Il giorno della regina Ester

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Ora chino la testa per pregare, e le mie ginocchia sono 

corone di spine, e le stringo con le braccia,

e dondolo sulla schiena, intonando il mio pianto

da bambina.

Poi la mia richiesta sfrontata 

da madre.

Ti abbraccio intenerita, infine,

da amica.

Ora rendo le mie mani tese come 

il filo colorato dei ricami

delle speranze, dei sogni, delle preghiere accennate a parole

e pensate per millenni di attimi, 

e attese, 

su piedi umiliati e testardi,

e occhi sospesi,

a cercare risposte,

da sposa.

Ecco, oggi è il giorno della regina Ester, nello spazio esteriore,

invoco e appoggio il mio capo tremante

sulle spine intrise del tuo sangue benedetto, sulla nuda terra, io regina di niente, mi immergo.

E non so sperare, so solo pregare, prego due parole e poi non so più.

Il mio vestito è macchiato di rosso, e il mio cuore frulla e ho freddo,

e ho paura, 

bambina, madre, amica, sposa e regina.

La corona rotola, i capelli si sciolgono, la voce si smorza, la schiena si piega, tengo stretto il mio amore anche se fosse lui, la spina più infetta.

A te, guarire: inviare angeli e germogliare speranze, a te, sangue mistero del nostro sangue ribelle.

Io, resto qui, 

finché tu 

non ti muovi.



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Una risposta »

  1. Vorrei inanellare
    perle, lacrime e sangue
    fuoco e neve.
    Vorrei raccogliere
    diamanti di sole
    da alberi di nebbia.
    Vorrei bruciare
    in un solo rubino
    i topazi azzurri
    delle mie assenze

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