Archivio mensile:gennaio 2016

Due nuvole.

Standard

Il vento soffia dove vuole.

Siamo come le nuvole, il cielo è le sue mani,

Ci sbriciola e ci arrotonda, ci disperde e ci concentra, bianche,

Nere, pesanti di tensione,

Ci scontra e poi ci lascia, ci accarezza, ci accarezza,

Tutti gli attimi noi non siamo più gli stessi,

Tutti i santi attimi noi non siamo più gli stessi, e guai a dire: cerchiamo di riposare,

Siamo nuvole, per noi non vale

Le parole: fermarsi, e riprendere fiato.

No! Via! Il vento!

Nelle sue mani, nelle sue mani, non altrove, non da soli,

Lo abbiamo promesso insieme,

Era l’otto dicembre e lo abbiamo promesso, che eravamo suoi,

Suoi e basta, e veramente mai di nessun altro, nemmeno nostri, l’uno dell’altro,

Solo suoi.

Amore, aveva nevicato.

E il cielo era tutto bianco, quel pomeriggio,

Le uniche due nuvole nelle sue mani

Eravamo noi.

View original post

Annunci

La fragilità dell’altro.

Standard

Il vento soffia dove vuole.

So che la cosa migliore sarebbe appoggiare i miei capelli biondi su un cuscinodi velluto azzurro,

e piangere, non in silenzio,

fino a vedersi aprire le finestre sulla giornata di sole e sugli alberi macchiati d’autunno

e rialzarmi.

Ma questo non varrebbe la pena,

se non sapessi che trovi un posto adatto per piangere anche tu.

Magari sul tavolo dove ti addormenti la sera, per lasciare più posto nel divano a tua figlia,

o meglio, nella trasparenza del tuo caffè la mattina,

quando hai compagno solo il tuo intimo silenzio, e sei tutto con te.
Vorrei risolvere questo momento, dicendo al tempo: vai pure, so cosa fare, e invece

devo lasciargli lo scettro,

sono orgogliosa però che non abbiamo lasciato cadere la notte,

queste sono solo le ferite dopo il precipizio, ma siamo già risaliti.

Ma siamo già risaliti.
Mio sposo, l’amore è amare seppure intrisi

della fragilità dell’altro, non…

View original post 12 altre parole

Solo tu che sei una gatta.

Standard

Il vento soffia dove vuole.

Dietro la legnaia c’ero anch’io,nella pioggia, femmina di nessuno, mamma spersa,

la verità si intravvedeva dallo sguardo: grande,

verde, diffidente, prezioso,

un infinito piccolo e svelato

un dono segreto, un orto concluso.

La scheggia del ghiacciaio è arrivata nel deserto,

per magia ha irrorato la sabbia, per caso vagabondava un semino,

e le due diffidenti si sono scambiate un patto eterno.

(Nelle suppliche della mia giovinezza no, tu non c’eri,

Tu sei natura, non eri ancora nata, sei natura e respiro,

Io non sapevo che saresti esistita).

Ma alla porta

della mia nuova vita,

due gatti si amavano,

un cane cattivo mi prediligeva.

E io, che sono niente,

così sto imparando negli anni l’amore.

Gli esseri umani fanno azioni darwiniane più o meno consapevoli, tutti i momenti,

più o meno elaborate, intelligenti, spietate e gentilissime.

Per essere felici so per certo che a questo gioco non bisogna giocare,

che è…

View original post 28 altre parole

Voci per la pace.

Standard

È una cosa piccolissima, ma mi fa molto piacere mettere a servizio del Giorno della Memoria le mie poesie. Nel comune di Villar Focchiardo, nell’ambito di una serie di iniziative dedicate al giorno della memoria, il 29 gennaio alle ore 21 reciterò le mie poesie in un recital insieme al gruppo musicale de I Dolmen. Così, tanto per condividere con voi. 

 

Non è la morte, ingiusta.

Standard

Non è la morte, ingiusta,
Esiste, nella natura, il ritmo di una canzone,
La sorpresa del finale.

Assurda non è la morte, anche quella di un giovane, anche quella di un bambino,

Crudele non è, la morte naturale.

Ingiusti siamo noi, quando anneghiamo tra le offerte del supermercato,

Mentre un altro bambino annega gettato da un barcone.

Siamo noi, gli assurdi, quando dimentichiamo

Ci distraiamo dal dolore dell’altro

Così facilmente

Che le guerre nel mondo possono continuare, tanto,

Non sono mica a casa mia.

Siamo noi i crudeli, che un giorno ricordiamo le vittime,

E il giorno dopo nascondiamo l’indifferenza

Nell’abitudine al nulla del mattino,

Nella stanchezza della sera.

 

Il mio silenzio ti interpella? (Ultime meditazioni sulla pace, sulla guerra). 

Standard

L’inizio di tutte le guerre sono le persone che pretendono Silenzio, ordine, tranquillità.

Rispetto degli spazi, regolarità degli orari,

Sentirsi protetti, sentirsi importanti.
Quando incontri un essere vivente, indifeso di fronte a te,

E spontaneamente fai i calcoli di quanto ti costa in denaro amarlo come si conviene.
È sempre troppo, costa sempre troppo, un essere vivente costa una cifra

Indescrivibile.

Che rabbia che ci sei. Mi costi, mi costi, mi dai fastidio.
L’inizio della guerra è l’esistenza di un debole? 

