Archivi categoria: Figli

Amore mio, ti vedo comportarti in cucina.

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​Amore mio, ti vedo comportarti in cucina,

Di spalle, e penso a quante volte ti farai una spremuta d’arancia, 

Nella tua vita, dove abiterai, alla tua amica, al tuo ragazzo, ai tuoi figli,

e sei così bella, più cresci più sei bella, 

Più i tuoi movimenti sono sicuri e più sei dolce e ironica,

Più ti incammini più io ti amo, mentre ti guardo partire

Nei più piccoli gesti 

Sono così orgogliosa di camminare con te, ognuna nella sua strada,

Avvolte

Di tutto questo amore.

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La Natura siamo noi

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La difficoltà di mia figlia di trovare parole per una poesia: 

la natura siamo noi.

Mi guarda, problematica: io la vedo in modo scientifico, 

non in modo poetico, mi confida.

La lascio cercare, in silenzio,

perché trovi in sè 

radici e foglie,

corteccia e rami,

ali di colibrì e orme di lupo sulla neve,

ciglia di cerbiatta e passo di scoiattolo.
Sete per i ghiacciai che si sciolgono e l’acqua che finisce.

Fame, per gli animali uccisi per ingrassare gli umani,

Sonno, per la terra che continua a non dormire,

Parole, musica, suoni, per raccontare 

Qualcosa che nessuno vuole davvero ascoltare.
È tutto così fragile e prezioso,

continuiamo a consumarlo, come fossimo deità onnipotenti,

e siamo solo custodi stolti,

Salvati dall’inguaribile fiducia 

e pazienza

dell’Autore del poema.

Il fiore tra i capelli.

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Amo, amo,grazie a te

che sbocci come il sole al mattino

dopo giornate di pioggia

e il respiro di sollievo
e che profumi 

come il fiore bianco

raccolto dal figlio per gioco,

per portarlo alla mamma, 

e lei sorride, in silenzio,

e mette il fiore tra i capelli.

Il canto di due donne vicine.

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Sono io che mi chino a sorriderti, 

Tu sei appena sveglia,

Tu profumi di vaniglia, di lenzuola rosa, del sonno delle bambine che crescono,

Io di colonia, cipria trasparente e sfumature ametista.

Mia piccola e mia grande, che ascoltiamo insieme una canzone

Che ti commuove, e a me faceva ridere,

Ma tu sai che io rido per non essere fragile.

Vuoi cantarla con me? Posso cantarla con te?

Mentre andiamo a scuola, due voci simili si alzano verso il cielo

Fino a quella scia bianca, che ricopia in alto l’orizzonte,

Fino al sole tiepido, nel cielo azzurro, nascosto dietro il traffico, 

Ma chi può fermare il canto di due donne vicine?

Leggere, fluide, aperte nel futuro,

Intrecciate, ma libere, nell’attimo presente.

Madre, figlia, le nostre anime non hanno nomi, né età,

Il vento soffia dove vuole, figlietta mia, 

Adesso qui, soffia qui,

Nella nostra canzone.

https://m.youtube.com/watch?v=R3Wf53M_YRM



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31 ottobre. Riflessi di coscienza.

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Riflessi di coscienza su quel viso
bianco e nervoso
che si prepara alla festa.

Respira l’intuizione
dell’impercettibile distanza
tra immergerci,
e impantanarci.

Quest’estate risalivamo dall’acqua ridendo,
E ci raccontavamo cose per cui morire di gratitudine,
e la pelle sapeva di azzurro trasparente,
e voi risplendevate dentro i miei occhi,
proprio dentro i miei occhi, vi vedevo.

Niente paura. La promessa bella dell’amore
è che tutto si può ricominciare. Tutto,
tutto, nel tempo che siamo,
continua a resuscitare.

Tutorial del giorno: gli occhi aperti velati di neonato assonnato,
in astinenza di abbracci;
generose dosi di struccante, un sorriso,
un domandare scusa, un accomiatarsi senza rimpianti,
e leggeri e lieti riprendere il volo.

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Un attimo d’amore gratuito.

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Piccolo delicato giglio, ieri mattina
Hai seguito i miei passi come il silenzio benedetto
Di un luogo di preghiera, mite,
Rinfrescato dalla pioggia del mattino,
Verde, un rosario sgranato
Dolcemente e tu sai,
Di che ricordo estivo sto parlando.

La sera volevi concludere la tua giornata amandomi ancora,

Ma lacrime sono scese su quel dolce che non ti piaceva,
E non riuscivi a mangiarlo lo stesso, per me.
Se mi avessi detto che non ti piaceva non te l’avrei dato,
Non era un problema per me, eri tu,
Eri tu, che avevi deciso
Di volermi bene.

