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Coltivare l’arcobaleno

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Quando sei in una giornata da penombra, e ti senti invisibile, e d’improvviso arriva una gattina, salta sulla scrivania, ti viene davanti e allunga il musino per baciarti, pensi che forse non sei proprio invisibile, forse qualcuno ti pensa, ti vuole e ti ha sempre voluto bene, e cerca in tutti i modi di aiutarti a sbocciare, ma solo una gattina ha ascoltato il suo invito. Il mistero di Dio che si esprime e parla nella natura e nelle creature… L’essere umano ha tanto gelo, tanta rabbia, tanta aggressività, tanta competizione, tanto egoismo e tanta avidità di privilegi nel cuore e non si rende conto di quanto amore siamo circondati, non si rende conto. Si offende se qualcuno gli fa presente che la bistecca è un pezzo di animale ucciso, perché ha bisogno di uccidere e di primeggiare sulla natura, non la vede ancora come una compagna o una sorella, la considera una serva di cui cibarsi. Così impazzisce nei rapporti umani, nei rapporti d’amore, perché quello che conta per l’essere umano è il possesso, è vincere, è sottomettere, alla fine di tutto, non sa ancora rapportarsi ai suoi simili da uguale, da compagno, da fratello, ancora e ancora vuole fare il padrone. 

Quanta violenza in questo mondo che non sa camminare fianco a fianco dei propri simili, delle creature e della natura senza bisogno di dominare e sottomettere. 

In questo giorno di penombra, prego perché l’uomo la smetta, la smetta, una buona volta, di essere violento. Cominciamo dalle cose piccole, dalla coda al semaforo, dalla fila al supermercato, e piano piano ma decisamente, voliamo sempre più in alto. 
A volte, per me questo vuol dire non essere di questo mondo. Prendiamo su di noi indifferenza e invisibilità. Però abbiamo una forza, un dono che ci salva sempre. La libertà di volare via, lontano. Il vento soffia dove vuole, tu non sai dove viene nè dove va… Forse non hai un luogo dove posare il capo, ma intanto, umilmente ma testardamente, canti in un coro dove tutti si conoscono tra di loro e nessuno ti vuole. 

Dentro, coltivi l’arcobaleno.

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Di essere invisibile me ne sono accorta presto.

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Di essere invisibile me ne sono accorta presto, quando nessuno si accorgeva dei lividi sulla faccia e sulle gambe,nel corpo di una gatta randagia ho vagato per questa vita fingendo superiorità sui dolori, 

ho finto di addomesticarmi per amore, per seguire Te,

Tu solo sai con quale naturalezza ricamo vita quotidiana sul niente

che sono.
Se mi tendi la trappola del cerchio, io ti ignoro, se insisti io soffio,

anche tu, che ti amo tanto, ti soffio, 

se insisti, se vuoi prendermi, ti soffio.
Gatta domestica, calda e presente,

Gatta randagia, ferita e fiera,
Invisibile sempre, invisibile trasparente,

Il dolore che non puoi sapere, è la più spessa nebbia.

L’occasione di amare.

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Sono la creatura che compare all’improvviso, dietro un cancello, malandata, bisognosa, e ti guarda.

Non miagolo, non chiedo, solamente ti guardo. 

Lascio il mio destino al tuo intuito? No, io in qualche modo me la caverò, sai.

È che ti stavo regalando un’occasione esclusiva 

di amare.

  

Solo tu che sei una gatta.

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Dietro la legnaia c’ero anch’io,nella pioggia, femmina di nessuno, mamma spersa,

la verità si intravvedeva dallo sguardo: grande,

verde, diffidente, prezioso,

un infinito piccolo e svelato

un dono segreto, un orto concluso.

La scheggia del ghiacciaio è arrivata nel deserto,

per magia ha irrorato la sabbia, per caso vagabondava un semino,

e le due diffidenti si sono scambiate un patto eterno.

(Nelle suppliche della mia giovinezza no, tu non c’eri,

Tu sei natura, non eri ancora nata, sei natura e respiro,

Io non sapevo che saresti esistita).