La fine della guerra è l’eliminazione dell’elemento debole,

Nel ripristino della regolarità? 
Io chiedo, a voi, io ho il cuore che urla,

E non ho nessuno, più nessuno,

Che mi accoglierà.
—————
Io sono venuto a portare il fuoco su questa terra.

D’ora in poi, il tempo della realtà.
Ti vedo schiacciare la vita dei più piccoli

Sono la testimone invalida e sconfitta,

Perché amo chi aggredisce, gonfio del suo egoismo.
——————-
Il mio amore aveva un giardino,

Con cura lo teneva, con gelosa cura.

Un giorno arrivò un cane, scodinzolava

E il mio amore lo accarezzò, gentile,

Disse: che carino che sei, vieni in braccio.

Lo prese, e lo portò fuori dal giardino, e chiuse bene il cancello,

Era più importante la bellezza del suo giardino,

Dell’amore di un cagnolino.
——————-
Accoglienza è la parola

Da con-fondere con Pace.

——————–

Dimmi cos’è la pace! Pace è tranquillità?

Adesso che l’hai ottenuta, 

Tu sei tranquillo,

Ma qui nevica dolore.
Urlami cos’è la pace! 

Cos’è la pace, 

Un vincitore e uno sconfitto, un compromesso, uno di noi due

Che cerca di dimenticare.
La neve muta del mio dolore copre le crepe subdole del suolo

E ci vorrà del tempo.
Io so cos’è la pace, è straziarmi il cuore,

Portarlo dall’altra parte, per riuscire a sentire misericordia di te,

Braccia aperte, 

arrese 

all’amore che provo per te.

——————

In una guerra, qualcuno deve rinunciare

Perché torni la pace.
——————-
Ma tu, sei in pace? 

Il mio silenzio ti interpella? 

La pace nasce dal silenzio, o dall’umiliazione,

La pace nasce dalla verità?
Il mio silenzio ti interpella? 

Ma tu, sei in pace?

Un silenzio domato. (Hai presente quando pensi la pace?)

Standard

Hai presente quando pensi la pace?E ti immagini prati verdi e fiorellini, bambini

Che si tengono per mano, cieli azzurri, sorrisi, 

Sollievi, abbracci, riconciliazioni, 

Il Rassicurante Lieto Fine,

Il “ti voglio bene, anch’io”, dei telefilm americani,

La torta di cioccolato in tavola, 

Le armi bruciate, e tutti fratelli e sorelle,

Hai presente quando pensi la pace, 

E credi che la pace sia così.
Non è vero. La pace è un fuoco dentro che dilania,

È accettare una necessaria ingiustizia, 

Quindi è mentire, accettare compromessi che provocano vittime,

La pace che ho sperimentato è il dolore,

È solitudine, cos’è la pace,

È dolore, è solitudine.

È 

un silenzio 

domato.

L’inizio della disillusione.

Standard

Con questa poesia inizio una serie di meditazioni in poesia sul significato della parola pace. Pace in senso planetario, sociale, e pace nel senso intimo, dialogico, di incontro doloroso con l’altro. 
L’inizio della disillusione è un attimo rubato,L’accorgersi di non essere più insieme,

Il distacco, scoprire nell’altro un egoismo,

Una mancanza d’amore che ti strazia.
L’inizio della guerra quotidiana è in questo freddo che deriva

Lentamente, tranquillamente, come niente mai fosse stato,

Un piccolo vivente chiassoso che non chiedeva altro

A noi, che di essere amato.
E nel mio tornare indietro c’è un dolore nero, acuto, 

Solitario, 

Necessario. Ora, se per la pace

È necessario eliminare il ciuffo di rami spogli

Che disordina l’aiuola, 

Se per la pace questo si deve fare, io l’ho fatto,

E pace sia in questo microcosmo familiare,

Ma non in me, 

Non in me,

La pace a volte richiede

Una morte silenziosa, solitaria,

Senza ritorno.

Il prossimo fiammifero.

Standard

Con arte sottile lasci cadere il fiammifero acceso, in modo che nessuno se ne accorga,Al centro del bosco.

Poi camminando svelto, sai trovare le scorciatoie per raggiungere a passo veloce

La cima della collina.

Di là, guardi l’incendio divampare, gli alberi incenerirsi, gli animali soffocare, con alte grida di terrore 

Morire

E una lacrima ti sfiora la guancia 

Al sicuro, sulla cima della collina.

I soccorritori non arrivano, il fuoco è divampato

Rimasto nel buio e nell’ombra ha distrutto, ha ucciso.

Ma anche se arrivassero i vigili del fuoco, non riuscirebbero a scoprire

Che sei stato tu, il distruttore di vita.

Direbbero: autocombustione, è la siccità 

Di questi giorni.

E direbbero: guarda quel signore in cima alla collina, come piange,

Si vede che amava il bosco.
Ora io ti dico che il tuo gioco verrà scoperto,

Perché il prossimo bosco che distruggerai comincerà ad urlare il tuo nome,

Tutti i rami di tutti gli alberi anneriti dal fumo, tutte le alte grida degli animali feriti

Urleranno: è lui! È stato lui!

Verrà ritrovato il fiammifero, risaliranno alle impronte delle tue scarpe,
Allora tu dirai, piangendo: mi dispiace, sono un povero peccatore.
Ti lasceranno andare per pietà, e tu andrai a casa pensando da domani sarà diverso

Mentre le tue dita giocherellano nascoste nella tasca 

con il prossimo fiammifero.