Archivi categoria: Angelo Custode

Tu sei il caldo sfiancante

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Mentre saliamo la collina,

Il caldo è senza ombra.

È come crescere.

Io scopro di essere 

L’albero frondoso,

Io stessa il mio ristoro,

Io stessa, per chi cammina con me, rifugio.

Quindi, tu sei il caldo sfiancante

Al quale essere umilmente grata.

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Il cane più brutto del mondo.

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Nel collage di foto, potete vedere il cane più brutto e sgraziato del mondo, oltretutto definito diverse volte da veterinari ed esperti “cane problematico” con seri problemi di iperattività. Era un meticcio preso al canile, un misto di razze indefinibile, “dal cane lupo al bassotto”, aveva sentenziato la nostra prima veterinaria. Per questo aveva zampe troppo corte e piccole su un corpo di stazza media, piuttosto tozzo, e la testa grande.
Lo andammo a prendere al canile in occasione del compleanno di mio marito Claudio. Non avevamo mai avuto un cane prima, e io sono un’amante dei gatti, non so cosa ci sia preso. Siamo arrivati al canile e guardavamo se ci fosse stato un cane adatto a noi. Eravamo appena sposati. Questo botolo rossiccio di un anno e mezzo si è fatto strada con slancio deciso da capetto tra tutti gli altri cani, ha cominciato ad attirare la nostra attenzione in tutti i modi, a chiamarci, a leccarci le mani. Ci aveva scelto. Inutilmente il tale del canile ha cercato di farci riflettere, il colpo di fulmine era avvenuto.
Tobi venne con noi tremando di paura ed eccitazione, ricorderò per sempre che lo tenevo in braccio con il finestrino aperto e lui mise fuori il muso con la lingua penzoloni per prendere aria, e il cuore gli batteva così veloce che sembrava un count down di un’esplosione.
Scappava. Non stava al guinzaglio. Si è mangiato le gambe delle sedie del nostro primo tinello, Dei cuscini e delle pantofole strappate a brandelli in pochi fatali secondi, abbiamo presto perso il conto. Era bello il nostro primo divano… Per non parlare delle copertine, se le mangiava. Nel corso della sua vita Tobi ha mangiato in tutto quasi tre copertine di pile da una piazza.
Tobi ci ha accompagnato per i primi dieci anni del nostro matrimonio. Ha vissuto tutto con noi, le scoperte, le scelte, i momenti di gioia, di dolore, di paura. È venuto con noi negli spettacoli che facevamo come cantastorie, e per due volte ha anche partecipato, interagendo in modo fantastico con i bambini. Tobi voleva bene ai bambini, li rispettava e li proteggeva d’istinto, e li attirava come il miele attira le api.
Era dolcissimo e paziente con i bambini, quanto feroce con le biciclette. Abbaiava furiosamente e le inseguiva, una volta riuscì persino a pinzare, senza far male per fortuna, i pantaloni di un terrorizzato ciclista a Parco Ruffini. Ci hanno dato milioni di consigli, abbiamo provato tutto per educarlo, lo abbiamo fatto anche castrare per calmarlo… Ma Tobi era un ribelle, era fatto così, probabilmente, nella sua natura mista genetica, nel cervello era assolutamente convinto di essere un rottweiler, e con questa attitudine da bulletto affrontava gli altri cani maschi o femmine in generale.
Tante volte era una fatica tenerlo. Quando sono rimasta incinta di Susy, non riuscivo più a portarlo fuori, perché mi tirava pericolosamente. Da quel momento ha fatto coppia esclusiva con Claudio. E quando è nata Susy, noi gliel’abbiamo presentata. Lui le ha leccato le gambette, l’ha annusata per bene, è da quel momento è stato il suo protettore e guardia del corpo. Pazientissimo, Susanna poteva fargli qualsiasi cosa. Nell’ultimo periodo giocava con lui alla scuola, e voleva insegnargli a leggere. Stava ore ad insegnargli, a mettergli davanti al muso matita e foglietti con le lettere dell’alfabeto, e Tobi stava al gioco, quieto come un peluche, felice della compagnia.
Ci guardava adorante, si ritirava a orecchie in giù quando discutevamo, poi quando vedeva che le nubi scure erano passate, veniva con la sua copertina per giocare.
Quando Claudio ha perso il lavoro, è stato povero con noi, senza pappe speciali. Forse per questo ha imparato a mangiare qualsiasi cosa ci fosse di commestibile e anche non commestibile. Nel suo stomaco è finito di tutto: matite, spugnette, fazzoletti, fogli di libri e giornali, pezzetti di plastica… Era più veloce lui ad ingoiare che noi nel precipitarci ad impedirglielo. La veterinaria, quando noi correvamo preoccupatissimi per l’ennesimo pranzetto sopra le righe, alzava le spalle e sospirava, rassegnata: se non gli ha fatto male…
Aveva un fiuto eccezionale per le persone. Se Tobi non si fidava, abbaiava in un modo speciale, che avevamo imparato a conoscere. E non si sbagliava. Con le persone che gli piacevano, e con i nostri amici, abbaiava furiosamente lo stesso, poi portava la copertina per giocare, e la usava nei modi più imbarazzanti, davanti a tutti, con me e Claudio occupati a sorridere e a minimizzare, o a cercare di distrarre gli ospiti stupefatti dallo scandalo.
Per la sua stramba conformazione fisica, Tobi aveva cominciato presto a soffrire di artrite. Aveva molto dolore perché le sue zampette erano troppo piccole rispetto al peso del corpo. E infine, una brutta malattia lo ha colpito a dieci anni compiuti, abbattendolo in modo velocissimo.
L’abbiamo accompagnato in paradiso un mattino di dicembre.
Tobi ha vissuto con noi quasi undici anni tempestosi, di alti e bassi pazzeschi, viaggi e ricerche, follie e gioie meravigliose, crescita dolorosa, entusiasmo, illusioni e disillusioni, coraggio, lotta dura e insieme fede, dolcezza, ottimismo, ostinazione nel volare sempre alto, mai cedere. Ho come la sensazione che abbia assorbito qualcosa di importante di quegli anni, e in un certo senso se li sia portati dietro, in cielo, unico testimone di tanto amore.

