Archivio mensile:ottobre 2014

Gioia e Menestrello

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Gioia e Menestrello stanno per iniziare un pomeriggio da clown per un gruppo di giovani e ragazzi.
Gioia:… Sai una cosa? Mi viene voglia di pregare santa Chiara perché oggi tutto vada bene.  Non so perché… Da quando quest’estate abbiamo visto il Coretto, mi sembra che lei e San Francesco ci siano vicini, in queste cose… Che dici?
Menestrello:… Va bene, affidiamoci a loro!
Durante il workshop, i due clown si accorgono di un bambino piccolino che li osserva, curioso, da lontano, insieme al suo papà.
Niente di meglio per Gioia e Menestrello! Lo chiamano, si avvicina, cominciano a giocare con lui al gioco del naso rosso che suona… Il bimbo è divertito, sospettoso, insomma, sta al gioco. Con lui, i due clown improvvisano un fuori programma tenerissimo, inaspettato e spontaneo. 
Alla fine, è il momento dei saluti.
Gioia: Come ti chiami?
Il bimbo: Francesco!
E corre via.

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Un attimo d’amore gratuito.

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Piccolo delicato giglio, ieri mattina
Hai seguito i miei passi come il silenzio benedetto
Di un luogo di preghiera, mite,
Rinfrescato dalla pioggia del mattino,
Verde, un rosario sgranato
Dolcemente e tu sai,
Di che ricordo estivo sto parlando.

La sera volevi concludere la tua giornata amandomi ancora,

Ma lacrime sono scese su quel dolce che non ti piaceva,
E non riuscivi a mangiarlo lo stesso, per me.
Se mi avessi detto che non ti piaceva non te l’avrei dato,
Non era un problema per me, eri tu,
Eri tu, che avevi deciso
Di volermi bene.

Figlietta, tu non sai,
A volte l’Amore mi arriva inaspettato,
E l’ho riconosciuto in quelle lacrime amare di sconfitta
Gratuita, non richiesta.

Siamo povere, e non possiamo regalarci il mondo,
Ma il mondo non ci interessa,
Quando io ho in dono queste umili lacrime,
E tu un bel dolce preferito
A sorpresa, già nel frigo.

(È poesia un momento di vita vissuta tra una mamma e la sua bimba? Sì, la poesia raccolta e nascosta nel vivere quotidiano? … Facciamo poesia quando creiamo, più o meno consapevolmente, attimi di silenzioso amore reciproco?)        

https://m.youtube.com/watch?v=zW2_PdTNTNM

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Il dono d’inizio autunno

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Restava sospeso
con il suo battere autunnale
Il ritmo del mio cuore
in ottobre.

Respira nel correre, si allena.
Ci sono bei colori nell’aria.

Anche questa aritmica giornata
passerà, amica bella,

Così come le notti in attesa
di palpebre solerti,
e sogni sospirati.

Ecco, distendo la coperta più pesante sul letto,
raccolgo i miei doni
e te li porto,
non c’è bisogno della dedica,
è tutto l’anno, è tutti i giorni,

è tutta la memoria di una vita minima, invisibile,
che frulla, scatta, prende il volo,
guardata da te.

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Preghiera abbandonata

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Il vento soffia dove vuole.

…Di una notte, di un giorno,
Che non viene l’alba.
Preghiera incendiata
Dalle lacrime
E dalla testa bassa,
Il mento contro il petto,
E le palpebre scese,
A fare penombra senza trucchi, senza
Sconti.
Ti prego di amarmi,
Stringi le mie mani giunte tra le tue,
Ti prego di guardarmi,
Di dirmi quello che mi aspetto,
Io aspetto,
E oggi non ho più fiato,
L’attesa mi ha reso piccola,
Soffiata via, quasi
Estinta.
Supplicare l’amore,
Chiederlo a te…

Preghiera abbandonata
Reclinata, persa,
Inutile, sepolta
In milioni e milioni di parole,
Di intricate speranze,

un abbraccio bagnato di lacrime, che non trova
il Tu
che eri sempre stato.

