Archivi categoria: Speranza

La mia unica luce.

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La strada è un mistero

Solo tu sei luce.

La gatta umile e saggia

Segue il canto e la promessa,

la voce compromettente,

Allarga le pupille,

Si distende nella vita

Che accende luci e invita a non fermarsi

Nell’ombra.

.

La gatta ama il sole

Resta silenziosa e tranquilla al suo tepore,

Non insegue la vita,

.

Lascia

Che il sole

La trasformi,

Questo è

Il tempo.

.

Così forse sto per salutare e partire,

Così forse sto per crescere di nuovo,

Così forse sto per esplorare

.

La strada che è un mistero

Dove tu sei

La mia unica, unIca,

Luce.

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Faccio un nuovo sentiero.

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Guardo davanti a me e vedo pietra grigia, Alzo lo sguardo e vedo la cima della montagna.
Solo qualche passo indietro, per riconoscere

Chi mi sbarra il passaggio.
So che posso scegliere: buttarmi contro i massi urlando,

Cercare di arrampicarmi, ma sono scalza, le mie mani

Da tempo sono ferite,

Inutile ammalarmi con la stolta rabbia, non sono una violenta:

Ai muri che s’alzano, io oppongo sempre 

una resistenza creativa.
Scivolo, sfuggo, svolto di lato, scompaio, corro,

Mi metto a cantare e sorrido,

Non sarà la montagna a fermarmi.
Anzi, lei resta là, immobile, dura,

E io danzo e canto serena,

Faccio un nuovo sentiero.

Due macchie rosse.

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Due rose rosse nella pioggia,Buttate per terra, vicino all’asfalto scavato

E al fango 

Di un mattino di ottobre.
Due rose abbandonate,

Troppo intrise d’acqua per poterle raccogliere.
Le ho tenute in mano un momento, senza aprire l’ombrello

E le ho appoggiate al muro, 

Salutandole.
Non so se era un segno, una firma,

La mia preghiera esaudita.

Può anche darsi siano semplicemente una tenerezza gratuita,

Una carezza, una voce che dice: aspetta ancora con pazienza,

Non certo un caso.
Se anche le due rose fossero state sbattute a terra, rifiuto di un amore

Finito,

Poi hanno sopportato umilmente, pioggia e freddo,

Per augurare a tutti quelli che oggi le hanno viste

Macchie rosse di speranza.

Neon

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Sei come la luce che sfiora la tenda della mia finestra, stanotte. Non viene dalla luna, ma dall’insegna del supermercato perennemente accesa, sotto casa. Sei così, rassicurante, ma per finta, basterebbe un black out per eliminarti. Eppure, temo il buio.

Se mi alzo velocemente, scuoto la testa e sento i miei capelli svolazzarmi intorno al viso e al collo. Ora, se chiudo la saracinesca, la tua luce al neon non mi colpirà più, e io sarò al buio ma sarò pura, sarò salva. Potrei anche chiudere gli occhi e pretendere di dimenticare che stai continuando ad illuminare la mia stanza.

Potrei, ma non voglio fare finta. Tu ci sei, sei il dolore, la finzione, la spesa, il richiamo del vuoto da riempire di cose. Devo fare i conti con te.

Finisco l’ultima valigia mettendo dentro due soprammobili di poco valore, potrebbero essere dei ricordi, sostengo a me stessa, cercando di convincermi. 

Domani parto. Vado via da questa casa. Non vedrò più questa luce, e questi soprammobili non mi servono. Li lascio sul comodino, li butto nel cestino. 

A che età si riesce a dire addio all’alone ceruleo di un padre addestrato dalla vita a procurare dolore? Adesso. 

Avrò il coraggio di amare e di allargare il mio amore. Avrò l’eleganza di non essere possessiva, gelosa, delusa prima di salutare, sconfitta prima di iniziare a correre. 

Illuminerai ancora questa stanza, quando io sarò partita? Forse ero solo io a vedere questa luce come fossi tu. Il prossimo inquilino abbasserà la saracinesca e penserà di non aver previsto che la luce dell’insegna del supermercato disturbasse così tanto l’oscurità notturna.

Non sarai più così importante. 
(L’amore nonostante mi servirà ad amare, riuscirò a trovare ricordi buoni, il perdono mi darà il coraggio di chiudere usata porta definitivamente, domattina.) 

L’occasione di amare.

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Sono la creatura che compare all’improvviso, dietro un cancello, malandata, bisognosa, e ti guarda.

Non miagolo, non chiedo, solamente ti guardo. 

