Archivi categoria: Ottimismo

Rosa canina asissiensis 

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Il tuffo in te

Mi salva,

e ti crea, gentile.

Tace il rumore del mondo

Emerge una musica,

La invito a restare.

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Due macchie rosse.

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Due rose rosse nella pioggia,Buttate per terra, vicino all’asfalto scavato

E al fango 

Di un mattino di ottobre.
Due rose abbandonate,

Troppo intrise d’acqua per poterle raccogliere.
Le ho tenute in mano un momento, senza aprire l’ombrello

E le ho appoggiate al muro, 

Salutandole.
Non so se era un segno, una firma,

La mia preghiera esaudita.

Può anche darsi siano semplicemente una tenerezza gratuita,

Una carezza, una voce che dice: aspetta ancora con pazienza,

Non certo un caso.
Se anche le due rose fossero state sbattute a terra, rifiuto di un amore

Finito,

Poi hanno sopportato umilmente, pioggia e freddo,

Per augurare a tutti quelli che oggi le hanno viste

Macchie rosse di speranza.

Non era quello che volevo dire.

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Nel correre questi anni

Qualche volta ti guardo allo specchio

Vorrei prendermi cura di te.

Vorrei vederti sotto le luci, splendente,

Come meriteresti, 

I capelli che volano, la pelle trasparente, gli occhi che si illuminano

E si chiudono umili nel canto.

So che hai paura che il teatro chiuda il portone prima del tuo arrivo,

Oppure temi di arrivare stanca e trafelata, all’ultimo momento,

Salire sul palcoscenico e tutti delusi e indifferenti,

Perché sei stanca, non hai fatto in tempo a truccarti, 

Le ferite della vita e i suoi brividi felici comunque ora incidono,

Non poco, disegnano.

E lo so che vorresti una voce amante che ti rassicuri: sei bellissima,

Ogni respiro di oggi è vita vissuta, vita che ti rende speciale, vita,

Vita e amore, tanto, tanto,

Da morirci intanto che corri

E non sai se arrivi in tempo,

A cantare a teatro.

(Messaggio strano del t9, invece di stanca, mi ha scritto: santa. Io l’ho corretto, non era quello

Che volevo dire, ma

La strada è stata scelta da tempo, 

Ed è tempo di ricordare i girasoli, di illuminare quello che è stato, ciò che hai visto e seminato, e i frutti che hai colto, e i sorrisi e le vittorie, e gli scarti, e le provvidenze, è quello che sarà, 

Perché ne hai ancora da correre, 

Amica mia.)

  

Due poesie d’amore.

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Poesia del mattino

Ecco, finiscono sfumando le voci
e restiamo noi due
ho una sorpresa per te, improvvisata e fatta a mano,
siamo una piccola festa che inizia
il suono del campanello, il primo ospite che arriva,
l’inizio del concerto,
prima dell’accordo iniziale, quando ancora tutti sussurrano
sull’entrata del primo violino.

Poesia della notte

Raccontami di te e di me, di noi con i capelli nuovi
del chiaroscuro delle cose, del mare che restituisce
dopo anni, in altri posti ad altri amici,
delle righe verticali del tuo viso,
delle nostre paure nuove, di quelle già passate,

– singolare alleanza amorosa dei due folli sulla collina,
danzanti
sotto la luce del Sole e della Luna.

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La tua risata mi fa, splendente.

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Mi chiami splendente, ma io mi illumino
al suono della tua risata…
Bentornato, spensierato ragazzo,
Sei il benvenuto tra le mie braccia.

Le guerre del mondo la tua voce rendono seria,
e velata di ansia, bisognosa di conforto. Devo sempre cercarti
Tra le pieghe della maschera del buon senso…

È la stanchezza, nelle sere autunnali,
che contagia i silenzi,
dilaga sulle intenzioni,
quando le preghiere della notte
sono un pigolio trasognato,
arreso, fiducioso

Nella nebbia notturna camminiamo da tempo cercandoci
e siamo sempre stati fianco a fianco,
e adesso, come per sempre,
Vivissimi.
Come il mio canto che è cambiato ma è più vero,
Come la tua risata che sembra la stessa di ieri,
Ma è più bella, oggi.

Così non ti chiamerò più mio cavaliere, come amavi
quando eravamo fidanzati,
sappiamo entrambi che non sei un cavaliere, e non sei nemmeno mio!
Ti chiamerò in segreto come tra noi, tutte le mattine, e le sere,
il sussurro, il richiamo,
il nome che solo,
posso aggiungere alla parola mio,
e che tu sei.

