Archivi categoria: Gioia di vivere

Così è.

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Conosci la sottile

libertà del vento
appoggiarsi, feconda,

ricca di petali

sollevati dal tempo.
Così è questa giornata

in dono.

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Senza sapere verso dove.                 (Francesco, è meglio seguire il servo o il padrone? )

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Tornare senza sapere verso dove,
Nel vento, tra gli ulivi, sfatto di lacrime

Liberarsi di quella stolta armatura,

Girare le spalle all’ombra del servo ignaro, 

e tornare, senza sapere verso dove. 
Sapere che le voci di alzeranno come caos nell’ombra

Contro di te, sapere che centinaia di dita ti indicheranno,

tutti credono di sapere cos’è giusto per te, e perché falliscono 

tutte 

le tue imprese…
Signore, cosa vuoi che io faccia?

Torna ad Assisi. 
Un sorriso nuovo nelle lacrime fragili,

Sul tuo cuore che non sa,

Mentre torni, senza armatura,

Senza sapere verso dove.

L’acqua scorre.

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L’acqua scorre, come il vento oltrepassa,
Accarezza, 

I miei capelli grondano necessità 

Nella mano lavano

Lacrime.
L’acqua scorre 
Fianchi e schiena, ventre e viso mio

Sorrido e tremo,

Ascolto lo scroscio

Del tempo.
L’acqua scorre e respiro ancora,
E dico eccomi,

Eccomi, vita,

Sappi che non rinuncerò 

all’imperfezione.

Allora questo silenzio si impregna di musica.

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E allora questo silenzio si impregna di musica,
e non piango più per le tue spalle voltate,

per la tua indifferenza.
Onde di luce sovrastano una realtà di attesa e fatica,

Piogge di nuvole ammorbidiscono i no, i forse e gli aspetta,
La nostra felicità non è meno reale del tuo egoismo,

(Ma non te ne accorgi, hai le spalle voltate, vedo

La linea della tua scoliosi, 

quanti inchini al nulla, occhiali appannati puliti con banconote eccedenti.)

Mentre il nostro silenzio si impregna di musica,
Le nostre mani si stringono all’Amore.

(Che poi, nulla è nostro, nè mani nè lacrime,

Nè l’amore o la musica, 

nè le parole

nè il silenzio.)

Faccio un nuovo sentiero.

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Guardo davanti a me e vedo pietra grigia, Alzo lo sguardo e vedo la cima della montagna.
Solo qualche passo indietro, per riconoscere

Chi mi sbarra il passaggio.
So che posso scegliere: buttarmi contro i massi urlando,

Cercare di arrampicarmi, ma sono scalza, le mie mani

Da tempo sono ferite,

Inutile ammalarmi con la stolta rabbia, non sono una violenta:

Ai muri che s’alzano, io oppongo sempre 

una resistenza creativa.
Scivolo, sfuggo, svolto di lato, scompaio, corro,

Mi metto a cantare e sorrido,

Non sarà la montagna a fermarmi.
Anzi, lei resta là, immobile, dura,

E io danzo e canto serena,

Faccio un nuovo sentiero.

La guarigione.

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“Le nuvole venivano trascinate via dal vento con una forza incredibile. In questo mondo non c’è posto per le cose tristi. Nessun posto.”Banana Yashimoto, “Kitchen”
È così, ritorna l’allegria anche dopo una giornata

Di verità e dolore.

Le ferite si richiudono, le cicatrici fanno il solletico, 

Ma solo per poco, poi diventeranno 

Solo segni, insensibili al tatto.
Nei colori di un fiore ho visto qualcosa di nuovo, 

Aspettavo di vederlo! 

Un’amica mi ha dato una mano.
Perché è così, ieri era una spessa tenda nera, poi d’improvviso

Si apre una finestra, entra il sole, 

Ancora qualche giorno,

Ancora qualche giorno per la guarigione.

Anche questo sabato (non ho paura della pace)

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Non ho paura della pace,
in mezzo al pianto spezzato dei bambini morti, 

cerco mani da stringere.
Non ho bisogno di distruggere i colpevoli,

desidero acqua, pane, giustizia,

una carezza, 

senza secondi fini politici.
Una donna abbraccia la sua bambina in mezzo alla polvere

in fondo al mare sono ancora abbracciate,
mentre il mondo riempie i supermercati e le spiagge e le discoteche

anche questo sabato.

Il fiore tra i capelli.

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Amo, amo,grazie a te

che sbocci come il sole al mattino

dopo giornate di pioggia

e il respiro di sollievo
e che profumi 

come il fiore bianco

raccolto dal figlio per gioco,

per portarlo alla mamma, 

e lei sorride, in silenzio,

e mette il fiore tra i capelli.

Sono invisibile.

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Sono invisibile. 
La consapevolezza mi aggancia il vestito d’improvviso,

lo strappa.

Di solito non me ne accorgo, vivo come se.

Poi, un pomeriggio,

mi stringe la gola il silenzio

e medito, sorpresa,

su come facilmente le persone si dimenticano

che avevamo parlato, che avevamo detto, che ci eravamo promesse,

che avevo scritto, che avevo chiesto, ma

c’è tanto da fare, sapessi.
Sono invisibile, il vantaggio è 

che alla fine, io sono libera.

Esco dalla tua falsa promessa e volo via,

il vento soffia dove vuole,

tu non sai di dove viene nè dove va,

così è di chiunque 

è nato.
E io sono felice, e voi

e voi,

Restate, ciechi.