Risposte nel riflesso.

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…E al parco, vicino all’altalena ancora fredda di pioggia notturna, c’era questa bambina con i capelli corti e il vestito bianco, che parlava da sola, forse ad un amico immaginario.
Aveva le sopracciglia aggrottate, era molto seria. Non potevo sentire le sue parole, ma il tono della voce era un’insistente domanda, una domanda ripetuta, ripetuta, sempre uguale.
Alzavo gli occhi dal libro e poi cercavo di immergermi di nuovo nella lettura, ma quella domanda.
Che non si capivano le parole.
Pensavo che anche a me capita di fare domande continue, che non si capiscono le parole, che sono gesti quotidiani, indifferenti, tranquilli, invece significano tutt’altro.
È un vivere in una goccia di pioggia di domande.
La bambina si rifletteva a testa in giù, in una piccola pozzanghera di pioggia, sulla panchina, a poca distanza da me.
In quel riflesso, ho capito dai movimenti delle labbra della piccola, la domanda.
Ho svelato il mistero guardando il mondo all’incontrario.
E comunque non ho ancora smesso di domandare.

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