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La guarigione

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Fino a ritornare svegli.

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Il momento in cui mi ero distratta
Non stavo respirando
Su di te non stavo contando
E sono sola, e la mia anima
Stanca, non vedi, che sembra un piccolo
Volo isterico,
Di un pettirosso striminzito?

Dal finestrino chiuso dell’auto in corsa
Non si sente la voce chiamare aiuto
E non fai mai in tempo a notare
Le tracce
Di sudore e vapore
sui vetri sabbiosi
Delle suppliche dei giorni precedenti.

È l’arrivo del primo tuono: fino all’addensarsi delle nubi,
Fino al fulmine più vicino,
Accade sempre tutto lontano,
Tutto di nascosto.

Ma il nascondersi,
Lo spingersi nel silenzio,
È lei, perfetta letizia, che regna?

Il momento in cui ci siamo distratti,
E abbiamo volato sbattendo disperati, come quel pipistrello entrato in casa nella notte, anni fa,
E sotto i colpi siamo diventati palline di pelo rattrappite dal terrore,
Dallo stupore,

In quel momento, qualcuno,
Invece di buttarci dal balcone,
Ci ha preso in braccio e ci ha cullato, piano,
E ci ha sussurrato canzoni,

Fino a ritornare svegli.

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Una preghiera impazzita

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Una preghiera impazzita
è aggrappata da giorni
al cancello di casa tua,
e non se ne va.
Alzi la tenda della finestra,
la vedi,
silenziosa,
cerca il tuo sguardo e ti fissa negli occhi,
le porti fuori biscotti e cioccolata calda,
un paio di guanti.

Che c’è tra me e te,
la scala in salita
la porta aperta,
le nocche bianche,
il freddo della cancellata.

La preghiera impazzita
si mangia una lacrima.
E non se ne va.

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