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Senza sapere verso dove.                 (Francesco, è meglio seguire il servo o il padrone? )

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Tornare senza sapere verso dove,
Nel vento, tra gli ulivi, sfatto di lacrime

Liberarsi di quella stolta armatura,

Girare le spalle all’ombra del servo ignaro, 

e tornare, senza sapere verso dove. 
Sapere che le voci di alzeranno come caos nell’ombra

Contro di te, sapere che centinaia di dita ti indicheranno,

tutti credono di sapere cos’è giusto per te, e perché falliscono 

tutte 

le tue imprese…
Signore, cosa vuoi che io faccia?

Torna ad Assisi. 
Un sorriso nuovo nelle lacrime fragili,

Sul tuo cuore che non sa,

Mentre torni, senza armatura,

Senza sapere verso dove.

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Le pecore fuggite.

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​Non siamo santi, siamo le pecore scappate dal gregge,

Siamo artisti, guaritori feriti, umili musicisti degli angoli di strade

Dove solo pochi scelti possono passare; siamo imperfetti,

Più passa il tempo più moriamo di ansia, eppure, 

Più siamo saggi, più consapevolmente ci allontaniamo dal gregge.
Con l’occhio a te, per farci inseguire, riprendere, riportare, fare festa, rifuggire, 
Ancora una volta. 
Forse è il destino di chi tanto poco è stato amato,

Il voler sempre provare, se è proprio vero, vivendo in fuga,

Che tu ami e raggiungi.

Forse è il destino di chi ama la vita così tanto, e nel gregge non riesce a stare,

Forse,  il pastore insegue le fuggitive e lascia le altre, 

Perché è molto più divertente ed emozionante

Avere la possibilità di essere se stesso amandoci. 
Così ci immagino, 

ambedue lontani dal rassicurante, ottimo gregge,

In questo gioco di outsider, fuggitivi e inseguitore, 

Che finisce 

sempre  

Con una festa… no,

nel momento in cui ci porti in braccio,

Prima della nuova fuga.

Lacrime

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Lacrime di attesa, lacrime di preghiera, lacrime di nostalgia,
lacrime di rabbia, lacrime di allergia, lacrime di paura,
lacrime di tenerezza, lacrime di desiderio,
lacrime di vento, lacrime di una musica ricordata,
lacrime che urlano, lacrime bagnate di rugiada,
lacrime bagnate di fango,
lacrime come le tue e le mie, segrete,
silenziose,
inadeguati sospiri di fronte al tuo infinito,
lacrime essenziali
subito scomparse, lacrime promesse
e mai permesse,
lacrime,
come un fiume sotterraneo rendono fertili le colline,
e fragili,
ma tu non avverti,
lacrime che sei tu,
oggi, non altro
che tutte queste lacrime
sei Tu.

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Una nuova amica è giunta silenziosa.

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Una nuova amica è giunta silenziosa, quest’estate.
Non sapevo che l’avrei incontrata, e mi pacifica
e mi accarezza l’anima, indovinare nel corso dei vai e vieni
quotidiani la sua silenziosa,
armoniosa compagnia.
Nessuno ha mai raccontato di lei
segreti celesti che io so, adesso,
perché li vedo rispecchiarsi in me,
nei passi incerti e lieti del mio crescere,
e nell’amare.
Lei ed io, di fronte allo Specchio
degli Occhi dell’Amato siamo
dolci spose e sorelle trepidanti, ma lei,
esperta e forte, per mano
mi accompagna.
Umile, imparo da lei senza saperlo,
piena di gratitudine, io le voglio bene.

Vorrei dire tante cose che si usano dire in queste occasioni: “sebbene io non fossi degna…”, “come in una spirituale rivelazione…”
Ma non è così. Io e lei, amiche, siamo uguali,
il capo protetto dallo stesso Velo.

…Forse le è piaciuto il nome d’arte che mi sono scelta,
Che in pochi ricordano,
Che è il mio cammino,
la lontana mia meta.