Ora, vicino a me sonnecchia e fa le fusa una gattina dolce, umile, saggia, tranquilla. Hermione sta segnando con la sua presenza la crescita della nostra vita come coppia, come famiglia. L’armonia profonda che si crea nella relazione con una creatura è uno dei doni più grandi e rivelatori che Dio possa fare all’uomo. Claudio ed io siamo diventati più dolci, umili, saggi, tranquilli? Sì, certo.
Insomma… Abbastanza.
Quando Hermione va a caccia, e si muove come una panterina sinuosa e pronta all’azione, quando giochiamo con la pallina, e se gliela tiro alta lei scatta in balzi eccezionali di un metro e più girando su se stessa, poi si spaventa da sola del salto e scappa a nascondersi sotto i cuscini del divano, il tutto nel giro di brevissimi secondi, oppure quando per saltare dovunque si mette in pericolo, e la ritroviamo seduta sul davanzale del balcone che ci guarda con gli occhioni sgranati come dire: “Hai visto dove sono finita? Secondo te sono nei guai?” …Noi accorriamo fingendo indifferenza, con il cuore in gola.
E lei fa un piccolo “mrrù” e con un agile elegante saltino scende come niente fosse…

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Come guarire dalla stanchezza.

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Lungo il sentiero, la donna volava, e il vento del suo volo teneva alta la testa dei piccoli fiori di prato. Questo il giuramento, questa la magia. Se la donna si fermava a riposare, i fiori di prato perdevano il colore, rinsecchivano, si accasciavano nel verde guardandola con l’immagine dell’ultima speranza ormai inerte nelle pupille, nascoste tra gli stami.
La donna dava il suo volo finché stanca, sbandava, crollava a terra, sbatteva nei rami come schiaffi, sbagliava, si fermava.
Una notte trillante di lucciole estive il suo angelo la fermò, prendendola per mano. Adesso basta affannarsi, riposa, le sussurrò. La donna si guardò intorno, con il cuore pieno di angoscia. Se mi fermo, i fiori di campo moriranno, pianse, e i suoi occhi erano una preghiera nuova, che meravigliata diluiva se stessa nel vuoto infinito dello sguardo dell’angelo.
No, disse semplicemente l’angelo. La vita dei fiori non dipende dal tuo volo. Tu sei libera dai fiori e i fiori sono liberi da te. Ti restituisco la leggerezza dei tuoi gesti, ti riporto il sorriso del tuo sì.
Era vero. Nell’aria privata dal vento del suo volo, i fiori vivevano. Alcuni che dovevano morire, morivano. Alcuni erano già morti, ma il vento del volo della donna li tendeva verso l’alto. Lei aveva sempre pensato di dare loro la vita, invece stava solo sostenendo steli ormai secchi. La donna vide la verità, e ringraziò. I fiori ringraziarono e la donna e i fiori diventarono amici. Lei volava tra loro e loro con lei, ma da quella notte il volo era libero, sereno, fatto di vita e di morte, di movimento armonico, di profumi e danze.
L’angelo si appartò di nuovo, nella casa segreta delle lucciole, e suonava il violino per la donna e i suoi fiori.
Tutto questo è accaduto ieri sera, tutto.
Lacrime, fiori, danze e musica, angelo e donna.

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Re Ciproco. (Ama per primo!)

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Ecco una favola leggera e divertente sull’amore. Per piccoli e grandi… Buona lettura!

