Archivi tag: armonia

Gli applausi inopportuni.

Standard

Sono cinque giorni che viviamo in attesa e preparazione della sera. Organizzazione e cena al sacco, è necessario arrivare non dopo le sei per potersi sedere di fronte al palco e aspettare tre ore e mezzo, perché i concerti iniziano alle ventuno e trenta.
E poi Torino. Piazza San Carlo accogliente ed elegante, le vie del centro affollate, i turisti che passano e si fermano, piacevolmente sorpresi. È il Festival dedicato alla musica di Mozart.
E Mozart è uno spiritello insolente e delicatissimo, beffardo e gentile. Ti provoca, ti mette al muro e non ti lascia scampo, ti ipnotizza e fa di te quello che vuole, e tu diventi morbido come una nuvola, e ti lasci sedurre.
In questi tempi dove sembra che non si possa comunicare né informare, né esprimersi “artisticamente” senza essere prepotenti e aggressivi, dove ti insegnano fin da bambini che la persona degna di ammirazione è colui o colei che sa imporsi non importa con quali mezzi, che si fa ricco di denaro e chiude gli occhi con indifferenza di fronte alla sofferenza dei piccoli, che sviluppa una noncuranza ai sentimenti, anzi, agli affetti, per seguire uno stile di vita freddo e privo di amore, che fa soffrire intimamente, che rende le persone depresse croniche, dipendenti da sonniferi e psicofarmaci già in giovanissima età, ma ti viene presentato come l’unico modo possibile di vivere, emozioni e voglie senza profondità né libertà di scelta…

La musica di Mozart ti seduce con la bellezza, con l’armonia. Ti suggerisce che un mondo armonioso, dolce, buono è possibile e soprattutto non è noioso, ma anzi, è infinito, destabilizzante, sorprendente, allegro. La pace è possibile, si basa sull’avere un tenero sguardo misericordioso sulle vicende umane. Si fonda laicamente sul voler essere insieme “tutti contenti”, e spiritualmente sul saper cogliere l’armonia infinita che percorre tutti i nostri attimi presenti, di cui siamo impastati, perché siamo creature fatte e volute per amore.
A volte, la musica di Mozart si vela di purissima malinconica nostalgia. Lui non la esprime con gli eccessi patetici o sconvolgenti della passione romantica, no, lui va all’essenziale, ad un discorso musicale fatto di note isolate, perse nell’atmosfera, talmente pure e scarne, altissime.
Mozart ha ricevuto in dono dal cielo la grazia di saper testimoniare per sempre, che quell’armonia essenziale, malinconica o gioiosa, è possibile.
È possibile! L’ha scritta un uomo, anzi, un giovane uomo dalla vita abbastanza pasticciata, al di là delle troppe leggende. È stato un uomo giovane, laico, semplice, a scrivere queste note che ci parlano di armonia gioiosa o della nostalgia della sua apparente assenza, e allora questo significa che questa armonia di pace è dentro tutti noi.
Io sono certa che Mozart non è quel genio assoluto (e dissoluto) unico e irripetibile, che tanti conoscono dalle leggende sul suo conto. Mozart semplicemente ha usato il suo talento, che era dire al mondo che essere felici è possibile, e la felicità si basa sulla gioia desiderata, voluta e scelta, sulla ricerca anche addolorata e spersa dell’armonia che regola ogni cosa umana, sul perdono benevolo, sulla voglia di giocare come i bambini, sulla pace frutto dello sguardo misericordioso reciproco (penso al finale delle Nozze di Figaro, solo per dare un esempio evidente).
Anch’io posso essere Mozart. Nella mia vita quotidiana. Mi basta non accontentarmi di niente di meno dell’armonia pura e altissima che dona senso e frutto alla vita quotidiana. E se non la riesco a cogliere, se vivo nel dolore e questa ricerca mi è proprio impossibile, almeno sentirne la nostalgia, la sete, ripetermela dentro, continuare a sentire e a credere che non solo esiste, ma è possibile.
Ad ognuno la scelta di scrivere la parola armonia con l’iniziale maiuscola o minuscola.

In piazza San Carlo, durante i concerti e le sinfonie, le persone non esperte dei riti e delle necessità d’ascolto della musica esprimono il loro entusiasmo anche in momenti poco adatti, per esempio con gli applausi tra un movimento e l’altro.
Lo so. La regola vorrebbe (e giustamente) che ci sia silenzio fino alla fine del concerto.
Ma quell’applauso spontaneo a me dice che qualcuno, anzi forse in tanti, in una sera qualsiasi d’estate, grazie all’ennesimo miracolo della musica di Mozart, hanno sentito dentro qualcosa smuoversi. Forse solo l’ammirazione o la commozione.
Io spero e prego che sia la nostalgia.
La nostalgia acuta, purissima e straziante di quell’armonia possibile, che improvvisamente, una sera d’estate qualsiasi, ti seduce, e ti fa mettere in viaggio per cercarla e per farla, tutto il resto della tua vita.