Se ricordi il mio nome, saprai chi è la mia amica,
una vita intima chiusa, come una fruttuosa serra in un segreto luogo,
dove fiorisce perfetta
Letizia.

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La tua risata mi fa, splendente.

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Mi chiami splendente, ma io mi illumino
al suono della tua risata…
Bentornato, spensierato ragazzo,
Sei il benvenuto tra le mie braccia.

Le guerre del mondo la tua voce rendono seria,
e velata di ansia, bisognosa di conforto. Devo sempre cercarti
Tra le pieghe della maschera del buon senso…

È la stanchezza, nelle sere autunnali,
che contagia i silenzi,
dilaga sulle intenzioni,
quando le preghiere della notte
sono un pigolio trasognato,
arreso, fiducioso

Nella nebbia notturna camminiamo da tempo cercandoci
e siamo sempre stati fianco a fianco,
e adesso, come per sempre,
Vivissimi.
Come il mio canto che è cambiato ma è più vero,
Come la tua risata che sembra la stessa di ieri,
Ma è più bella, oggi.

Così non ti chiamerò più mio cavaliere, come amavi
quando eravamo fidanzati,
sappiamo entrambi che non sei un cavaliere, e non sei nemmeno mio!
Ti chiamerò in segreto come tra noi, tutte le mattine, e le sere,
il sussurro, il richiamo,
il nome che solo,
posso aggiungere alla parola mio,
e che tu sei.

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31 ottobre. Riflessi di coscienza.

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Riflessi di coscienza su quel viso
bianco e nervoso
che si prepara alla festa.

Respira l’intuizione
dell’impercettibile distanza
tra immergerci,
e impantanarci.

Quest’estate risalivamo dall’acqua ridendo,
E ci raccontavamo cose per cui morire di gratitudine,
e la pelle sapeva di azzurro trasparente,
e voi risplendevate dentro i miei occhi,
proprio dentro i miei occhi, vi vedevo.

Niente paura. La promessa bella dell’amore
è che tutto si può ricominciare. Tutto,
tutto, nel tempo che siamo,
continua a resuscitare.

Tutorial del giorno: gli occhi aperti velati di neonato assonnato,
in astinenza di abbracci;
generose dosi di struccante, un sorriso,
un domandare scusa, un accomiatarsi senza rimpianti,
e leggeri e lieti riprendere il volo.

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Il dono d’inizio autunno

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Restava sospeso
con il suo battere autunnale
Il ritmo del mio cuore
in ottobre.

Respira nel correre, si allena.
Ci sono bei colori nell’aria.

Anche questa aritmica giornata
passerà, amica bella,

Così come le notti in attesa
di palpebre solerti,
e sogni sospirati.

Ecco, distendo la coperta più pesante sul letto,
raccolgo i miei doni
e te li porto,
non c’è bisogno della dedica,
è tutto l’anno, è tutti i giorni,

è tutta la memoria di una vita minima, invisibile,
che frulla, scatta, prende il volo,
guardata da te.

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Il cane più brutto del mondo.