C’era una volta un re… Sì, il re di un regno piccolino e grazioso, nascosto tra le montagne, non lontano da casa tua. Guarda, se parti stamattina e segui la strada dei raggi di sole con i sassolini bianchi e gli alberi di ciliegio sempre in fiore sotto la neve, lo trovi, non ti puoi sbagliare.
Nonostante il regno fosse così bello, pacifico, sereno, il re non era felice. Da quando era stato eletto re, il suo viso era sempre imbronciato, si alzava al mattino già stanco ed annoiato, guardava dalla finestra e sbuffava, insoddisfatto. Neanche il suo nome gli piaceva. Si chiamava Ciproco. Ciproco. Che nome da manicomio, ti si attorciglia la lingua solo a pensarci.
La sua mamma, la regina madre, insieme ai tutti i suoi sudditi, erano molto preoccupati per il giovane re. Il suo era un male d’amore, lo sapevano tutti! Il giovane re era infatti innamorato perdutamente di Deliah, la bella proprietaria del negozio di frutta e verdura, il più fornito del villaggio, che sorgeva con tutti i suoi colori vivaci e profumi squisiti proprio nella piazza centrale del paese, di fronte alla grande fontana dorata. Purtroppo, la bella negoziante non ricambiava l’amore del giovane re. Aveva un caratterino indipendente e deciso, e il suo cuore non lasciava spazio alle romanticherie… E dire che il re le aveva provate proprio tutte! Fiori meravigliosi, cioccolatini e mille altre dolci delizie spumeggianti, persino un braccialetto intarsiato di giada proveniente dal lontano oriente, niente da fare. I fiori finivano nel cestino, i dolcetti venivano regalati ai commessi, e il braccialetto? Quando la bella Deliah lo vide, disse al re in trepida attesa: bello, bello, ha un discreto valore economico… Se lo vendo, posso rifare l’insegna del mio negozio! Arriva giusto in tempo, grazie maestà!
Ecco perché, con l’andare del tempo, il re diventava sempre più ombroso e pessimista, nervoso e vendicativo. Una piccola nuvola nera, gonfia di temporale, cominciò un lunedì mattina ad addensarsi sulla sua testa assorta in buie considerazioni, e non lo lasciò più, anzi, giorno dopo giorno la nuvola nera cresceva e cresceva sulla sua testa… Gli amici e le persone che gli avevano voluto bene cominciarono ad abbandonarlo: non era facile stare vicino ad una persona con una nuvola di tempesta piena di elettricità sulla testa! Il re era sempre più solo, e più era solo, più il suo umore peggiorava. La regina madre non sapeva più che fare: non so più cosa dargli, ha già tutto! Ripeteva tra sé o alle sue dame di compagnia, amareggiata: è così bravo e buono questo figlio mio… Perché non fa come gli altri re e si sposa una principessa che dorme vittima di un incantesimo, o un’altra rinchiusa in una torre, ce ne sono un sacco da queste parti! Ci sono state due streghe che si sono lamentate perché le loro favole non possono andare avanti senza un bel giovane che venga a combattere contro di loro, gettarle in un dirupo e sposarsi la principessa, ma lui non vuole andare, dice che si annoia! Si annoia, lui!
Un giorno, il re decise di partire, di andare via. Fu inutile qualsiasi tentativo della regina madre di trattenerlo, lo chiuse anche in camera, urlando: decido io quando e se te ne vai! Sono o non sono la regina madre? Ma lui annodò le lenzuola ed uscì dalla finestra. Uscì dal castello e poi dal villaggio, e prese il sentiero dei ciliegi in fiore sotto la neve. Aveva freddo, perché era scappato in pigiama, e senza scarpe. Non si era portato dietro nemmeno la corona, così nessuno avrebbe potuto riconoscerlo.
Cosa cercava? Chi cercava? Non riusciva a saperlo. In questo momento aveva solo il cuore che batteva a mille, il respiro affannoso e le labbra secche e indurite dall’inverno e dall’agitazione. Non aveva sonno e non aveva fame. Voleva solo camminare, camminare e basta.
Non aveva fatto cinquecento passi, che dal folto del bosco di ciliegi arrivò una vocina piccola piccola ma melodiosissima:
-Dove vai, giovane re? –
-Chi sei? Come mi hai riconosciuto? E dove sei? -, rispose sospettoso il giovane re, guardandosi intorno con l’aria minacciosa di un ninja pronto a saltare. La vocina rise a campanellino:
