Archivi categoria: Natura

La guarigione

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Sono un fiore bianco.

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Sono un fiore bianco
Bianco dagli anni.

La mia casa era come un cuore dalle porte aperte,
Accogliente.

Non so come va la vita,
So solo che non la posso evitare.

La vita è più forte di me,
Inizia e smette
Quando vuole, quando vuole.

E il vento dondolò il fiore bianco
Così tanto dolcemente
Che il piccolo fiore, nel silenzio
Si addormentò.

Faccio un nuovo sentiero.

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Guardo davanti a me e vedo pietra grigia, Alzo lo sguardo e vedo la cima della montagna.
Solo qualche passo indietro, per riconoscere

Chi mi sbarra il passaggio.
So che posso scegliere: buttarmi contro i massi urlando,

Cercare di arrampicarmi, ma sono scalza, le mie mani

Da tempo sono ferite,

Inutile ammalarmi con la stolta rabbia, non sono una violenta:

Ai muri che s’alzano, io oppongo sempre 

una resistenza creativa.
Scivolo, sfuggo, svolto di lato, scompaio, corro,

Mi metto a cantare e sorrido,

Non sarà la montagna a fermarmi.
Anzi, lei resta là, immobile, dura,

E io danzo e canto serena,

Faccio un nuovo sentiero.

La Natura siamo noi

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La difficoltà di mia figlia di trovare parole per una poesia: 

la natura siamo noi.

Mi guarda, problematica: io la vedo in modo scientifico, 

non in modo poetico, mi confida.

La lascio cercare, in silenzio,

perché trovi in sè 

radici e foglie,

corteccia e rami,

ali di colibrì e orme di lupo sulla neve,

ciglia di cerbiatta e passo di scoiattolo.
Sete per i ghiacciai che si sciolgono e l’acqua che finisce.

Fame, per gli animali uccisi per ingrassare gli umani,

Sonno, per la terra che continua a non dormire,

Parole, musica, suoni, per raccontare 

Qualcosa che nessuno vuole davvero ascoltare.
È tutto così fragile e prezioso,

continuiamo a consumarlo, come fossimo deità onnipotenti,

e siamo solo custodi stolti,

Salvati dall’inguaribile fiducia 

e pazienza

dell’Autore del poema.

Il temporale improvviso

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Il primo tuono scuote il battito del cuore,il ritmo è ancora lento, paziente,

non ho ombrello nella borsa.

Ma quest’acqua violenta sporcata dagli uomini è natura,

sei Tu,

della tua Presenza s’imbevono i miei pori, i miei capelli,

gli occhi senza trucco, le labbra, le unghie, 

e i vestiti non servono ad evitare il contatto

anzi, resteranno zuppi fino a casa.
Non ho tempo di dirti parole ordinate,

io corro,

ti bevo,

il temporale improvviso siamo.
E io sono felice quando respiro tutto in Te,

non ho bisogno di niente quando mi circondi e Ti assorbo,

nessuno mi può ferire, ai tuoi occhi non sono invisibile,

a te piace stare con me, a te piace stare con me.
E non posso nemmeno tenerti la mano.

Il prossimo fiammifero.

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Con arte sottile lasci cadere il fiammifero acceso, in modo che nessuno se ne accorga,Al centro del bosco.

Poi camminando svelto, sai trovare le scorciatoie per raggiungere a passo veloce

La cima della collina.

Di là, guardi l’incendio divampare, gli alberi incenerirsi, gli animali soffocare, con alte grida di terrore 

Morire

E una lacrima ti sfiora la guancia 

Al sicuro, sulla cima della collina.

I soccorritori non arrivano, il fuoco è divampato

Rimasto nel buio e nell’ombra ha distrutto, ha ucciso.

Ma anche se arrivassero i vigili del fuoco, non riuscirebbero a scoprire

Che sei stato tu, il distruttore di vita.

Direbbero: autocombustione, è la siccità 

Di questi giorni.

E direbbero: guarda quel signore in cima alla collina, come piange,

Si vede che amava il bosco.
Ora io ti dico che il tuo gioco verrà scoperto,

Perché il prossimo bosco che distruggerai comincerà ad urlare il tuo nome,

Tutti i rami di tutti gli alberi anneriti dal fumo, tutte le alte grida degli animali feriti

Urleranno: è lui! È stato lui!