Figlietta, tu non sai,
A volte l’Amore mi arriva inaspettato,
E l’ho riconosciuto in quelle lacrime amare di sconfitta
Gratuita, non richiesta.

Siamo povere, e non possiamo regalarci il mondo,
Ma il mondo non ci interessa,
Quando io ho in dono queste umili lacrime,
E tu un bel dolce preferito
A sorpresa, già nel frigo.

(È poesia un momento di vita vissuta tra una mamma e la sua bimba? Sì, la poesia raccolta e nascosta nel vivere quotidiano? … Facciamo poesia quando creiamo, più o meno consapevolmente, attimi di silenzioso amore reciproco?)        

https://m.youtube.com/watch?v=zW2_PdTNTNM

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Il cane più brutto del mondo.

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Nel collage di foto, potete vedere il cane più brutto e sgraziato del mondo, oltretutto definito diverse volte da veterinari ed esperti “cane problematico” con seri problemi di iperattività. Era un meticcio preso al canile, un misto di razze indefinibile, “dal cane lupo al bassotto”, aveva sentenziato la nostra prima veterinaria. Per questo aveva zampe troppo corte e piccole su un corpo di stazza media, piuttosto tozzo, e la testa grande.
Lo andammo a prendere al canile in occasione del compleanno di mio marito Claudio. Non avevamo mai avuto un cane prima, e io sono un’amante dei gatti, non so cosa ci sia preso. Siamo arrivati al canile e guardavamo se ci fosse stato un cane adatto a noi. Eravamo appena sposati. Questo botolo rossiccio di un anno e mezzo si è fatto strada con slancio deciso da capetto tra tutti gli altri cani, ha cominciato ad attirare la nostra attenzione in tutti i modi, a chiamarci, a leccarci le mani. Ci aveva scelto. Inutilmente il tale del canile ha cercato di farci riflettere, il colpo di fulmine era avvenuto.
Tobi venne con noi tremando di paura ed eccitazione, ricorderò per sempre che lo tenevo in braccio con il finestrino aperto e lui mise fuori il muso con la lingua penzoloni per prendere aria, e il cuore gli batteva così veloce che sembrava un count down di un’esplosione.
Scappava. Non stava al guinzaglio. Si è mangiato le gambe delle sedie del nostro primo tinello, Dei cuscini e delle pantofole strappate a brandelli in pochi fatali secondi, abbiamo presto perso il conto. Era bello il nostro primo divano… Per non parlare delle copertine, se le mangiava. Nel corso della sua vita Tobi ha mangiato in tutto quasi tre copertine di pile da una piazza.
Tobi ci ha accompagnato per i primi dieci anni del nostro matrimonio. Ha vissuto tutto con noi, le scoperte, le scelte, i momenti di gioia, di dolore, di paura. È venuto con noi negli spettacoli che facevamo come cantastorie, e per due volte ha anche partecipato, interagendo in modo fantastico con i bambini. Tobi voleva bene ai bambini, li rispettava e li proteggeva d’istinto, e li attirava come il miele attira le api.
Era dolcissimo e paziente con i bambini, quanto feroce con le biciclette. Abbaiava furiosamente e le inseguiva, una volta riuscì persino a pinzare, senza far male per fortuna, i pantaloni di un terrorizzato ciclista a Parco Ruffini. Ci hanno dato milioni di consigli, abbiamo provato tutto per educarlo, lo abbiamo fatto anche castrare per calmarlo… Ma Tobi era un ribelle, era fatto così, probabilmente, nella sua natura mista genetica, nel cervello era assolutamente convinto di essere un rottweiler, e con questa attitudine da bulletto affrontava gli altri cani maschi o femmine in generale.
Tante volte era una fatica tenerlo. Quando sono rimasta incinta di Susy, non riuscivo più a portarlo fuori, perché mi tirava pericolosamente. Da quel momento ha fatto coppia esclusiva con Claudio. E quando è nata Susy, noi gliel’abbiamo presentata. Lui le ha leccato le gambette, l’ha annusata per bene, è da quel momento è stato il suo protettore e guardia del corpo. Pazientissimo, Susanna poteva fargli qualsiasi cosa. Nell’ultimo periodo giocava con lui alla scuola, e voleva insegnargli a leggere. Stava ore ad insegnargli, a mettergli davanti al muso matita e foglietti con le lettere dell’alfabeto, e Tobi stava al gioco, quieto come un peluche, felice della compagnia.
Ci guardava adorante, si ritirava a orecchie in giù quando discutevamo, poi quando vedeva che le nubi scure erano passate, veniva con la sua copertina per giocare.
Quando Claudio ha perso il lavoro, è stato povero con noi, senza pappe speciali. Forse per questo ha imparato a mangiare qualsiasi cosa ci fosse di commestibile e anche non commestibile. Nel suo stomaco è finito di tutto: matite, spugnette, fazzoletti, fogli di libri e giornali, pezzetti di plastica… Era più veloce lui ad ingoiare che noi nel precipitarci ad impedirglielo. La veterinaria, quando noi correvamo preoccupatissimi per l’ennesimo pranzetto sopra le righe, alzava le spalle e sospirava, rassegnata: se non gli ha fatto male…
Aveva un fiuto eccezionale per le persone. Se Tobi non si fidava, abbaiava in un modo speciale, che avevamo imparato a conoscere. E non si sbagliava. Con le persone che gli piacevano, e con i nostri amici, abbaiava furiosamente lo stesso, poi portava la copertina per giocare, e la usava nei modi più imbarazzanti, davanti a tutti, con me e Claudio occupati a sorridere e a minimizzare, o a cercare di distrarre gli ospiti stupefatti dallo scandalo.
Per la sua stramba conformazione fisica, Tobi aveva cominciato presto a soffrire di artrite. Aveva molto dolore perché le sue zampette erano troppo piccole rispetto al peso del corpo. E infine, una brutta malattia lo ha colpito a dieci anni compiuti, abbattendolo in modo velocissimo.
L’abbiamo accompagnato in paradiso un mattino di dicembre.
Tobi ha vissuto con noi quasi undici anni tempestosi, di alti e bassi pazzeschi, viaggi e ricerche, follie e gioie meravigliose, crescita dolorosa, entusiasmo, illusioni e disillusioni, coraggio, lotta dura e insieme fede, dolcezza, ottimismo, ostinazione nel volare sempre alto, mai cedere. Ho come la sensazione che abbia assorbito qualcosa di importante di quegli anni, e in un certo senso se li sia portati dietro, in cielo, unico testimone di tanto amore.