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Gioia e Menestrello

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Gioia e Menestrello stanno per iniziare un pomeriggio da clown per un gruppo di giovani e ragazzi.
Gioia:… Sai una cosa? Mi viene voglia di pregare santa Chiara perché oggi tutto vada bene.  Non so perché… Da quando quest’estate abbiamo visto il Coretto, mi sembra che lei e San Francesco ci siano vicini, in queste cose… Che dici?
Menestrello:… Va bene, affidiamoci a loro!
Durante il workshop, i due clown si accorgono di un bambino piccolino che li osserva, curioso, da lontano, insieme al suo papà.
Niente di meglio per Gioia e Menestrello! Lo chiamano, si avvicina, cominciano a giocare con lui al gioco del naso rosso che suona… Il bimbo è divertito, sospettoso, insomma, sta al gioco. Con lui, i due clown improvvisano un fuori programma tenerissimo, inaspettato e spontaneo. 
Alla fine, è il momento dei saluti.
Gioia: Come ti chiami?
Il bimbo: Francesco!
E corre via.

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Il cane più brutto del mondo.

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Nel collage di foto, potete vedere il cane più brutto e sgraziato del mondo, oltretutto definito diverse volte da veterinari ed esperti “cane problematico” con seri problemi di iperattività. Era un meticcio preso al canile, un misto di razze indefinibile, “dal cane lupo al bassotto”, aveva sentenziato la nostra prima veterinaria. Per questo aveva zampe troppo corte e piccole su un corpo di stazza media, piuttosto tozzo, e la testa grande.
Lo andammo a prendere al canile in occasione del compleanno di mio marito Claudio. Non avevamo mai avuto un cane prima, e io sono un’amante dei gatti, non so cosa ci sia preso. Siamo arrivati al canile e guardavamo se ci fosse stato un cane adatto a noi. Eravamo appena sposati. Questo botolo rossiccio di un anno e mezzo si è fatto strada con slancio deciso da capetto tra tutti gli altri cani, ha cominciato ad attirare la nostra attenzione in tutti i modi, a chiamarci, a leccarci le mani. Ci aveva scelto. Inutilmente il tale del canile ha cercato di farci riflettere, il colpo di fulmine era avvenuto.
Tobi venne con noi tremando di paura ed eccitazione, ricorderò per sempre che lo tenevo in braccio con il finestrino aperto e lui mise fuori il muso con la lingua penzoloni per prendere aria, e il cuore gli batteva così veloce che sembrava un count down di un’esplosione.
Scappava. Non stava al guinzaglio. Si è mangiato le gambe delle sedie del nostro primo tinello, Dei cuscini e delle pantofole strappate a brandelli in pochi fatali secondi, abbiamo presto perso il conto. Era bello il nostro primo divano… Per non parlare delle copertine, se le mangiava. Nel corso della sua vita Tobi ha mangiato in tutto quasi tre copertine di pile da una piazza.
Tobi ci ha accompagnato per i primi dieci anni del nostro matrimonio. Ha vissuto tutto con noi, le scoperte, le scelte, i momenti di gioia, di dolore, di paura. È venuto con noi negli spettacoli che facevamo come cantastorie, e per due volte ha anche partecipato, interagendo in modo fantastico con i bambini. Tobi voleva bene ai bambini, li rispettava e li proteggeva d’istinto, e li attirava come il miele attira le api.
Era dolcissimo e paziente con i bambini, quanto feroce con le biciclette. Abbaiava furiosamente e le inseguiva, una volta riuscì persino a pinzare, senza far male per fortuna, i pantaloni di un terrorizzato ciclista a Parco Ruffini. Ci hanno dato milioni di consigli, abbiamo provato tutto per educarlo, lo abbiamo fatto anche castrare per calmarlo… Ma Tobi era un ribelle, era fatto così, probabilmente, nella sua natura mista genetica, nel cervello era assolutamente convinto di essere un rottweiler, e con questa attitudine da bulletto affrontava gli altri cani maschi o femmine in generale.
Tante volte era una fatica tenerlo. Quando sono rimasta incinta di Susy, non riuscivo più a portarlo fuori, perché mi tirava pericolosamente. Da quel momento ha fatto coppia esclusiva con Claudio. E quando è nata Susy, noi gliel’abbiamo presentata. Lui le ha leccato le gambette, l’ha annusata per bene, è da quel momento è stato il suo protettore e guardia del corpo. Pazientissimo, Susanna poteva fargli qualsiasi cosa. Nell’ultimo periodo giocava con lui alla scuola, e voleva insegnargli a leggere. Stava ore ad insegnargli, a mettergli davanti al muso matita e foglietti con le lettere dell’alfabeto, e Tobi stava al gioco, quieto come un peluche, felice della compagnia.
Ci guardava adorante, si ritirava a orecchie in giù quando discutevamo, poi quando vedeva che le nubi scure erano passate, veniva con la sua copertina per giocare.
Quando Claudio ha perso il lavoro, è stato povero con noi, senza pappe speciali. Forse per questo ha imparato a mangiare qualsiasi cosa ci fosse di commestibile e anche non commestibile. Nel suo stomaco è finito di tutto: matite, spugnette, fazzoletti, fogli di libri e giornali, pezzetti di plastica… Era più veloce lui ad ingoiare che noi nel precipitarci ad impedirglielo. La veterinaria, quando noi correvamo preoccupatissimi per l’ennesimo pranzetto sopra le righe, alzava le spalle e sospirava, rassegnata: se non gli ha fatto male…
Aveva un fiuto eccezionale per le persone. Se Tobi non si fidava, abbaiava in un modo speciale, che avevamo imparato a conoscere. E non si sbagliava. Con le persone che gli piacevano, e con i nostri amici, abbaiava furiosamente lo stesso, poi portava la copertina per giocare, e la usava nei modi più imbarazzanti, davanti a tutti, con me e Claudio occupati a sorridere e a minimizzare, o a cercare di distrarre gli ospiti stupefatti dallo scandalo.
Per la sua stramba conformazione fisica, Tobi aveva cominciato presto a soffrire di artrite. Aveva molto dolore perché le sue zampette erano troppo piccole rispetto al peso del corpo. E infine, una brutta malattia lo ha colpito a dieci anni compiuti, abbattendolo in modo velocissimo.
L’abbiamo accompagnato in paradiso un mattino di dicembre.
Tobi ha vissuto con noi quasi undici anni tempestosi, di alti e bassi pazzeschi, viaggi e ricerche, follie e gioie meravigliose, crescita dolorosa, entusiasmo, illusioni e disillusioni, coraggio, lotta dura e insieme fede, dolcezza, ottimismo, ostinazione nel volare sempre alto, mai cedere. Ho come la sensazione che abbia assorbito qualcosa di importante di quegli anni, e in un certo senso se li sia portati dietro, in cielo, unico testimone di tanto amore.

