Archivio mensile:marzo 2015

Non smetterò, gentilmente.

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Nel nulla, i tuoi richiami,

l’eco di una voce che suggerisce

la tua presenza,

il muro che stabilisce 

inevitabilmente

la tua assenza.

Chi costruisce i sì e i no del mio raggio

e incide sulle variazioni del cammino

controllando la mia genealogia.

Non temo. Se sei tu che mi ami,

e mi stai cercando, io arriverò.

Il mio sì varrà ai tuoi occhi come quello di altre milioni di spose,

oltre le trame dietro le tende spesse

ho il mio incantesimo, si chiama: pazienza,

ho il mio riparo, si chiama: giustizia.

La piccola sposa dimostrerà i diritti di nascita che i burocrati ancora non vedono.

E ci credo così tanto che non smetterò,

gentilmente,

di mettere in gioco chi sono.

E ci credo così tanto che non smetterò,

gentilmente,

di cantare in mille cori.

E ci credo così tanto che non smetterò,

gentilmente,

di incidere il mio nome sul muro,

a forza d’amare.

  

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Luminose. (I bambini scatenati dopo la Messa)

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Rimanere luminose e diffuse in un Amore al quale abbiamo donato la vita

E dialogare di come donarsi, 

Un raggio di sole a ciascuna.

Nel sole, tutte, tutti insieme o nulla,

Nel ventre del sole, vicino al battito infinito del suo cuore, 

Tutte, tutti insieme, 

O nessuna.

(Chiedo scusa dell’umiltà che mi manca quando la passione mi brucia

E spalanco sottili tagli, come quelli della carta che solca in un attimo la pelle,

Ritrai dolorante la mano, ma su quella carta viveva una preghiera.)

Ma.

Ma così i bambini scatenati dopo la Messa si rincorrono, prima fanno due volte il giro della stanza, poi inevitabilmente aprono la porta, escono urlando di gioia, vanno al sole a giocare. Mentre il telegiornale ignorato in sottofondo alla cena sfonda il vetro del televisore, avverto nel cuore il dolore, le urla dei cristiani perseguitati, uccisi, cacciati, affamati, sperduti, e so che non possiamo più restare chiusi nel nostro piatto pieno, nella generosa elemosina.

No, non più.



Il canto di due donne vicine.

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Sono io che mi chino a sorriderti, 

Tu sei appena sveglia,

Tu profumi di vaniglia, di lenzuola rosa, del sonno delle bambine che crescono,

Io di colonia, cipria trasparente e sfumature ametista.

Mia piccola e mia grande, che ascoltiamo insieme una canzone

Che ti commuove, e a me faceva ridere,

Ma tu sai che io rido per non essere fragile.

Vuoi cantarla con me? Posso cantarla con te?

Mentre andiamo a scuola, due voci simili si alzano verso il cielo

Fino a quella scia bianca, che ricopia in alto l’orizzonte,

Fino al sole tiepido, nel cielo azzurro, nascosto dietro il traffico, 

Ma chi può fermare il canto di due donne vicine?

Leggere, fluide, aperte nel futuro,

Intrecciate, ma libere, nell’attimo presente.

Madre, figlia, le nostre anime non hanno nomi, né età,

Il vento soffia dove vuole, figlietta mia, 

Adesso qui, soffia qui,

Nella nostra canzone.

https://m.youtube.com/watch?v=R3Wf53M_YRM



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Piccola attesa del miracolo.

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Sulla fronte rilassata dai pensieri scivola un ciuffo di capelli sfiora le sopracciglia,

sfoglio la pagina del libro, la luce fuori invita la piccola meditazione

come le tue chiare parole semplici arrivano all’essenza della chiamata sempre instabile

come le fusa della mia gatta felice per una carezza e la certezza dei biscotti dentro il solito cassetto,

non altro, non altro, l’arrendermi a ricevere il tuo dono, la mattina presto, senza poter restituire 

non altro, quella che sta con la mano tesa a coppa, lo sguardo sul palmo segnato da mille

pieghe spezzate in attesa

sfoglio la pagina del libro, ricomincio da un timido sorriso, imito la mia gatta

inconsapevole nell’attimo presente, del miracoloso cassetto.