Archivio mensile:marzo 2016

Sabato santo. Gratitudine.

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Come tutti i sognatori esauditi,
che restano con le braccia spalancate

per sempre

e cantano, e gioiscono,

nello spazio incongruente 

della gratitudine.

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Venerdì santo.

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Eppure i due sposi danzano con i baci,e la loro umile vita canta lo stesso, nella luce.

Posso sentire nostalgia di te?

Ma certo. Ed è anche un mio diritto, sentire nostalgia di te.

E tu

adesso riposi.

Ferito, mai stanco,

di amarci.

Giovedì santo.

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Domani ci alzeremo presto, andremo a correre al parco.Ci sarà il sole, l’aria verde e delicata, e parleremo tanto,

Respirando ossigeno. 

Non vedremo le difficoltà, o forse sì, saremo a rischio angoscia,

guardando in avanti, cercando soluzioni,

Dio ci vuole qui.

Tu non sei d’accordo, io 

Scrivo poesie ogni giorno.

  

Mercoledì santo. Due gocce.

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Scende piano, non da sola, si fa strada, amica della gravità, lungo la guancia, sfiora la mandibola, una sua sorella arriva al mento, cade, scompare.

Non voglio piangere sotto la doccia o la pioggia, non quando mi lavo il viso, i denti o le mani,

un attimo, due gocce,

la mia preghiera inascoltata, il peso del silenzio, 

il punto del punto interrogativo, 

quello che tira giù il gancio,

lo dedico a chi amo, subito.

E l’ape blu non si appoggia, mi vola intorno, mi predilige.

Si fa bella.

Martedì santo.

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Martedì passa la mattina veloce e povera,

ridendo.
La sera, nell’incresparsi

del tempo,

è breve.
L’attesa, la preghiera, il restare uniti, 

divagano nell’urgenza dell’attimo presente, uscire 

dalle nebbie. 

Poche tracce di Te, ma nelle parole,

Ti sto cercando,

Come una donna che corre

E ha i muscoli freddi.

La parola pace sulle labbra di una donna.

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La parola pace sulle labbra di una donna

ha lo stesso sorriso di tua figlia, l’instabile

silenzio

della preghiera più sensata, più intuitiva,

e non c’entra niente il perdono, quello era già esaudito da prima,

le lacrime per te che tu non chiedi e non saprai,

lo stesso mare dove chi si perde è accolto, è sempre vivo,

sfamato.

La parola pace sulle labbra di una donna

ha inizio in un semplice abbraccio, in un antico racconto,

riposa nel credere nell’invisibile,

come una mamma salvata di meraviglia

che riconosce te, che aspettava te,

che ti chiama per nome

per la prima volta.