(Wolfgang Amadeus Mozart, concerto per pianoforte e orchestra k488, secondo movimento, adagio)
https://m.youtube.com/watch?v=mf711o8jAQA

20140723-113035-41435506.jpg

Le voci ad ora tarda.

Immagine

È come respira un bosco,
silenzioso e segreto.
Traspare
il velo della luna.

20140220-173130.jpg

Attimi Presenti (Sonata per pianoforte n. 32 op. 111 in do minore di Ludwig van Beethoven)

Standard
Attimi Presenti (Sonata per pianoforte n. 32 op. 111 in do minore di Ludwig van Beethoven)

Mentre Susanna fa i compiti di matematica, io ho ho appena riaccompagnato il mio allievo, e mi preparo a trascorrere una mezz’ora di relax, prima di cominciare a preparare la cena… Mi siedo, preparo il materiale che sto studiando in questi giorni, ma mi prende la febbre della musica, e devo per forza fermarmi ed ascoltare “qualcosa”. “Qualcosa” (un je ne sais quoi) che mi parli del tempo che vivo e nello stesso tempo del tempo che sto cercando, una traccia che mi faccia camminare sul confine passato-futuro, quindi eternamente presente, il postino che suona il campanello e mi porta notizie nuove destabilizzanti… E io con la bocca aperta che non so se mi ricorderò subito di ringraziare…
Ok, nessuno suona il campanello, allora musica.
Scelgo il secondo movimento della sonata n.32 in do minore opera 111 per pianoforte di Ludwig van Beethoven, quello che si chiama “Arietta. Adagio molto semplice e cantabile”.
Questa sonata contiene al suo interno una gemma, un tesoro. Siamo verso i 6 minuti e 20 secondi, più o meno, ma se volete ascoltare non saltate fino a lì, subito. Fatevi coinvolgere dalla pazienza e ascoltate dall’inizio: la sorpresa sarà ancora più emozionante.
L’inizio è stentato, arduo. Non so dove avevo letto che Beethoven incarna la fatica della creazione artistica. Gira, rigira sulle note, come a cercare palesemente una via d’ispirazione, una certezza che lo porti avanti. Cerca, cerca. Cambia un po’, ritorna. Sembra abbia incontrato le note giuste, necessarie, poi non è così, e cerca ancora. È straordinario come la sua ricerca avvenga all’ascolto di tutti, dai suoi contemporanei e per sempre noi tutti testimoni del suo ostinato cercare. È che lui lo vuole dichiarare, lo vuole rivelare, che è faticoso il viaggio. È scontroso, diretto, nel suo svelarsi. È il contrario di Mozart, che aveva l’armonia come talento di nascita, l’aveva dentro e la sapeva riconoscere, e aveva le musiche nella sua testa, ne aveva talmente tante, e talmente chiare e luminose, che la vita concreta, poi, così radicalmente opposta all’armonia che inseguiva dentro, a volte era così complicata…
Ma sto divagando. Ancora una cosa, però. Mi sembra quasi che se paragoniamo Mozart e Beethoven agli apostoli di Gesù, se Mozart è Giovanni, Beethoven è sicuramente Pietro.
Ecco il tesoro nascosto. Dicevo, più o meno al 6 minuto e 20 secondi, più o meno, la musica si trasforma in modo radicale, assolutamente sorprendente, assolutamente DE-STABILIZZANTE. Ascoltate. Inizia un vero e proprio swing modernissimo, sembra di essere catapultati improvvisamente in là nel tempo, XX secolo, anni 50, ma la sorpresa ti slancia, gli ieri e gli oggi non valgono più, la confusione e la bellezza sono al punto massimo…
E sono piena di gratitudine.
De-stabilizzando le mie certezze storiche-spazio-temporali, Beethoven mi sprofonda a vivere l’Attimo Presente.
Quasi 18 minuti di meditazione profonda, di preghiera… Attimi presenti che si fondono in mille e mille attimi presenti della storia, e mi sento piccola piccola, e nello stesso tempo protetta, voluta, amata.
Mi viene in mente la parola Misericordia. La Misericordia divina, che mi raccoglie, piccola e fanfarona come sono, e mi regala tutti questi attimi, e tutti gli attimi futuri e passati, e l’armonia, e la musica, e…
E il sorriso di Susanna che mi chiede di guardarle i compiti di matematica. Ecco il mio prossimo, felice, Attimo Presente.