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Nel collage di foto, potete vedere il cane più brutto e sgraziato del mondo, oltretutto definito diverse volte da veterinari ed esperti “cane problematico” con seri problemi di iperattività. Era un meticcio preso al canile, un misto di razze indefinibile, “dal cane lupo al bassotto”, aveva sentenziato la nostra prima veterinaria. Per questo aveva zampe troppo corte e piccole su un corpo di stazza media, piuttosto tozzo, e la testa grande.
Lo andammo a prendere al canile in occasione del compleanno di mio marito Claudio. Non avevamo mai avuto un cane prima, e io sono un’amante dei gatti, non so cosa ci sia preso. Siamo arrivati al canile e guardavamo se ci fosse stato un cane adatto a noi. Eravamo appena sposati. Questo botolo rossiccio di un anno e mezzo si è fatto strada con slancio deciso da capetto tra tutti gli altri cani, ha cominciato ad attirare la nostra attenzione in tutti i modi, a chiamarci, a leccarci le mani. Ci aveva scelto. Inutilmente il tale del canile ha cercato di farci riflettere, il colpo di fulmine era avvenuto.
Tobi venne con noi tremando di paura ed eccitazione, ricorderò per sempre che lo tenevo in braccio con il finestrino aperto e lui mise fuori il muso con la lingua penzoloni per prendere aria, e il cuore gli batteva così veloce che sembrava un count down di un’esplosione.
Scappava. Non stava al guinzaglio. Si è mangiato le gambe delle sedie del nostro primo tinello, Dei cuscini e delle pantofole strappate a brandelli in pochi fatali secondi, abbiamo presto perso il conto. Era bello il nostro primo divano… Per non parlare delle copertine, se le mangiava. Nel corso della sua vita Tobi ha mangiato in tutto quasi tre copertine di pile da una piazza.
Tobi ci ha accompagnato per i primi dieci anni del nostro matrimonio. Ha vissuto tutto con noi, le scoperte, le scelte, i momenti di gioia, di dolore, di paura. È venuto con noi negli spettacoli che facevamo come cantastorie, e per due volte ha anche partecipato, interagendo in modo fantastico con i bambini. Tobi voleva bene ai bambini, li rispettava e li proteggeva d’istinto, e li attirava come il miele attira le api.
Era dolcissimo e paziente con i bambini, quanto feroce con le biciclette. Abbaiava furiosamente e le inseguiva, una volta riuscì persino a pinzare, senza far male per fortuna, i pantaloni di un terrorizzato ciclista a Parco Ruffini. Ci hanno dato milioni di consigli, abbiamo provato tutto per educarlo, lo abbiamo fatto anche castrare per calmarlo… Ma Tobi era un ribelle, era fatto così, probabilmente, nella sua natura mista genetica, nel cervello era assolutamente convinto di essere un rottweiler, e con questa attitudine da bulletto affrontava gli altri cani maschi o femmine in generale.
Tante volte era una fatica tenerlo. Quando sono rimasta incinta di Susy, non riuscivo più a portarlo fuori, perché mi tirava pericolosamente. Da quel momento ha fatto coppia esclusiva con Claudio. E quando è nata Susy, noi gliel’abbiamo presentata. Lui le ha leccato le gambette, l’ha annusata per bene, è da quel momento è stato il suo protettore e guardia del corpo. Pazientissimo, Susanna poteva fargli qualsiasi cosa. Nell’ultimo periodo giocava con lui alla scuola, e voleva insegnargli a leggere. Stava ore ad insegnargli, a mettergli davanti al muso matita e foglietti con le lettere dell’alfabeto, e Tobi stava al gioco, quieto come un peluche, felice della compagnia.
Ci guardava adorante, si ritirava a orecchie in giù quando discutevamo, poi quando vedeva che le nubi scure erano passate, veniva con la sua copertina per giocare.
Quando Claudio ha perso il lavoro, è stato povero con noi, senza pappe speciali. Forse per questo ha imparato a mangiare qualsiasi cosa ci fosse di commestibile e anche non commestibile. Nel suo stomaco è finito di tutto: matite, spugnette, fazzoletti, fogli di libri e giornali, pezzetti di plastica… Era più veloce lui ad ingoiare che noi nel precipitarci ad impedirglielo. La veterinaria, quando noi correvamo preoccupatissimi per l’ennesimo pranzetto sopra le righe, alzava le spalle e sospirava, rassegnata: se non gli ha fatto male…
Aveva un fiuto eccezionale per le persone. Se Tobi non si fidava, abbaiava in un modo speciale, che avevamo imparato a conoscere. E non si sbagliava. Con le persone che gli piacevano, e con i nostri amici, abbaiava furiosamente lo stesso, poi portava la copertina per giocare, e la usava nei modi più imbarazzanti, davanti a tutti, con me e Claudio occupati a sorridere e a minimizzare, o a cercare di distrarre gli ospiti stupefatti dallo scandalo.
Per la sua stramba conformazione fisica, Tobi aveva cominciato presto a soffrire di artrite. Aveva molto dolore perché le sue zampette erano troppo piccole rispetto al peso del corpo. E infine, una brutta malattia lo ha colpito a dieci anni compiuti, abbattendolo in modo velocissimo.
L’abbiamo accompagnato in paradiso un mattino di dicembre.
Tobi ha vissuto con noi quasi undici anni tempestosi, di alti e bassi pazzeschi, viaggi e ricerche, follie e gioie meravigliose, crescita dolorosa, entusiasmo, illusioni e disillusioni, coraggio, lotta dura e insieme fede, dolcezza, ottimismo, ostinazione nel volare sempre alto, mai cedere. Ho come la sensazione che abbia assorbito qualcosa di importante di quegli anni, e in un certo senso se li sia portati dietro, in cielo, unico testimone di tanto amore.