Lascio il mio destino al tuo intuito? No, io in qualche modo me la caverò, sai.

È che ti stavo regalando un’occasione esclusiva 

di amare.

  

Falso muro.

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Proseguendo alla cieca, ci spostiamo veloce a seconda del vento, forse evadendo la domanda essenziale – forse temendola.

È possibile che abbiamo vissuto millenni in un bosco illuminato da cespugli di fragole

cercando mele dai castagni seri e pazienti,

aspettando che l’uva piovesse dalla cima delle silenziose betulle,

lamentandoci dell’avarizia del bosco, l’avarizia.
Siamo noi che feriti, spaventati, malati vediamo nebbia,

e intanto il vento ha soffiato forte sopra un fiore, 

si è aperto 

e contiene il mare. 

 

La scelta della felicità.

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Io non so se sarà l’incontro, se arriverà,

se deve arrivare, se voglio solo io che arrivi,

se è un sogno o un mito, se è un alibi,

un pugno nelle ore della vita,

lente ad aspettare,allora tanto vale amare.

Amare chi non è amato, chi non è scelto,

chi non può parlare, chi è meno del meno (neppure umano)

chi mi porta difficoltà, chi mi mette pensieri, tensioni,

chi non ha colpa dei miei pensieri e delle mie tensioni.

Più piccolo del piccolo in questo mondo di grandi lottatori.

Perché scelgo di sbaragliare un equilibrio, provare ancora una volta,

magari fallire ancora una volta, oppure farcela, ma faticare,

la mia energia non dovrebbe essere disposta in modo più ordinato, razionale?

Oh, in mille cose della mia vita avrei potuto essere più ordinata e razionale,

ma ho sempre scelto di essere felice.

Attraverso i flutti del dolore sulla barchetta di carta 

Cantando.

Non tutti comprendono la scelta

Della felicità.
Tutto questo ha un senso oppure non ce l’ha.
Ed è così, l’Amore.

(Immagine presa da internet)

  

La miopia dei sogni.

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Ricordati di quando andavamo a letto alle due di notte
per combattere insieme
la miopia dei sogni. Mai finora i contorni si sono fatti chiari, 

le braccia si sono tese, le mani hanno toccato,

ghermito la lampada piena d’olio,

non ancora le nostre gambe si sono alzate e hanno camminato

in una strada che era proprio quella, a passo

Ritmato e testardo.

Sì, testardo.

Ieri sera, stasera, oggi forse,

siamo sulla via, siamo in movimento,

evolviamo e risolviamo,

Sarà oggi, forse, certamente.
Cosa pensiamo che sia, la fede? 
La fede del chiederti tre volte: mi ami tu, mi ami?

Mi ami, tu?

La fede del rispondere ti amo.
La condiscendenza discreta che si fa persona

in mezzo a noi, il paio di occhiali

che ci indica i contorni delle stelle,
lampi finalmente duraturi,

giorni di respiro

nelle notti di temporale. Cogli ti prego il per favore silenzioso,

irradiato nel tuono forte sopra la casa.
Pace, pace cerco, (domandiamo?)

pace, un frammento di stella caduto

per specchiarci, 

di sicurezza.
  

Danza di maggio.

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È ora che i miei semi fioriscano

il mio campo non può restare in eterno solo verde,

ecco i colori dei frutti.

Ho sentito la mia stessa voce

e non era la mia,

dipingere confini nuovi,

morbidi, come mari colorati.

Sono nuove le canzoni che sbocciano sugli alberi del mio giardino,

nuovo il mio sguardo su di me.

Auguri come pioggia,

sogni che non finiscono,

sogni che riscaldano,

la malinconia e la mancanza, io le ho sempre trattate

come vespe inferocite da bruciare,

ed erano semi di saggezza 

danzanti nel mio vento.

  

3 Haiku dedicati ai modi per svegliarsi al mattino.

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VOLENTIERI.

Volentieri, il pettirosso

sorride,

di nascosto dagli uomini,

occupati in inutili

competizioni.

HAI SORRISO TANTO.

Eppure io vedo

nella nebbia diradata del cuore,

il tuo sorriso.

Tu

hai sorriso tanto

come i bambini

che benedicevi.

DUE MODI PER SVEGLIARSI AL MATTINO.

Svegliarsi insonni,

pugni stretti per prevaricare,

e sentirsi vivi così.

Svegliarsi affettuosi

e sorridere al tuo mio volto allo specchio

niente pugni stretti, per noi,

siamo il vento attraverso.