di noi?

Di me? Di noi?

Di me? Di noi?

Di me? Di noi?

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Oggi sono felice e mi sento.

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Oggi sono felice e ringrazio Dio perché di nuovo, per la milionesima volta nella nostra vita, abbiamo sperimentato la dolcezza, la tenerezza, la meraviglia della Provvidenza!!
Lo sapevo, che funziona sempre affidarsi. Ieri mattina, pregavo per una nostra amica, e sapevo dentro di me di quanto avessi bisogno io per prima, di preghiere, per la nostra necessità, allora ho detto al mio cuore: va bene, per noi pensaci Tu.
Fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi fidarmi…
Lo stesso movimento, lo stesso prendere il volo,
è risposta per qualsiasi cosa alla quale ci appassioniamo…
– Ecco che il pensiero quotidiano dentro me si sta trasformando. Le parole trascendono, diventano una specie di musica, e non parlo più a te, a me stessa. Entro in dialogo con Qualcuno dentro di me, fuori di me, che è tutto per me.
Mi piego volentieri, a questa consacrata, creativa leggerezza. Mi inginocchio e chino il capo a terra, fino a scomparire in Te.

La libertà autentica è
morire di passione
per ciò che amiamo
e poi essere duttili,
morbidi e leggeri e
lasciarsi trasportare
oltre
dalla volontà di Dio…
È amore, è Amore.
– …Un po’ come la più laica ma espressiva, piuma di Forrest Gump! (mossa dal caso? Un grazioso caso, oppure è un adagiarsi alla vita, con curiosità, leggerezza e amore… e tanta allegria? Se credi, questo adagiarsi è la vera Letizia, è presenza di Dio.)

Torna oggi, la frase del Vangelo che per me è
la musica della mia vita:
“…il vento soffia dove vuole, tu non sai di dove viene, nè dove va, così è di chiunque è nato dallo Spirito…”

Io lo so, che questa è la vera felicità.

(dedicato a Chiara, con
ri-conoscenza)

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