-Quante domande, giovane re! Sono una creatura di questo bosco di ciliegi, sono nascosta tra i rami del ciliegio grande, e ti ho riconosciuto anche se non hai la corona, perché hai la nuvola nera che ti segue in cielo a due metri circa dalla tua testa!
Perché non ti fai vedere? –
-Non mi sto nascondendo… Vieni a trovarmi, e mi vedrai! –
Il giovane re si precipitò nel folto del bosco, incuriosito. Quella voce era troppo attraente, aveva un tono vellutato e gioioso che conquistava. Arrivò di fronte al grande ciliegio al centro del bosco, alzò il capo, e vide graziosamente appoggiata sulla ciliegia più rossa, appena coperta di neve, una splendida farfalla blu, dorata e viola.
-Tu… parli? -, esclamò sorpreso il giovane re. La farfalla sbatté le ali con ironia.
-No… Sono una tua allucinazione… Ma certo che parlo, cosa credi, che puoi parlare solo tu?-
-No, no… Certo… –
-Ascoltami bene, perché ho poco tempo per dirti come stanno le cose. Tu ami la bella proprietaria del negozio di frutta e verdura del tuo villaggio, ma lei non ti vede nemmeno… È vero? –
-È vero. Ma tu… –
-Lasciami parlare! Tu le regali fiori, gioielli, le fai le serenate, ma lei niente, come se tu non esistessi, non è così?-
-Ma insomma, io non ti permetto di trattare un re come… –
-Ma che non mi permetti non mi permetti! Apri le orecchie, re dei miei stivali, e rispondi alla mia domanda: vuoi conquistare la ragazza o vuoi amarla? –
-Ma è la stessa cosa! –
-Non è la stessa cosa. Conquistare qualcuno è facile, amare qualcuno è un po’ più impegnativo. Tu cosa vuoi?-
Il giovane re abbassò lo sguardo, scosse la testa e rispose sincero:
-Ah, farfallina mia… Mi basterebbe che lei si accorgesse di me, che volesse conoscermi… Vorrei parlare con lei, presentarmi, per vedere se posso piacerle… –
-Allora amala per primo. Questo è il mio consiglio. Amala per primo. –
-Ma come… Che razza di consiglio è? Io ho fatto di tutto per… –
-Non parlo di regali e corteggiamenti. Io ti parlo di amore. -.
La preziosa farfalla volteggiando leggera volò via, e lasciò il giovane re esclamando tintinnante e sibillina:
-Amala per primo, giovane re! –
Il giovane re restò silenzioso a pensare. Trascorse tutta la notte nel bosco di ciliegi innevato, e la mattina dopo aveva compreso. Tornò al villaggio di corsa, e correva così veloce che la nuvola nera e piovosa sopra il suo capo restava indietro, e non riusciva più a raggiungerlo.
Arrivò ansimando nella piazza del villaggio, e cercò con gli occhi, mentre cercava di riprendere fiato, il negozio della sua bella amata. Lei era lì, stava aprendo le imposte, canticchiando contenta del sole del mattino. Vicino al suo negozio sostava un carro trainato da un asinello, colmo di cesti di frutta colorata e sacchi polverosi di patate.
Deliah si avvicinò al carro, diede una mela all’asinello e lo accarezzò, poi cominciò a rimboccarsi le maniche, e con energia prese il primo cesto di frutta e lo portò all’interno del negozio, senza smettere di canticchiare.
Il giovane re sapeva cosa fare. Prese anche lui un pesante sacco di patate, e cominciò ad aiutare Deliah a scaricare.
La bella negoziante uscì dal negozio e lo guardò sconcertata:
-Ma, … Maestà… Lei non deve… –
-Io… – rispose deciso il giovane re, trascinando con fatica il sacco di patate – in questo momento non sono il re. Sono un tuo amico, e ti voglio aiutare.-
-Ma questo non è lavoro per te. Lascia fare a me. –
-Insisto, Deliah. Voglio condividere con te questa fatica. Non voglio che tu smetta, non voglio farlo io per te. Voglio che lo facciamo insieme. Mi fa piacere. –
Deliah rimase colpita dalle parole del giovane re, non disse più niente, e i due giovani, aiutandosi a vicenda, scaricarono tutto il carro. Poi, il giovane re si offrì di riportare l’asinello nella stalla, e Deliah lo guardò allontanarsi e sorrise.
-Grazie. – gli disse, quando il giovane re ritornò.
-Mi ha fatto piacere lavorare insieme. -, sorrise il giovane re, mentre il suo cuore trionfava.
-Anche a me. –
-Hai bisogno di qualcos’altro? –
-Oh no, no no, sei stato fin troppo gentile… Piuttosto… Vuoi fermarti a fare colazione con me? –
-Per tutta la vita. – , sorrise il giovane re, e la nuvola nera, già tanto in ritardo, sbiancata e indebolita, si dissolse nel cielo soleggiato come una bolla di fumo trasparente.

