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Aspetta, rimani, ricorda.

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Aspetta, rimani, ricorda.😻❤🌈
Come quella sera che abbiamo aspettato senza parlare
In quella piccola chiesa così silenziosa
Così pieni di paura
Perché non volevamo che finisse,
Noi
Stavamo scegliendo
Noi.
Era necessario che qualcuno ci dicesse la verità, caro Leone,
Noi siamo amati
E siamo nati per essere sposi
La nostra vocazione è
Essere sposi.
Troppe parole.
Adesso facciamo musica.🎶

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Le pulizie di Novembre.

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Quando si fanno le pulizie, si aprono le finestre
si spalancano gli armadi, si svuotano i cassetti
e le librerie.
Si lava, in ogni più piccolo angolo, l’aria comincia a profumarsi,
incede, lieta, la leggerezza del pulito.
Tutto è rinnovato,
negli armadi, nelle librerie, nei cassetti, ripongo
ogni cosa con cura, cercando un nuovo ordine,
un’armonia serena,
destinando ciò che è vecchio o ormai inutile a sparire.

Così in me, ora fatico nel scrostare via la polvere di anni grigi.
Ma le finestre sono aperte,
l’aria nuova di un’alba senza polveri sottili entra,
è iniziato il nuovo cammino,
nuovi libri nella libreria, nuovi colori nell’armadio,
nuove parole, una musica mai sentita prima,
eppure così nostra, così adatta.

È così fragile e solido,
Così assetato,
L’amore che ti ha trovato.

Tu, che aspetti un segno.

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Tu che ti risparmi,

Mentre io mi spendo,

Tu che ti trattieni

Mentre io dilago,

Tu che eviti,

Mentre io vado a sbattere,

Tu che digiuni, 

Mentre io desidero, 

Tu che rinunci,

Mentre io spero.

Tu che guardi il muro,

Mentre io lo smonto,

Tu che copi le parole, 

Mentre io parlo per prima, 

Tu che hai il cuore muto e sordo

Mentre io fingo silenzio,

Tu che aspetti un segno,

Mentre io e tua figlia siamo, 

Il tuo 

segno.

(Siamo) Il tuo vestito rosso. 

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​Per quanto riusciamo a distrarci, 

Ti incontriamo, e non hai fretta,

Se rispondiamo di sì e poi scende la neve,

Tu sorridi, aspetti la primavera,  e ci inviti

Di nuovo. 
Il mistero è che non abbiamo lo stesso modo di sognare

La vita,

Tu induci alle nostre menti 

Alterate dall’amore, 

sogni diversi.

Ma come parti di un vestito rosso strappato e giocato ai dadi

Che non aveva cuciture

I nostri sogni intessono amore

Soltanto insieme.
Noi possiamo diventare l’abito ricucito,

Ti fidi di noi

Fino a queste dolcezze.
Ago e filo, ago e filo, venite sempre,

Abbracci, baci, amore, discussioni, scelte, risate, pianti, 

lotta, sangue,  lacrime, gioia infinita,  santa stanchezza,

Serenità infinita,

quando manca il respiro, 

Quando esploriamo l’universo cantando,

ago e filo, venite sempre

A fare di noi 

Il rosso

Suo vestito.

Il terzo.

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Ti prego, sii tu l’ancora dei nostri passi,la lampada, i sassolini sul sentiero, la spinta dietro le spalle, 

la mano che prende le nostre, il ponte che non c’era,

il ponte e l’abisso, sii tu 

vuoto e salvezza,
E noi, noi,

non prendiamoci le mani tra di noi, non fidiamoci di noi,

non affidiamoci solo a noi, non pensiamo che noi siamo

l’uno la salvezza dell’altro, perché non è vero,

se lo facciamo ci perdiamo,

se manca tra noi il terzo, noi

non siamo mai esistiti.

Il prossimo fiammifero.

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Con arte sottile lasci cadere il fiammifero acceso, in modo che nessuno se ne accorga,Al centro del bosco.

Poi camminando svelto, sai trovare le scorciatoie per raggiungere a passo veloce

La cima della collina.

Di là, guardi l’incendio divampare, gli alberi incenerirsi, gli animali soffocare, con alte grida di terrore 

Morire

E una lacrima ti sfiora la guancia 

Al sicuro, sulla cima della collina.

I soccorritori non arrivano, il fuoco è divampato

Rimasto nel buio e nell’ombra ha distrutto, ha ucciso.

Ma anche se arrivassero i vigili del fuoco, non riuscirebbero a scoprire

Che sei stato tu, il distruttore di vita.

Direbbero: autocombustione, è la siccità 

Di questi giorni.

E direbbero: guarda quel signore in cima alla collina, come piange,

Si vede che amava il bosco.
Ora io ti dico che il tuo gioco verrà scoperto,

Perché il prossimo bosco che distruggerai comincerà ad urlare il tuo nome,

Tutti i rami di tutti gli alberi anneriti dal fumo, tutte le alte grida degli animali feriti

Urleranno: è lui! È stato lui!

Verrà ritrovato il fiammifero, risaliranno alle impronte delle tue scarpe,
Allora tu dirai, piangendo: mi dispiace, sono un povero peccatore.
Ti lasceranno andare per pietà, e tu andrai a casa pensando da domani sarà diverso

Mentre le tue dita giocherellano nascoste nella tasca 

con il prossimo fiammifero.

  

La fragilità dell’altro.

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So che la cosa migliore sarebbe appoggiare i miei capelli biondi su un cuscino di velluto azzurro,

e piangere, non in silenzio,

fino a vedersi aprire le finestre sulla giornata di sole e sugli alberi macchiati d’autunno

e rialzarmi.

Ma questo non varrebbe la pena,

se non sapessi che trovi un posto adatto per piangere anche tu.

Magari sul tavolo dove ti addormenti la sera, per lasciare più posto nel divano a tua figlia,

o meglio, nella trasparenza del tuo caffè la mattina,

quando hai compagno solo il tuo intimo silenzio, e sei tutto con te.
Vorrei risolvere questo momento, dicendo al tempo: vai pure, so cosa fare, e invece

devo lasciargli lo scettro,

sono orgogliosa però che non abbiamo lasciato cadere la notte,

queste sono solo le ferite dopo il precipizio, ma siamo già risaliti.

Ma siamo già risaliti.
Mio sposo, l’amore è amare seppure intrisi 

della fragilità dell’altro, non tanto della propria,

anche la tua e la mia insieme, 

diventano una.
 

La miopia dei sogni.

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Ricordati di quando andavamo a letto alle due di notte
per combattere insieme
la miopia dei sogni. Mai finora i contorni si sono fatti chiari, 

le braccia si sono tese, le mani hanno toccato,

ghermito la lampada piena d’olio,

non ancora le nostre gambe si sono alzate e hanno camminato

in una strada che era proprio quella, a passo

Ritmato e testardo.

Sì, testardo.

Ieri sera, stasera, oggi forse,

siamo sulla via, siamo in movimento,

evolviamo e risolviamo,

Sarà oggi, forse, certamente.
Cosa pensiamo che sia, la fede? 
La fede del chiederti tre volte: mi ami tu, mi ami?

Mi ami, tu?

La fede del rispondere ti amo.
La condiscendenza discreta che si fa persona

in mezzo a noi, il paio di occhiali

che ci indica i contorni delle stelle,
lampi finalmente duraturi,

giorni di respiro

nelle notti di temporale. Cogli ti prego il per favore silenzioso,

irradiato nel tuono forte sopra la casa.
Pace, pace cerco, (domandiamo?)

pace, un frammento di stella caduto

per specchiarci, 

di sicurezza.