Archivio mensile:gennaio 2015

Incontro d’inverno.

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Piccolo fratellino, sembravi rantolante, a pancia in su, incastrato in quel tappeto di gomma così scomodo e inadatto per voi creature, davanti al portone di casa.
Ti abbiamo visto tornando da scuola, e Susanna ha cominciato subito a piangere, aveva paura che tu fossi già in paradiso. Ma no, ti muovevi ancora, così ti ho preso e ti ho appoggiato delicatamente in un angolino riparato del cortiletto d’entrata, poi siamo corse a casa a prendere semini, acqua e bricioline di pane, e te le abbiamo portate. È bastato così poco per confortarti, piccolo fratellino piumato! Susanna ed io ti davamo le carezzine con un dito, per quanto eri piccolo, timorose di farti male. Tu assorbivi pappa, calduccio e coccole con la naturalezza semplice di voi creature del Signore, il tuo Grazie è incorporato al tuo esserci.
Non potevamo portarti dentro casa, abbiamo una gatta e non sarebbe stato sicuramente un bell’incontro per te. Per fortuna ti sei ripreso, dopo poco provavi già a svolazzare, chissà cosa ti era successo, perché eri finito incastrato in quello spesso tappeto, se fuggivi da un gatto, da un cane, se sei stato abbandonato, non sembri un passerotto comune, magari sei fuggito da chissà quale gabbia, oppure caduto per errore, comunque grazie di averci incontrato, piccolissima creatura del Signore.
E se il Signore ha tempo e voglia per rendere vivo e meravigliosamente bello un ciuffetto di piume fragile e delicato come te, non si prenderà cura di noi con amore infinito?

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Pazienza.

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Ti chiamo specchio
Di ciò che sarò,
Abbraccio grande e caldo,
Sorriso che canta, e
Mille colori di abiti
In festa,
Milioni di sì già detti
Piangendo e ridendo,
E milioni ancora da dire,

Ti chiamo specchio di ciò che sarò,
Pazienza.

– Mantengo un velo di malinconia, un filo sottile la paura di un ignoto dolore,
Cordicella invisibile alla caviglia tira,
Che se provo a correre,
Per il tempo che Tu vuoi,
si spezza.

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La gatta cercasole #1

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Se una gatta ha freddo, non mette una coperta, ma cerca il sole.
Si stende nel minimo spazio davanti alla finestra come fosse il cuscino più soffice e accogliente del castello, rilassa i muscoli e assottiglia le pupille. Per il piacere fisico del calore sul suo corpo, comincia a fare le fusa in modo sommesso ma sonoro, continuo, per minuti e minuti.
Non le interessa restare vicino a te, sceglie il sole. Lei sa, che tu sei nell’altra stanza, occupata a scrivere, cucinare, parlare al telefono. Ti vuole bene… ma è più importante il calore del sole.
Qualche volta anch’io riesco a scegliere il sole e il suo calore. Al di là dei rumori e delle presenze del mondo, oltre l’amore del quotidiano.
Riesco, ad andare tranquilla e determinata alla sorgente del calore, alla sua luce, senza cercare surrogati.
Semplice. Una coperta scalda, ma non è il sole.

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