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Sono invisibile.

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Sono invisibile. 
La consapevolezza mi aggancia il vestito d’improvviso,

lo strappa.

Di solito non me ne accorgo, vivo come se.

Poi, un pomeriggio,

mi stringe la gola il silenzio

e medito, sorpresa,

su come facilmente le persone si dimenticano

che avevamo parlato, che avevamo detto, che ci eravamo promesse,

che avevo scritto, che avevo chiesto, ma

c’è tanto da fare, sapessi.
Sono invisibile, il vantaggio è 

che alla fine, io sono libera.

Esco dalla tua falsa promessa e volo via,

il vento soffia dove vuole,

tu non sai di dove viene nè dove va,

così è di chiunque 

è nato.
E io sono felice, e voi

e voi,

Restate, ciechi.

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Solo tu che sei una gatta.

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Dietro la legnaia c’ero anch’io,nella pioggia, femmina di nessuno, mamma spersa,

la verità si intravvedeva dallo sguardo: grande,

verde, diffidente, prezioso,

un infinito piccolo e svelato

un dono segreto, un orto concluso.

La scheggia del ghiacciaio è arrivata nel deserto,

per magia ha irrorato la sabbia, per caso vagabondava un semino,

e le due diffidenti si sono scambiate un patto eterno.

(Nelle suppliche della mia giovinezza no, tu non c’eri,

Tu sei natura, non eri ancora nata, sei natura e respiro,

Io non sapevo che saresti esistita).

Ma alla porta 

della mia nuova vita,

due gatti si amavano,

un cane cattivo mi prediligeva.

E io, che sono niente, 

così sto imparando negli anni l’amore.

Gli esseri umani fanno azioni darwiniane più o meno consapevoli, tutti i momenti, 

più o meno elaborate, intelligenti, spietate e gentilissime.

Per essere felici so per certo che a questo gioco non bisogna giocare, 

che è consigliato tenersi alla larga dai protagonismi, dai titoli di testa.

A volte pesa essere così violentemente liberi, e tu, sorella, 

Solo tu che sei una gatta, puoi comprendermi.
  

Il respiro di sollievo.

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(Sai che a correre tutti questi chilometrinon eravamo mai soli?)

Un via veloce ed in sordina

ed ora già chiudo il cassetto,

e mi porto via disegni sfumati

volti di persone amate,

per breve tempo.
Attimi di empatiche stanchezze,
e di entusiasmi sommessi,

annusando la consapevolezza

spesso assente,

nei visi temporanei 

altrettanto sfumati

distratti

dalle strane richieste

dai modi indispettiti, cortesi, neutrali.
Ma poi non erano tutti così,
ed era bello accarezzare nella memoria 

a breve termine, confidenze, risate, pianti, 

tutti, tutti li avrei abbracciati.
Vita, assolo di un coro con l’armonia dei bimbi,
Vieni a me, vieni ancora a me, e non mandatela via,

Perché è di essa, 

È di essa, il respiro di sollievo.
https://m.youtube.com/watch?v=KQqjcIue4tE

  

Dalla mia pagina di vegan coach…

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Credo negli esseri umani… –

C’è una canzone in questo periodo che dice: credo negli esseri umani che hanno il coraggio, di essere umani, e poi ancora: l’amore ha vinto, vince e vincerà… La sto ascoltando mentre scrivo questo post, e mi sta ispirando. Sì, mi piace nonostante tutto, continuare a credere negli esseri umani,c’è mi piace credere e sapere, per esperienza vissuta, che l’amore ha vinto, vince e vincerà. La semplicità di un pranzo da portarsi al lavoro, e la gentilezza del ritratto di famiglia disegnato da mia figlia, la dolcezza di una torta al cocco e fragole, la mia micina che vuole le coccole… E poi tanti amici e amiche con i quali sto per iniziare nuove avventure, sia nel lavoro che… sull’arca (questa è dedicata a chi sa!) e poi un weekend che mi sta aspettando, insieme ad amiche ed amici bellissimi. A volte, la vita ti coccola. E, imparando dalla mia micina Hermione, io… mi lascio coccolare!
Ricette:
Torta al cocco e fragole: ho preso spunto da una ricetta trovata su veganblog, ma cambiata 
per renderla più dietetica. È molto semplice, per misurare si usa una tazza e io metto metà farina di farro integrale e metà farina di avena, poi una tazza di farina di cocco, io poi metto mezza tazza scarsa di zucchero di canna e aggiungo succo d’agave a piacere piuttosto, se viene troppo liquida, aggiungo un poco di farina. Lievito bio, latte di mandorle qb per amalgamare il tutto. Metto nella tortiera e aggiungo le fragole. Nel mio forno a 180 cuoce in circa 25 minuti.
Pane nero ai semini fatto da me con Hummus dietetico e insalata valeriana: ho provato a fare il pane con il preparato dell’Ikea, non male, molto morbido. L’hummus dietetico è senza tahin, per il resto la ricetta è quella tradizionale, dando un occhio anche al contenuto di sale. Poi… insalata a volontà! Due fette di pane da 70 grammi in totale. Domani mi porterò al lavoro anche un po’ di frutta da condividere.