Ma alla porta 

della mia nuova vita,

due gatti si amavano,

un cane cattivo mi prediligeva.

E io, che sono niente, 

così sto imparando negli anni l’amore.

Gli esseri umani fanno azioni darwiniane più o meno consapevoli, tutti i momenti, 

più o meno elaborate, intelligenti, spietate e gentilissime.

Per essere felici so per certo che a questo gioco non bisogna giocare, 

che è consigliato tenersi alla larga dai protagonismi, dai titoli di testa.

A volte pesa essere così violentemente liberi, e tu, sorella, 

Solo tu che sei una gatta, puoi comprendermi.
  

Dalla mia pagina di vegan coach…

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Credo negli esseri umani… –

C’è una canzone in questo periodo che dice: credo negli esseri umani che hanno il coraggio, di essere umani, e poi ancora: l’amore ha vinto, vince e vincerà… La sto ascoltando mentre scrivo questo post, e mi sta ispirando. Sì, mi piace nonostante tutto, continuare a credere negli esseri umani,c’è mi piace credere e sapere, per esperienza vissuta, che l’amore ha vinto, vince e vincerà. La semplicità di un pranzo da portarsi al lavoro, e la gentilezza del ritratto di famiglia disegnato da mia figlia, la dolcezza di una torta al cocco e fragole, la mia micina che vuole le coccole… E poi tanti amici e amiche con i quali sto per iniziare nuove avventure, sia nel lavoro che… sull’arca (questa è dedicata a chi sa!) e poi un weekend che mi sta aspettando, insieme ad amiche ed amici bellissimi. A volte, la vita ti coccola. E, imparando dalla mia micina Hermione, io… mi lascio coccolare!
Ricette:
Torta al cocco e fragole: ho preso spunto da una ricetta trovata su veganblog, ma cambiata 
per renderla più dietetica. È molto semplice, per misurare si usa una tazza e io metto metà farina di farro integrale e metà farina di avena, poi una tazza di farina di cocco, io poi metto mezza tazza scarsa di zucchero di canna e aggiungo succo d’agave a piacere piuttosto, se viene troppo liquida, aggiungo un poco di farina. Lievito bio, latte di mandorle qb per amalgamare il tutto. Metto nella tortiera e aggiungo le fragole. Nel mio forno a 180 cuoce in circa 25 minuti.
Pane nero ai semini fatto da me con Hummus dietetico e insalata valeriana: ho provato a fare il pane con il preparato dell’Ikea, non male, molto morbido. L’hummus dietetico è senza tahin, per il resto la ricetta è quella tradizionale, dando un occhio anche al contenuto di sale. Poi… insalata a volontà! Due fette di pane da 70 grammi in totale. Domani mi porterò al lavoro anche un po’ di frutta da condividere.

Pagina Facebook Mary Angel. Cucina Dietetica Vegana.

  

La gatta cercasole #1

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Se una gatta ha freddo, non mette una coperta, ma cerca il sole.
Si stende nel minimo spazio davanti alla finestra come fosse il cuscino più soffice e accogliente del castello, rilassa i muscoli e assottiglia le pupille. Per il piacere fisico del calore sul suo corpo, comincia a fare le fusa in modo sommesso ma sonoro, continuo, per minuti e minuti.
Non le interessa restare vicino a te, sceglie il sole. Lei sa, che tu sei nell’altra stanza, occupata a scrivere, cucinare, parlare al telefono. Ti vuole bene… ma è più importante il calore del sole.
Qualche volta anch’io riesco a scegliere il sole e il suo calore. Al di là dei rumori e delle presenze del mondo, oltre l’amore del quotidiano.
Riesco, ad andare tranquilla e determinata alla sorgente del calore, alla sua luce, senza cercare surrogati.
Semplice. Una coperta scalda, ma non è il sole.

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Imparare l’umiltà.

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Imparare l’umiltà, che non sono io
ad accordare gli strumenti
prima della sinfonia.