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Le Ali del mio Angelo.

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Ieri notte non riuscivo a dormire, sai quando è il momento di iniziare qualcosa di nuovo e promettente, e non sai come andrà, e vorresti che vada bene, ma in passato sei stata delusa, allora sei fragile, sei indifesa, allora fai finta di dire non m’importa, così ti premunisci dal dolore, così il mio cuore batteva come quando senti bussare rumorosamente alla tua porta e non te l’aspetti, ma in continuo, come il rubinetto del bagno che perde, come l’antifurto che non smette.
Decido di fidarmi e di affidarmi. Mi accomodo nel palmo della Sua mano.
Respiro.
Lascio
Che gli eventi siano
Come le ali del mio angelo
Custode,
Trasparenti,
Colorate,
Di una velocità invisibile.
Così i messaggi
Cadranno sul palmo aperto
Della mia mano
Stelle di neve
Della bellezza di un attimo.
E io dirò
Il mio Eccomi,
Solo
Nell’opacità del fiato
Concretizzato nell’aria
Fredda,
E io
Sorriderò,
Nel tepore
Di Te.

La Fede, la Fiducia, non sono che un lasciar andare le cose, non trattenerle. Vivere la vita senza la smania di afferrarla e farla mia, questa è il vero atto di coraggio, l’essenza della libertà.
Il cuore della felicità.

(Musica: Al chiaro di Luna di L. Van Beethoven. Immagine, l’altare all’Angelo Custode che si trova nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino.)

http://m.youtube.com/watch?v=7WPhX7T7roA

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