Pagina Facebook Mary Angel. Cucina Dietetica Vegana.

  

Luminose. (I bambini scatenati dopo la Messa)

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Rimanere luminose e diffuse in un Amore al quale abbiamo donato la vita

E dialogare di come donarsi, 

Un raggio di sole a ciascuna.

Nel sole, tutte, tutti insieme o nulla,

Nel ventre del sole, vicino al battito infinito del suo cuore, 

Tutte, tutti insieme, 

O nessuna.

(Chiedo scusa dell’umiltà che mi manca quando la passione mi brucia

E spalanco sottili tagli, come quelli della carta che solca in un attimo la pelle,

Ritrai dolorante la mano, ma su quella carta viveva una preghiera.)

Ma.

Ma così i bambini scatenati dopo la Messa si rincorrono, prima fanno due volte il giro della stanza, poi inevitabilmente aprono la porta, escono urlando di gioia, vanno al sole a giocare. Mentre il telegiornale ignorato in sottofondo alla cena sfonda il vetro del televisore, avverto nel cuore il dolore, le urla dei cristiani perseguitati, uccisi, cacciati, affamati, sperduti, e so che non possiamo più restare chiusi nel nostro piatto pieno, nella generosa elemosina.

No, non più.



Pazienza.

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Ti chiamo specchio
Di ciò che sarò,
Abbraccio grande e caldo,
Sorriso che canta, e
Mille colori di abiti
In festa,
Milioni di sì già detti
Piangendo e ridendo,
E milioni ancora da dire,

Ti chiamo specchio di ciò che sarò,
Pazienza.

– Mantengo un velo di malinconia, un filo sottile la paura di un ignoto dolore,
Cordicella invisibile alla caviglia tira,
Che se provo a correre,
Per il tempo che Tu vuoi,
si spezza.

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Imparare l’umiltà.

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Imparare l’umiltà, che non sono io
ad accordare gli strumenti
prima della sinfonia.

Accettare i doni
meditando il senso
della gratuità,
svelando a me stessa
che non sono io
il misterioso
Donatore.

Riconoscere,
Al risveglio di
futili
smanie creative
la saggezza mite
e l’attesa paziente
di una gatta.

Scoprire di amarla,
e ringraziarla
perchè lei è
sempre
più fedele
di me.

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Una nuova amica è giunta silenziosa.

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Una nuova amica è giunta silenziosa, quest’estate.
Non sapevo che l’avrei incontrata, e mi pacifica
e mi accarezza l’anima, indovinare nel corso dei vai e vieni
quotidiani la sua silenziosa,
armoniosa compagnia.
Nessuno ha mai raccontato di lei
segreti celesti che io so, adesso,
perché li vedo rispecchiarsi in me,
nei passi incerti e lieti del mio crescere,
e nell’amare.
Lei ed io, di fronte allo Specchio
degli Occhi dell’Amato siamo
dolci spose e sorelle trepidanti, ma lei,
esperta e forte, per mano
mi accompagna.
Umile, imparo da lei senza saperlo,
piena di gratitudine, io le voglio bene.

Vorrei dire tante cose che si usano dire in queste occasioni: “sebbene io non fossi degna…”, “come in una spirituale rivelazione…”
Ma non è così. Io e lei, amiche, siamo uguali,
il capo protetto dallo stesso Velo.

…Forse le è piaciuto il nome d’arte che mi sono scelta,
Che in pochi ricordano,
Che è il mio cammino,
la lontana mia meta.

Se ricordi il mio nome, saprai chi è la mia amica,
una vita intima chiusa, come una fruttuosa serra in un segreto luogo,
dove fiorisce perfetta
Letizia.

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Gioia e Menestrello

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Gioia e Menestrello stanno per iniziare un pomeriggio da clown per un gruppo di giovani e ragazzi.
Gioia:… Sai una cosa? Mi viene voglia di pregare santa Chiara perché oggi tutto vada bene.  Non so perché… Da quando quest’estate abbiamo visto il Coretto, mi sembra che lei e San Francesco ci siano vicini, in queste cose… Che dici?
Menestrello:… Va bene, affidiamoci a loro!
Durante il workshop, i due clown si accorgono di un bambino piccolino che li osserva, curioso, da lontano, insieme al suo papà.
Niente di meglio per Gioia e Menestrello! Lo chiamano, si avvicina, cominciano a giocare con lui al gioco del naso rosso che suona… Il bimbo è divertito, sospettoso, insomma, sta al gioco. Con lui, i due clown improvvisano un fuori programma tenerissimo, inaspettato e spontaneo. 
Alla fine, è il momento dei saluti.
Gioia: Come ti chiami?
Il bimbo: Francesco!
E corre via.

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