Accettare i doni
meditando il senso
della gratuità,
svelando a me stessa
che non sono io
il misterioso
Donatore.

Riconoscere,
Al risveglio di
futili
smanie creative
la saggezza mite
e l’attesa paziente
di una gatta.

Scoprire di amarla,
e ringraziarla
perchè lei è
sempre
più fedele
di me.

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Il cane più brutto del mondo.

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Nel collage di foto, potete vedere il cane più brutto e sgraziato del mondo, oltretutto definito diverse volte da veterinari ed esperti “cane problematico” con seri problemi di iperattività. Era un meticcio preso al canile, un misto di razze indefinibile, “dal cane lupo al bassotto”, aveva sentenziato la nostra prima veterinaria. Per questo aveva zampe troppo corte e piccole su un corpo di stazza media, piuttosto tozzo, e la testa grande.
Lo andammo a prendere al canile in occasione del compleanno di mio marito Claudio. Non avevamo mai avuto un cane prima, e io sono un’amante dei gatti, non so cosa ci sia preso. Siamo arrivati al canile e guardavamo se ci fosse stato un cane adatto a noi. Eravamo appena sposati. Questo botolo rossiccio di un anno e mezzo si è fatto strada con slancio deciso da capetto tra tutti gli altri cani, ha cominciato ad attirare la nostra attenzione in tutti i modi, a chiamarci, a leccarci le mani. Ci aveva scelto. Inutilmente il tale del canile ha cercato di farci riflettere, il colpo di fulmine era avvenuto.
Tobi venne con noi tremando di paura ed eccitazione, ricorderò per sempre che lo tenevo in braccio con il finestrino aperto e lui mise fuori il muso con la lingua penzoloni per prendere aria, e il cuore gli batteva così veloce che sembrava un count down di un’esplosione.
Scappava. Non stava al guinzaglio. Si è mangiato le gambe delle sedie del nostro primo tinello, Dei cuscini e delle pantofole strappate a brandelli in pochi fatali secondi, abbiamo presto perso il conto. Era bello il nostro primo divano… Per non parlare delle copertine, se le mangiava. Nel corso della sua vita Tobi ha mangiato in tutto quasi tre copertine di pile da una piazza.
Tobi ci ha accompagnato per i primi dieci anni del nostro matrimonio. Ha vissuto tutto con noi, le scoperte, le scelte, i momenti di gioia, di dolore, di paura. È venuto con noi negli spettacoli che facevamo come cantastorie, e per due volte ha anche partecipato, interagendo in modo fantastico con i bambini. Tobi voleva bene ai bambini, li rispettava e li proteggeva d’istinto, e li attirava come il miele attira le api.
Era dolcissimo e paziente con i bambini, quanto feroce con le biciclette. Abbaiava furiosamente e le inseguiva, una volta riuscì persino a pinzare, senza far male per fortuna, i pantaloni di un terrorizzato ciclista a Parco Ruffini. Ci hanno dato milioni di consigli, abbiamo provato tutto per educarlo, lo abbiamo fatto anche castrare per calmarlo… Ma Tobi era un ribelle, era fatto così, probabilmente, nella sua natura mista genetica, nel cervello era assolutamente convinto di essere un rottweiler, e con questa attitudine da bulletto affrontava gli altri cani maschi o femmine in generale.
Tante volte era una fatica tenerlo. Quando sono rimasta incinta di Susy, non riuscivo più a portarlo fuori, perché mi tirava pericolosamente. Da quel momento ha fatto coppia esclusiva con Claudio. E quando è nata Susy, noi gliel’abbiamo presentata. Lui le ha leccato le gambette, l’ha annusata per bene, è da quel momento è stato il suo protettore e guardia del corpo. Pazientissimo, Susanna poteva fargli qualsiasi cosa. Nell’ultimo periodo giocava con lui alla scuola, e voleva insegnargli a leggere. Stava ore ad insegnargli, a mettergli davanti al muso matita e foglietti con le lettere dell’alfabeto, e Tobi stava al gioco, quieto come un peluche, felice della compagnia.
Ci guardava adorante, si ritirava a orecchie in giù quando discutevamo, poi quando vedeva che le nubi scure erano passate, veniva con la sua copertina per giocare.
Quando Claudio ha perso il lavoro, è stato povero con noi, senza pappe speciali. Forse per questo ha imparato a mangiare qualsiasi cosa ci fosse di commestibile e anche non commestibile. Nel suo stomaco è finito di tutto: matite, spugnette, fazzoletti, fogli di libri e giornali, pezzetti di plastica… Era più veloce lui ad ingoiare che noi nel precipitarci ad impedirglielo. La veterinaria, quando noi correvamo preoccupatissimi per l’ennesimo pranzetto sopra le righe, alzava le spalle e sospirava, rassegnata: se non gli ha fatto male…
Aveva un fiuto eccezionale per le persone. Se Tobi non si fidava, abbaiava in un modo speciale, che avevamo imparato a conoscere. E non si sbagliava. Con le persone che gli piacevano, e con i nostri amici, abbaiava furiosamente lo stesso, poi portava la copertina per giocare, e la usava nei modi più imbarazzanti, davanti a tutti, con me e Claudio occupati a sorridere e a minimizzare, o a cercare di distrarre gli ospiti stupefatti dallo scandalo.
Per la sua stramba conformazione fisica, Tobi aveva cominciato presto a soffrire di artrite. Aveva molto dolore perché le sue zampette erano troppo piccole rispetto al peso del corpo. E infine, una brutta malattia lo ha colpito a dieci anni compiuti, abbattendolo in modo velocissimo.
L’abbiamo accompagnato in paradiso un mattino di dicembre.
Tobi ha vissuto con noi quasi undici anni tempestosi, di alti e bassi pazzeschi, viaggi e ricerche, follie e gioie meravigliose, crescita dolorosa, entusiasmo, illusioni e disillusioni, coraggio, lotta dura e insieme fede, dolcezza, ottimismo, ostinazione nel volare sempre alto, mai cedere. Ho come la sensazione che abbia assorbito qualcosa di importante di quegli anni, e in un certo senso se li sia portati dietro, in cielo, unico testimone di tanto amore.

