Archivio mensile:dicembre 2015

La tua pretesa.

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Nelle preghiere inesauste di una vita,Nel peregrinare tra strade strette strozzate

Perdendo il fiato, anche senza mai

Senza mai vedere, solo correre e annaspare

Nelle lacrime spesse e dolorose delle mattinate in solitudine,

Nelle lacrime soffocate, non viste, mangiate con i sussurri

Delle periferie delle nostre 

Inesauste preghiere,

In questo silenzio supponente, sfiancante, inutile,

Nella sempre più stanca debolezza, nell’aumentare delle medicine,

Nella ostinata resistenza, nella nostra ingenuità a pensarti buono, 

Nella nostra inettitudine a farci ascoltare, 

Nella sordità della tua indifferenza,

Nella nostra umiliazione, nel nostro dover sempre pagare il conto,

Nell’ipotesi non provata di quella che chiamano la tua misericordia,

Nell’ospedale da campo del mio cuore, dilaniato

Dalle grida altissime di tutti i morenti, i morenti,

I feriti, la mancanza, grigia e ferma d’amore,

Nell’immaginarsi disperato del bambino solo, che qualcuno 

Ci sia, anche non visto, a pensare a te, a non abbandonarti,

Nello smaniare parlando da sola, impazzita a cercare miracoli

Che ormai so dati a caso, senza una vera cura, noi condannati

A restare invisibili, senza amore, perché così ti va,

In tutto questo dolore spalancato,

Comprendo in me:

Sei Tu, 

Sei Tu che hai bisogno

Di essere perdonato da me.

  

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Solo tu che sei una gatta.

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Dietro la legnaia c’ero anch’io,nella pioggia, femmina di nessuno, mamma spersa,

la verità si intravvedeva dallo sguardo: grande,

verde, diffidente, prezioso,

un infinito piccolo e svelato

un dono segreto, un orto concluso.

La scheggia del ghiacciaio è arrivata nel deserto,

per magia ha irrorato la sabbia, per caso vagabondava un semino,

e le due diffidenti si sono scambiate un patto eterno.

(Nelle suppliche della mia giovinezza no, tu non c’eri,

Tu sei natura, non eri ancora nata, sei natura e respiro,

Io non sapevo che saresti esistita).

Ma alla porta 

della mia nuova vita,

due gatti si amavano,

un cane cattivo mi prediligeva.

E io, che sono niente, 

così sto imparando negli anni l’amore.

Gli esseri umani fanno azioni darwiniane più o meno consapevoli, tutti i momenti, 

più o meno elaborate, intelligenti, spietate e gentilissime.

Per essere felici so per certo che a questo gioco non bisogna giocare, 

che è consigliato tenersi alla larga dai protagonismi, dai titoli di testa.

A volte pesa essere così violentemente liberi, e tu, sorella, 

Solo tu che sei una gatta, puoi comprendermi.