Archivio mensile:dicembre 2014

Imparare l’umiltà.

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Imparare l’umiltà, che non sono io
ad accordare gli strumenti
prima della sinfonia.

Accettare i doni
meditando il senso
della gratuità,
svelando a me stessa
che non sono io
il misterioso
Donatore.

Riconoscere,
Al risveglio di
futili
smanie creative
la saggezza mite
e l’attesa paziente
di una gatta.

Scoprire di amarla,
e ringraziarla
perchè lei è
sempre
più fedele
di me.

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Due poesie d’amore.

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Poesia del mattino

Ecco, finiscono sfumando le voci
e restiamo noi due
ho una sorpresa per te, improvvisata e fatta a mano,
siamo una piccola festa che inizia
il suono del campanello, il primo ospite che arriva,
l’inizio del concerto,
prima dell’accordo iniziale, quando ancora tutti sussurrano
sull’entrata del primo violino.

Poesia della notte

Raccontami di te e di me, di noi con i capelli nuovi
del chiaroscuro delle cose, del mare che restituisce
dopo anni, in altri posti ad altri amici,
delle righe verticali del tuo viso,
delle nostre paure nuove, di quelle già passate,

– singolare alleanza amorosa dei due folli sulla collina,
danzanti
sotto la luce del Sole e della Luna.

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Notte di pioggia

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È sonno,
è veglia
distratta,
tu sei
dovunque e non qui.
Mi sento
un fiore
troppo lontano
per essere spiato
da te,
nel suo sbocciare.

Cerco aiuto nel cielo, ma
Le nuvole mi rispondono grondando pioggia ruggendo
Fiati ghiacciati sul selciato picchiano
Non accompagnano, confondono,

E rinuncio
a cercarti,
mi appoggio
sulle mie debolezze.

Finirà questa pioggia,
riprenderemo a sentire la musica
e a vederci più chiaro.

Perché io ti scelgo, amore mio,
anche quando
non ti vedo.

Il fiore
è socchiuso,
tu
vieni vicino.

La pioggia
non ha
più acqua
per spaventarci.

Oppure è solo fuori, e qui dentro, con te,
la veglia è un lottare,
il sonno, un abbraccio.

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