Verrà ritrovato il fiammifero, risaliranno alle impronte delle tue scarpe,
Allora tu dirai, piangendo: mi dispiace, sono un povero peccatore.
Ti lasceranno andare per pietà, e tu andrai a casa pensando da domani sarà diverso

Mentre le tue dita giocherellano nascoste nella tasca 

con il prossimo fiammifero.

  

3 Haiku dedicati ai modi per svegliarsi al mattino.

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VOLENTIERI.

Volentieri, il pettirosso

sorride,

di nascosto dagli uomini,

occupati in inutili

competizioni.

HAI SORRISO TANTO.

Eppure io vedo

nella nebbia diradata del cuore,

il tuo sorriso.

Tu

hai sorriso tanto

come i bambini

che benedicevi.

DUE MODI PER SVEGLIARSI AL MATTINO.

Svegliarsi insonni,

pugni stretti per prevaricare,

e sentirsi vivi così.

Svegliarsi affettuosi

e sorridere al tuo mio volto allo specchio

niente pugni stretti, per noi,

siamo il vento attraverso.
  

Incontro d’inverno.

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Piccolo fratellino, sembravi rantolante, a pancia in su, incastrato in quel tappeto di gomma così scomodo e inadatto per voi creature, davanti al portone di casa.
Ti abbiamo visto tornando da scuola, e Susanna ha cominciato subito a piangere, aveva paura che tu fossi già in paradiso. Ma no, ti muovevi ancora, così ti ho preso e ti ho appoggiato delicatamente in un angolino riparato del cortiletto d’entrata, poi siamo corse a casa a prendere semini, acqua e bricioline di pane, e te le abbiamo portate. È bastato così poco per confortarti, piccolo fratellino piumato! Susanna ed io ti davamo le carezzine con un dito, per quanto eri piccolo, timorose di farti male. Tu assorbivi pappa, calduccio e coccole con la naturalezza semplice di voi creature del Signore, il tuo Grazie è incorporato al tuo esserci.
Non potevamo portarti dentro casa, abbiamo una gatta e non sarebbe stato sicuramente un bell’incontro per te. Per fortuna ti sei ripreso, dopo poco provavi già a svolazzare, chissà cosa ti era successo, perché eri finito incastrato in quello spesso tappeto, se fuggivi da un gatto, da un cane, se sei stato abbandonato, non sembri un passerotto comune, magari sei fuggito da chissà quale gabbia, oppure caduto per errore, comunque grazie di averci incontrato, piccolissima creatura del Signore.
E se il Signore ha tempo e voglia per rendere vivo e meravigliosamente bello un ciuffetto di piume fragile e delicato come te, non si prenderà cura di noi con amore infinito?

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La gatta cercasole #1

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Se una gatta ha freddo, non mette una coperta, ma cerca il sole.
Si stende nel minimo spazio davanti alla finestra come fosse il cuscino più soffice e accogliente del castello, rilassa i muscoli e assottiglia le pupille. Per il piacere fisico del calore sul suo corpo, comincia a fare le fusa in modo sommesso ma sonoro, continuo, per minuti e minuti.
Non le interessa restare vicino a te, sceglie il sole. Lei sa, che tu sei nell’altra stanza, occupata a scrivere, cucinare, parlare al telefono. Ti vuole bene… ma è più importante il calore del sole.
Qualche volta anch’io riesco a scegliere il sole e il suo calore. Al di là dei rumori e delle presenze del mondo, oltre l’amore del quotidiano.
Riesco, ad andare tranquilla e determinata alla sorgente del calore, alla sua luce, senza cercare surrogati.
Semplice. Una coperta scalda, ma non è il sole.

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Imparare l’umiltà.

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Imparare l’umiltà, che non sono io
ad accordare gli strumenti
prima della sinfonia.

Accettare i doni
meditando il senso
della gratuità,
svelando a me stessa
che non sono io
il misterioso
Donatore.

Riconoscere,
Al risveglio di
futili
smanie creative
la saggezza mite
e l’attesa paziente
di una gatta.

Scoprire di amarla,
e ringraziarla
perchè lei è
sempre
più fedele
di me.

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