Ora, vicino a me sonnecchia e fa le fusa una gattina dolce, umile, saggia, tranquilla. Hermione sta segnando con la sua presenza la crescita della nostra vita come coppia, come famiglia. L’armonia profonda che si crea nella relazione con una creatura è uno dei doni più grandi e rivelatori che Dio possa fare all’uomo. Claudio ed io siamo diventati più dolci, umili, saggi, tranquilli? Sì, certo.
Insomma… Abbastanza.
Quando Hermione va a caccia, e si muove come una panterina sinuosa e pronta all’azione, quando giochiamo con la pallina, e se gliela tiro alta lei scatta in balzi eccezionali di un metro e più girando su se stessa, poi si spaventa da sola del salto e scappa a nascondersi sotto i cuscini del divano, il tutto nel giro di brevissimi secondi, oppure quando per saltare dovunque si mette in pericolo, e la ritroviamo seduta sul davanzale del balcone che ci guarda con gli occhioni sgranati come dire: “Hai visto dove sono finita? Secondo te sono nei guai?” …Noi accorriamo fingendo indifferenza, con il cuore in gola.
E lei fa un piccolo “mrrù” e con un agile elegante saltino scende come niente fosse…

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Specchio d’acqua

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Specchio specchio dell’acqua che rifletti
La pianta dei miei piedi appena germogliata,
Non aprirti, non cedere al mio passo, se
Le mie palpebre si illuminano,
E oltre la tempesta,
Mi bacia il sole.

Specchio buono, specchio incuriosito,
Lei mi aspetta e mi tende le mani,
Sette passi più in là, per insegnarmi
A camminare…

Nel suo sorriso io volerei all’istante,
Ma nell’attimo presente della gatta – occhi paurosi e pigri,
Forse esiteremo ad appoggiare il piede?

O specchio azzurro, specchio di lago, specchio di mare
In tempesta, specchio di roccioso scivoloso torrente in discesa,
Specchio come l’acqua della spiaggia dei bambini,
Specchio, specchio, riflettimi e sostienimi,

Tu sei l’unica strada.

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Fino a ritornare svegli.

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Il momento in cui mi ero distratta
Non stavo respirando
Su di te non stavo contando
E sono sola, e la mia anima
Stanca, non vedi, che sembra un piccolo
Volo isterico,
Di un pettirosso striminzito?

Dal finestrino chiuso dell’auto in corsa
Non si sente la voce chiamare aiuto
E non fai mai in tempo a notare
Le tracce
Di sudore e vapore
sui vetri sabbiosi
Delle suppliche dei giorni precedenti.

È l’arrivo del primo tuono: fino all’addensarsi delle nubi,
Fino al fulmine più vicino,
Accade sempre tutto lontano,
Tutto di nascosto.

Ma il nascondersi,
Lo spingersi nel silenzio,
È lei, perfetta letizia, che regna?

Il momento in cui ci siamo distratti,
E abbiamo volato sbattendo disperati, come quel pipistrello entrato in casa nella notte, anni fa,
E sotto i colpi siamo diventati palline di pelo rattrappite dal terrore,
Dallo stupore,

In quel momento, qualcuno,
Invece di buttarci dal balcone,
Ci ha preso in braccio e ci ha cullato, piano,
E ci ha sussurrato canzoni,

Fino a ritornare svegli.

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