Archivio mensile:settembre 2014

Un sole giallo, un cuore al centro.

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Chi è quel coraggioso Esperto di misteri
che con amore scommette se stesso nell’impresa
di portare una tenera, funzionante armonia
tra il caos creativo e il quieto ricordare,
tra il lasciarsi andare al vuoto e la solida memoria?
E quale temerario potrebbe mai scoprire
morbide, energiche corrispondenze
tra il dondolio insinuante di una canzone nuova,
e la prudenza, la tradizione?

Un sole giallo, un cuore al centro, vivo, grondante vita,
Accogliente e caldo,

Lo abbiamo cercato e voluto, gli abbiamo fatto spazio insieme,
È Lui
Che eternamente ci fa
uno.

(È il gioco che io e mio marito abbiamo realizzato insieme durante un laboratorio dedicato alla coppia, domenica scorsa. Si trattava di colorare questo tao, all’origine vuoto, senza accordarci a parole, in silenzio, ma lasciandoci trasportare in modo libero e spontaneo. Mi sono lasciata andare ad una canzone che avevo dentro, in un centro modo fiduciosa che quell’incontro ci sarebbe stato. Poi mi sono accorta che lui stava dipingendo il paesaggio dei girasoli che abbiamo contemplato tanto quest’estate, in vacanza tra Marche ed Umbria… Il sole del suo cielo, il centro del mio girovagare sereno e rilassato… È Lui, che in eterno, ci ha fatto uno.)

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Specchio d’acqua

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Specchio specchio dell’acqua che rifletti
La pianta dei miei piedi appena germogliata,
Non aprirti, non cedere al mio passo, se
Le mie palpebre si illuminano,
E oltre la tempesta,
Mi bacia il sole.

Specchio buono, specchio incuriosito,
Lei mi aspetta e mi tende le mani,
Sette passi più in là, per insegnarmi
A camminare…

Nel suo sorriso io volerei all’istante,
Ma nell’attimo presente della gatta – occhi paurosi e pigri,
Forse esiteremo ad appoggiare il piede?

O specchio azzurro, specchio di lago, specchio di mare
In tempesta, specchio di roccioso scivoloso torrente in discesa,
Specchio come l’acqua della spiaggia dei bambini,
Specchio, specchio, riflettimi e sostienimi,

Tu sei l’unica strada.

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Per Daniza

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(So che sembrerò retorica e addirittura esagerata. Certo, questa non è una vera e propria poesia studiata e strutturata. Okay, è una pagina di diario, è il mio modo di protestare e di pregare. È andata così, che queste parole sono sbucate dal mio cuore come evasi dalla finestra, lenzuola bianche annodate, per dimostrare la loro innocenza.)

Volevo solo chiederti perdono,
Per tutte quelle persone che hanno voluto ucciderti
Pensando che non eri proprio uguale alle immagini simpatiche
Delle orse con i cuccioli su You Tube e nei documentari di Quark.
No, purtroppo tu eri vera, e se qualche stolto ti si avvicinava
Tu ti sentivi aggredita, e rispondevi
Come sapevi fare, da orsa, appunto.
Scandalo, deve morire.
Così, l’hanno fatto ipocritamente,
E oggi il tg diceva che in tutto questo c’è una buona notizia, infatti hanno catturato uno dei cuccioli orfani e gli hanno messo un microchip per vedere dove va.

Risuona la voce di Caino, “sono forse il custode di mio fratello?”
Così è sempre, per le mille indicibili guerre e violenze, e anche per te,
Sorella.

Compassione per te, i tuoi piccoli, coloro che ti hanno ucciso, quelli che hanno montato il caso, tutti quelli che stanno mentendo. Avranno già i loro incubi, la sera.
Hai fatto l’errore di agire per istinto, madre che difende i suoi cuccioli, e sai,
Tra noi umani questo,
non va più di moda.

Fino a ritornare svegli.

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Il momento in cui mi ero distratta
Non stavo respirando
Su di te non stavo contando
E sono sola, e la mia anima
Stanca, non vedi, che sembra un piccolo
Volo isterico,
Di un pettirosso striminzito?

Dal finestrino chiuso dell’auto in corsa
Non si sente la voce chiamare aiuto
E non fai mai in tempo a notare
Le tracce
Di sudore e vapore
sui vetri sabbiosi
Delle suppliche dei giorni precedenti.

È l’arrivo del primo tuono: fino all’addensarsi delle nubi,
Fino al fulmine più vicino,
Accade sempre tutto lontano,
Tutto di nascosto.

Ma il nascondersi,
Lo spingersi nel silenzio,
È lei, perfetta letizia, che regna?

Il momento in cui ci siamo distratti,
E abbiamo volato sbattendo disperati, come quel pipistrello entrato in casa nella notte, anni fa,
E sotto i colpi siamo diventati palline di pelo rattrappite dal terrore,
Dallo stupore,

In quel momento, qualcuno,
Invece di buttarci dal balcone,
Ci ha preso in braccio e ci ha cullato, piano,
E ci ha sussurrato canzoni,

Fino a ritornare svegli.

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