Ora, vicino a me sonnecchia e fa le fusa una gattina dolce, umile, saggia, tranquilla. Hermione sta segnando con la sua presenza la crescita della nostra vita come coppia, come famiglia. L’armonia profonda che si crea nella relazione con una creatura è uno dei doni più grandi e rivelatori che Dio possa fare all’uomo. Claudio ed io siamo diventati più dolci, umili, saggi, tranquilli? Sì, certo.
Insomma… Abbastanza.
Quando Hermione va a caccia, e si muove come una panterina sinuosa e pronta all’azione, quando giochiamo con la pallina, e se gliela tiro alta lei scatta in balzi eccezionali di un metro e più girando su se stessa, poi si spaventa da sola del salto e scappa a nascondersi sotto i cuscini del divano, il tutto nel giro di brevissimi secondi, oppure quando per saltare dovunque si mette in pericolo, e la ritroviamo seduta sul davanzale del balcone che ci guarda con gli occhioni sgranati come dire: “Hai visto dove sono finita? Secondo te sono nei guai?” …Noi accorriamo fingendo indifferenza, con il cuore in gola.
E lei fa un piccolo “mrrù” e con un agile elegante saltino scende come niente fosse…

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Il coraggio dei girasoli

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Se riesci a sfiorare la terra con i tuoi piedi nudi, sentirai il fresco della rugiada, poi il calore delle piante che crescono. Se puoi appoggiare anche le mani, appoggiarle per terra come per accarezzare i capelli della tua mamma,
ascolterai i brividi che suonano i passi dei lupi lontani, lontani, tranquilla, ma li potrai sentire.
E se nessuna paura sorge ad impedirtelo, distenditi con tutto il corpo a testa in giù e tocca la terra, allarga le braccia, appoggia anche le gote e i capelli,
e intuisci il mare, poco lontano, il mare che liscia ogni asprezza, accoglie e respira.
Se sei abbastanza coraggiosa, alzati piano, e tendi i tuoi muscoli al cielo, resta in punta di piedi, così il vento riesce a condurti dove vuole.
Alza il viso, se lo credi opportuno,
chiudi gli occhi, se non hai paura delle sorprese,
rivolgiti al sole, come per gratitudine.
Se ti sorprende un sorriso,
se non è troppo per te, non fermarlo.
Lasciale, quelle due rughe piccoline ai lati della bocca,
sottovoce stanno cantando la tua vita.
E il profumo della camomilla e degli ulivi,
e il mare è lì, perla dei coraggiosi,
dietro i campi sterminati di girasoli.

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Indizi di preghiera.

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Avvolta in Te
imito
la Sua fiducia.

E le Sue mani
Di nascosto
Ricamano armoniose
grazie.

I due visi
Somiglianti
Tesi
Al nostro ascolto.

Non è che
una mezza casa
due muri di mattoni,
e contiene

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