Archivi categoria: Leggerezza

La guarigione

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Faccio un nuovo sentiero.

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Guardo davanti a me e vedo pietra grigia, Alzo lo sguardo e vedo la cima della montagna.
Solo qualche passo indietro, per riconoscere

Chi mi sbarra il passaggio.
So che posso scegliere: buttarmi contro i massi urlando,

Cercare di arrampicarmi, ma sono scalza, le mie mani

Da tempo sono ferite,

Inutile ammalarmi con la stolta rabbia, non sono una violenta:

Ai muri che s’alzano, io oppongo sempre 

una resistenza creativa.
Scivolo, sfuggo, svolto di lato, scompaio, corro,

Mi metto a cantare e sorrido,

Non sarà la montagna a fermarmi.
Anzi, lei resta là, immobile, dura,

E io danzo e canto serena,

Faccio un nuovo sentiero.

Piccole poesie preghiere dedicate alla gratitudine.

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Piccole poesie preghierededicate alla gratitudine.

Adesso

Che dovrei star ferma,

Seria,

Senza respirare,

Sorrido e prendo fiato

Per cantare.

La gratitudine

Comincia prima

Del miracolo.

Puoi confondere il ringraziare

Con l’amore?

Sì, sono sul serio

La stessa 

persona.

Io prego, tu non mi rispondi, e io ti ringrazio?

Sono una folle artista, e tu

Sei fortunato

Che non mi piace restare triste 

Così a lungo.

Però come vuoi tu

In fondo, è bello.

Danzo, a mani tese,

Canto e cerco acqua fresca

Con le labbra.


(Grazie allo studio Ghibli per l’immagine, tratta dal film La città incantata)

La parola pace sulle labbra di una donna.

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La parola pace sulle labbra di una donna

ha lo stesso sorriso di tua figlia, l’instabile

silenzio

della preghiera più sensata, più intuitiva,

e non c’entra niente il perdono, quello era già esaudito da prima,

le lacrime per te che tu non chiedi e non saprai,

lo stesso mare dove chi si perde è accolto, è sempre vivo,

sfamato.

La parola pace sulle labbra di una donna

ha inizio in un semplice abbraccio, in un antico racconto,

riposa nel credere nell’invisibile,

come una mamma salvata di meraviglia

che riconosce te, che aspettava te,

che ti chiama per nome

per la prima volta.
  

Due nuvole.

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Siamo come le nuvole, il cielo è le sue mani,

Ci sbriciola e ci arrotonda, ci disperde e ci concentra, bianche, 

Nere, pesanti di tensione,

Ci scontra e poi ci lascia, ci accarezza, ci accarezza,

Tutti gli attimi noi non siamo più gli stessi,

Tutti i santi attimi noi non siamo più gli stessi, e guai a dire: cerchiamo di riposare,

Siamo nuvole, per noi non vale

Le parole: fermarsi, e riprendere fiato.

No! Via! Il vento!

Nelle sue mani, nelle sue mani, non altrove, non da soli,

Lo abbiamo promesso insieme,

Era l’otto dicembre e lo abbiamo promesso, che eravamo suoi,

Suoi e basta, e veramente mai di nessun altro, nemmeno nostri, l’uno dell’altro,

Solo suoi. 

Amore, aveva nevicato. 

E il cielo era tutto bianco, quel pomeriggio,

Le uniche due nuvole nelle sue mani

Eravamo noi.

  

Un dono di grazia.

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In questi giorni vivo un lavoro che non mi lascia molto tempo per scrivere. Ma sono ore piene di grazia, di incontri, di sorrisi, di voci, piccoli miracoli di persone con le quali condivido questo lavoro, vita vissuta agitata, dolce, che mi rende piena di gratitudine, sotto lo sguardo di quel volto che chiama, che chiede come un bambino che non riesce a dormire quando tu hai sonno. 

Stamattina, questo brevissimo incontro, al quale dedico con tenerezza la prima poesia dopo qualche settimana. 
Rimango per un attimo protetta

nella Tua misericordia gentile.

La sento, 

come una commozione

in mezzo alla folla,

vedo

l’angelo partire in missione,

un piccolo uomo cieco

che mi dice: oggi

è tutta una grazia.

Cerco la sua mano per dargli il resto

davvero non vede

il caos che troppo spesso

mi coinvolge:

di tanto rumore, lui

coglie la Grazia.
Fammi vivere cogliendo

la grazia nascosta nel caos delle cose

ogni giorno,

fammi vivere così, piccola, 

appoggiata al tuo braccio, 

capace di inventare

ogni giorno,

autostrade

dove scorrono lievi

rassegnate montagne.
  

Danza di maggio.

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È ora che i miei semi fioriscano

il mio campo non può restare in eterno solo verde,

ecco i colori dei frutti.

Ho sentito la mia stessa voce

e non era la mia,

dipingere confini nuovi,

morbidi, come mari colorati.

Sono nuove le canzoni che sbocciano sugli alberi del mio giardino,

nuovo il mio sguardo su di me.

Auguri come pioggia,

sogni che non finiscono,

sogni che riscaldano,

la malinconia e la mancanza, io le ho sempre trattate

come vespe inferocite da bruciare,

ed erano semi di saggezza 

danzanti nel mio vento.

  

3 Haiku dedicati ai modi per svegliarsi al mattino.

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VOLENTIERI.

Volentieri, il pettirosso

sorride,

di nascosto dagli uomini,

occupati in inutili

competizioni.

HAI SORRISO TANTO.

Eppure io vedo

nella nebbia diradata del cuore,

il tuo sorriso.

Tu

hai sorriso tanto

come i bambini

che benedicevi.

DUE MODI PER SVEGLIARSI AL MATTINO.

Svegliarsi insonni,

pugni stretti per prevaricare,

e sentirsi vivi così.

Svegliarsi affettuosi

e sorridere al tuo mio volto allo specchio

niente pugni stretti, per noi,

siamo il vento attraverso.