Ora, vicino a me sonnecchia e fa le fusa una gattina dolce, umile, saggia, tranquilla. Hermione sta segnando con la sua presenza la crescita della nostra vita come coppia, come famiglia. L’armonia profonda che si crea nella relazione con una creatura è uno dei doni più grandi e rivelatori che Dio possa fare all’uomo. Claudio ed io siamo diventati più dolci, umili, saggi, tranquilli? Sì, certo.
Insomma… Abbastanza.
Quando Hermione va a caccia, e si muove come una panterina sinuosa e pronta all’azione, quando giochiamo con la pallina, e se gliela tiro alta lei scatta in balzi eccezionali di un metro e più girando su se stessa, poi si spaventa da sola del salto e scappa a nascondersi sotto i cuscini del divano, il tutto nel giro di brevissimi secondi, oppure quando per saltare dovunque si mette in pericolo, e la ritroviamo seduta sul davanzale del balcone che ci guarda con gli occhioni sgranati come dire: “Hai visto dove sono finita? Secondo te sono nei guai?” …Noi accorriamo fingendo indifferenza, con il cuore in gola.
E lei fa un piccolo “mrrù” e con un agile elegante saltino scende come niente fosse…

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Alcuni Haiku

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La casa nuova
Delle ore di preghiera
– Come il sonno,
Sorprende la risposta.

Gioco d’amore
Nel tessere, tremanti
Melodie.
Baci che risuonano.

Le fusa della mia gatta.
Un attimo puro,
rosa dell’aurora.
Ecco le buone notizie.

Umiltà
Madre a cui mi espongo,
voce quieta.
Sede della Sapienza.

Gesù Abbandonato
Tu sei il mio limite,
Mani ferite,
Braccia spalancate.

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