Ora, vicino a me sonnecchia e fa le fusa una gattina dolce, umile, saggia, tranquilla. Hermione sta segnando con la sua presenza la crescita della nostra vita come coppia, come famiglia. L’armonia profonda che si crea nella relazione con una creatura è uno dei doni più grandi e rivelatori che Dio possa fare all’uomo. Claudio ed io siamo diventati più dolci, umili, saggi, tranquilli? Sì, certo.
Insomma… Abbastanza.
Quando Hermione va a caccia, e si muove come una panterina sinuosa e pronta all’azione, quando giochiamo con la pallina, e se gliela tiro alta lei scatta in balzi eccezionali di un metro e più girando su se stessa, poi si spaventa da sola del salto e scappa a nascondersi sotto i cuscini del divano, il tutto nel giro di brevissimi secondi, oppure quando per saltare dovunque si mette in pericolo, e la ritroviamo seduta sul davanzale del balcone che ci guarda con gli occhioni sgranati come dire: “Hai visto dove sono finita? Secondo te sono nei guai?” …Noi accorriamo fingendo indifferenza, con il cuore in gola.
E lei fa un piccolo “mrrù” e con un agile elegante saltino scende come niente fosse…

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Uno

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Niente mi strapperà dalla bellezza
E la bellezza sei Tu
– e siamo noi, nel vento di temporale di ieri,
le nostre risate ad intrecciarsi e sciogliersi,
purissime.
L’armonia che ragiono come possibilità o sogno
è al contrario,
una Presenza
Viva,
Abisso
di Gioia.
L’attesa,
la musica.

(Wolfgang Amadeus Mozart, Sinfonia n.41 “Jupiter”, secondo movimento)
https://m.youtube.com/watch?v=prJ83R0Ev_8

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I danni del vento.

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I danni del vento
pretendono le lacrime,
stamattina avevo cominciato a inumidire il viso,
figlietta mia…
ma il vento impetuoso non ha colpa,
perchè io e te ci amiamo.

Gioie e malinconie riempiono i giorni,
e i giorni scorrono come i respiri quando corri,
siamo nate per rinascere dalle risate dei bambini
no, figlietta, l’ombra non conquisterà mai i nostri cuori,
perchè io e te ci amiamo.

Siamo immerse in un Amore che non può asciugarsi,
ed è questo, quello che conta.
Tutte le cose si perdono, finiscono, inaridiscono,
Decadono, scadono, si rompono, invecchiano,
e l’entusiasmo per le cose sempre,
Quasi istantaneo si spegne.

Ma io e te ci amiamo,
dell’amore più puro e tenero del mondo,
tu sei la mia figlietta benedetta
e nessun male, nessun dolore mai al mondo potrà cancellare questo dono,
il dono che tu sei per me.

E mentre ci slanciamo ad amare,
la tempesta di vento diventa una primavera,
le lacrime una rugiada,
e quello Sguardo che ci rende sorelle,
quel miracolo incompreso al mondo,
finalmente,
ci consola.

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