E ripetersi che è solo un momento,
E allora

Mi tuffo in questo nulla senza voce
E finchè cado, aspetto
Chiudo gli occhi,
Aspetto
La tua presa.
(…questa è la Fede?)

Hai visto, amico mio, mio sposo,
Il vero volto dell’Amore,
Quando giocando…

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Specchio d’acqua

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Il vento soffia dove vuole.

Specchio specchio dell’acqua che rifletti
La pianta dei miei piedi appena germogliata,
Non aprirti, non cedere al mio passo, se
Le mie palpebre si illuminano,
E oltre la tempesta,
Mi bacia il sole.

Specchio buono, specchio incuriosito,
Lei mi aspetta e mi tende le mani,
Sette passi più in là, per insegnarmi
A camminare…

Nel suo sorriso io volerei all’istante,
Ma nell’attimo presente della gatta – occhi paurosi e pigri,
Forse esiteremo ad appoggiare il piede?

O specchio azzurro, specchio di lago, specchio di mare
In tempesta, specchio di roccioso scivoloso torrente in discesa,
Specchio come l’acqua della spiaggia dei bambini,
Specchio, specchio, riflettimi e sostienimi,

Tu sei l’unica strada.

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Il cane più brutto del mondo.

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Nel collage di foto, potete vedere il cane più brutto e sgraziato del mondo, oltretutto definito diverse volte da veterinari ed esperti “cane problematico” con seri problemi di iperattività. Era un meticcio preso al canile, un misto di razze indefinibile, “dal cane lupo al bassotto”, aveva sentenziato la nostra prima veterinaria. Per questo aveva zampe troppo corte e piccole su un corpo di stazza media, piuttosto tozzo, e la testa grande.
Lo andammo a prendere al canile in occasione del compleanno di mio marito Claudio. Non avevamo mai avuto un cane prima, e io sono un’amante dei gatti, non so cosa ci sia preso. Siamo arrivati al canile e guardavamo se ci fosse stato un cane adatto a noi. Eravamo appena sposati. Questo botolo rossiccio di un anno e mezzo si è fatto strada con slancio deciso da capetto tra tutti gli altri cani, ha cominciato ad attirare la nostra attenzione in tutti i modi, a chiamarci, a leccarci le mani. Ci aveva scelto. Inutilmente il tale del canile ha cercato di farci riflettere, il colpo di fulmine era avvenuto.
Tobi venne con noi tremando di paura ed eccitazione, ricorderò per sempre che lo tenevo in braccio con il finestrino aperto e lui mise fuori il muso con la lingua penzoloni per prendere aria, e il cuore gli batteva così veloce che sembrava un count down di un’esplosione.
Scappava. Non stava al guinzaglio. Si è mangiato le gambe delle sedie del nostro primo tinello, Dei cuscini e delle pantofole strappate a brandelli in pochi fatali secondi, abbiamo presto perso il conto. Era bello il nostro primo divano… Per non parlare delle copertine, se le mangiava. Nel corso della sua vita Tobi ha mangiato in tutto quasi tre copertine di pile da una piazza.
Tobi ci ha accompagnato per i primi dieci anni del nostro matrimonio. Ha vissuto tutto con noi, le scoperte, le scelte, i momenti di gioia, di dolore, di paura. È venuto con noi negli spettacoli che facevamo come cantastorie, e per due volte ha anche partecipato, interagendo in modo fantastico con i bambini. Tobi voleva bene ai bambini, li rispettava e li proteggeva d’istinto, e li attirava come il miele attira le api.
Era dolcissimo e paziente con i bambini, quanto feroce con le biciclette. Abbaiava furiosamente e le inseguiva, una volta riuscì persino a pinzare, senza far male per fortuna, i pantaloni di un terrorizzato ciclista a Parco Ruffini. Ci hanno dato milioni di consigli, abbiamo provato tutto per educarlo, lo abbiamo fatto anche castrare per calmarlo… Ma Tobi era un ribelle, era fatto così, probabilmente, nella sua natura mista genetica, nel cervello era assolutamente convinto di essere un rottweiler, e con questa attitudine da bulletto affrontava gli altri cani maschi o femmine in generale.
