Non era quello che volevo dire.

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Nel correre questi anni

Qualche volta ti guardo allo specchio

Vorrei prendermi cura di te.

Vorrei vederti sotto le luci, splendente,

Come meriteresti, 

I capelli che volano, la pelle trasparente, gli occhi che si illuminano

E si chiudono umili nel canto.

So che hai paura che il teatro chiuda il portone prima del tuo arrivo,

Oppure temi di arrivare stanca e trafelata, all’ultimo momento,

Salire sul palcoscenico e tutti delusi e indifferenti,

Perché sei stanca, non hai fatto in tempo a truccarti, 

Le ferite della vita e i suoi brividi felici comunque ora incidono,

Non poco, disegnano.

E lo so che vorresti una voce amante che ti rassicuri: sei bellissima,

Ogni respiro di oggi è vita vissuta, vita che ti rende speciale, vita,

Vita e amore, tanto, tanto,

Da morirci intanto che corri

E non sai se arrivi in tempo,

A cantare a teatro.

(Messaggio strano del t9, invece di stanca, mi ha scritto: santa. Io l’ho corretto, non era quello

Che volevo dire, ma

La strada è stata scelta da tempo, 

Ed è tempo di ricordare i girasoli, di illuminare quello che è stato, ciò che hai visto e seminato, e i frutti che hai colto, e i sorrisi e le vittorie, e gli scarti, e le provvidenze, è quello che sarà, 

Perché ne hai ancora da correre, 

Amica mia.)

  

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