Archivi categoria: Giustizia

Il perdono della gatta (buona sia la tua notte).

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​Adesso lascio

Che tutte le parole buone vincano 

Sulle ombre cattive della memoria.

Adesso lascio 

Che la vita continui oltre te,

E non ti blocco nei miei pensieri.

Adesso lascio languire

Affamato, ogni dolore, fino a che non muoia.

Adesso lascio gioire la mia anima

Di una ritrovata libertà. 

Adesso vedo il tuo giudizio piccolo ed inutile,

Rispondo alle tue rigidità con la mia soffice tenerezza,

Entrambi nasciamo da un dolore, e vedo in te le conseguenze

Del non conoscere l’Amore. 

Adesso accolgo in me che scelgo di perdonarti

Adesso accolgo in me che posso non pensarti.

Adesso ti saluto,  mi congedo, buona sia la tua notte.

E la gatta amorosa volò via, per mille altre avventure,

Prima di tutto andò a cantare alle nuvole notturne, flessuosa di gratitudine, 

Poi alla luce calda dei suoi amici lupi.

E tu non puoi seguirla.

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A quello che mi ha chiesto la via.

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Oh, vorrei avere il potere sciamanico di mille donne furiose

Tigri o leonesse a cui sfiorano i piccoli, vorrei

Abbattermi con la forza di un diluvio e terrorizzare,

Ridurre all’umiliazione l’uomo che mi ha chiesto la via,

Vorrei scatenare tutte le mie magie, costruirgli intorno

Stretti muri spinati, ammalarlo, fare che mi supplichi,

Che, annientato, ritorni come larva strisciando

Tra l’erba, tra lo scalpiccio frenetico dei cani che corrono,

Schiacciato, mentre io sorrido, io leonessa e tigre,

E poi stendo la mano, e lo perdono.
Gli concedo di vivere, mentre lui fuggendo abbandona

Quello che mi aveva rubato

Senza ancora sapere chi fossi.
Perseguitato da se stesso, nonostante la mia grazia,

Vestirsi di stracci e non dormire mai più,

Per paura del buio, quando appare la luna.
Non così è la realtà,

E io si, sono una tigre e una leonessa,

Ma nel mondo che respiro.

La mia magia è fidarmi, ricominciare,

Alzarmi, credere, sorridere, cantare, fare musica e poesia,

Pregare, avere amici, baciare il mio sposo,

Accarezzare mia figlia,

Giocare con i miei gatti,

Essere povera di soldi e ricca di amore,

Risparmiare l’insulso dalla mia vendetta,

Opporgli il bene.
La mia promessa della vita:

And death shall have no dominion,

Death shall have no dominion. 

Allora questo silenzio si impregna di musica.

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E allora questo silenzio si impregna di musica,
e non piango più per le tue spalle voltate,

per la tua indifferenza.
Onde di luce sovrastano una realtà di attesa e fatica,

Piogge di nuvole ammorbidiscono i no, i forse e gli aspetta,
La nostra felicità non è meno reale del tuo egoismo,

(Ma non te ne accorgi, hai le spalle voltate, vedo

La linea della tua scoliosi, 

quanti inchini al nulla, occhiali appannati puliti con banconote eccedenti.)

Mentre il nostro silenzio si impregna di musica,
Le nostre mani si stringono all’Amore.

(Che poi, nulla è nostro, nè mani nè lacrime,

Nè l’amore o la musica, 

nè le parole

nè il silenzio.)

L’occasione di amare.

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Sono la creatura che compare all’improvviso, dietro un cancello, malandata, bisognosa, e ti guarda.

Non miagolo, non chiedo, solamente ti guardo. 

Lascio il mio destino al tuo intuito? No, io in qualche modo me la caverò, sai.

È che ti stavo regalando un’occasione esclusiva 

di amare.

  

Il vero prepotente 

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Il vero prepotente è la persona ricca di superfluo, che quando incontra il povero che dignitosamente chiede aiuto, invece di condividere il suo,indica generosamente la parrocchia più vicina.

E lui se ne torna nella sua comoda casa, allegro tra i suoi privilegi,

Contento di essere stato buono, nemmeno un dubbio lo sfiora,

Dorme tranquillo la notte, credibile, simpatico.

Io, che credo, so già quanto peserà un giorno, quella condivisione mancata,

Quanto pesante diventerà il suo portafoglio rimasto orgogliosamente pieno.

E la consapevolezza non mi fa più contenta.

  

Voci per la pace.

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È una cosa piccolissima, ma mi fa molto piacere mettere a servizio del Giorno della Memoria le mie poesie. Nel comune di Villar Focchiardo, nell’ambito di una serie di iniziative dedicate al giorno della memoria, il 29 gennaio alle ore 21 reciterò le mie poesie in un recital insieme al gruppo musicale de I Dolmen. Così, tanto per condividere con voi. 

 

Non è la morte, ingiusta.

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Non è la morte, ingiusta,
Esiste, nella natura, il ritmo di una canzone,
La sorpresa del finale.

Assurda non è la morte, anche quella di un giovane, anche quella di un bambino,

Crudele non è, la morte naturale.

Ingiusti siamo noi, quando anneghiamo tra le offerte del supermercato,

Mentre un altro bambino annega gettato da un barcone.

Siamo noi, gli assurdi, quando dimentichiamo

Ci distraiamo dal dolore dell’altro

Così facilmente

Che le guerre nel mondo possono continuare, tanto,

Non sono mica a casa mia.

Siamo noi i crudeli, che un giorno ricordiamo le vittime,

E il giorno dopo nascondiamo l’indifferenza

Nell’abitudine al nulla del mattino,

Nella stanchezza della sera.

 

L’inizio della disillusione.

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Con questa poesia inizio una serie di meditazioni in poesia sul significato della parola pace. Pace in senso planetario, sociale, e pace nel senso intimo, dialogico, di incontro doloroso con l’altro. 
L’inizio della disillusione è un attimo rubato,L’accorgersi di non essere più insieme,

Il distacco, scoprire nell’altro un egoismo,

Una mancanza d’amore che ti strazia.
L’inizio della guerra quotidiana è in questo freddo che deriva

Lentamente, tranquillamente, come niente mai fosse stato,

Un piccolo vivente chiassoso che non chiedeva altro

A noi, che di essere amato.
E nel mio tornare indietro c’è un dolore nero, acuto, 

Solitario, 

Necessario. Ora, se per la pace

È necessario eliminare il ciuffo di rami spogli

Che disordina l’aiuola, 

Se per la pace questo si deve fare, io l’ho fatto,

E pace sia in questo microcosmo familiare,

Ma non in me, 

Non in me,

La pace a volte richiede

Una morte silenziosa, solitaria,

Senza ritorno.