Tante volte era una fatica tenerlo. Quando sono rimasta incinta di Susy, non riuscivo più a portarlo fuori, perché mi tirava pericolosamente. Da quel momento ha fatto coppia esclusiva con Claudio. E quando è nata Susy, noi gliel’abbiamo presentata. Lui le ha leccato le gambette, l’ha annusata per bene, è da quel momento è stato il suo protettore e guardia del corpo. Pazientissimo, Susanna poteva fargli qualsiasi cosa. Nell’ultimo periodo giocava con lui alla scuola, e voleva insegnargli a leggere. Stava ore ad insegnargli, a mettergli davanti al muso matita e foglietti con le lettere dell’alfabeto, e Tobi stava al gioco, quieto come un peluche, felice della compagnia.
Ci guardava adorante, si ritirava a orecchie in giù quando discutevamo, poi quando vedeva che le nubi scure erano passate, veniva con la sua copertina per giocare.
Quando Claudio ha perso il lavoro, è stato povero con noi, senza pappe speciali. Forse per questo ha imparato a mangiare qualsiasi cosa ci fosse di commestibile e anche non commestibile. Nel suo stomaco è finito di tutto: matite, spugnette, fazzoletti, fogli di libri e giornali, pezzetti di plastica… Era più veloce lui ad ingoiare che noi nel precipitarci ad impedirglielo. La veterinaria, quando noi correvamo preoccupatissimi per l’ennesimo pranzetto sopra le righe, alzava le spalle e sospirava, rassegnata: se non gli ha fatto male…
Aveva un fiuto eccezionale per le persone. Se Tobi non si fidava, abbaiava in un modo speciale, che avevamo imparato a conoscere. E non si sbagliava. Con le persone che gli piacevano, e con i nostri amici, abbaiava furiosamente lo stesso, poi portava la copertina per giocare, e la usava nei modi più imbarazzanti, davanti a tutti, con me e Claudio occupati a sorridere e a minimizzare, o a cercare di distrarre gli ospiti stupefatti dallo scandalo.
Per la sua stramba conformazione fisica, Tobi aveva cominciato presto a soffrire di artrite. Aveva molto dolore perché le sue zampette erano troppo piccole rispetto al peso del corpo. E infine, una brutta malattia lo ha colpito a dieci anni compiuti, abbattendolo in modo velocissimo.
L’abbiamo accompagnato in paradiso un mattino di dicembre.
Tobi ha vissuto con noi quasi undici anni tempestosi, di alti e bassi pazzeschi, viaggi e ricerche, follie e gioie meravigliose, crescita dolorosa, entusiasmo, illusioni e disillusioni, coraggio, lotta dura e insieme fede, dolcezza, ottimismo, ostinazione nel volare sempre alto, mai cedere. Ho come la sensazione che abbia assorbito qualcosa di importante di quegli anni, e in un certo senso se li sia portati dietro, in cielo, unico testimone di tanto amore.

Ora, vicino a me sonnecchia e fa le fusa una gattina dolce, umile, saggia, tranquilla. Hermione sta segnando con la sua presenza la crescita della nostra vita come coppia, come famiglia. L’armonia profonda che si crea nella relazione con una creatura è uno dei doni più grandi e rivelatori che Dio possa fare all’uomo. Claudio ed io siamo diventati più dolci, umili, saggi, tranquilli? Sì, certo.
Insomma… Abbastanza.
Quando Hermione va a caccia, e si muove come una panterina sinuosa e pronta all’azione, quando giochiamo con la pallina, e se gliela tiro alta lei scatta in balzi eccezionali di un metro e più girando su se stessa, poi si spaventa da sola del salto e scappa a nascondersi sotto i cuscini del divano, il tutto nel giro di brevissimi secondi, oppure quando per saltare dovunque si mette in pericolo, e la ritroviamo seduta sul davanzale del balcone che ci guarda con gli occhioni sgranati come dire: “Hai visto dove sono finita? Secondo te sono nei guai?” …Noi accorriamo fingendo indifferenza, con il cuore in gola.
E lei fa un piccolo “mrrù” e con un agile elegante saltino scende come niente fosse…

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