Archivio mensile:giugno 2014

Il giardiniere mancato. (A Claudio, di nuovo…)

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Tu sei un giardiniere mancato:
Desideri prenderti cura del verde sul balcone
Della casa nuova,
Ma ti manca sempre il tempo
Per acquistare le piante.

È impressionante
L’azione folle
E senza scrupoli
della Provvidenza celeste,

Che ha fatto sposare il bislacco giardiniere mancato
Con la ribelle figlia dei fiori…

Ricordi la piantina di geranio rosa
Che volevi esporre al sole sul balcone?

È sempre lì, che aspetta di comparire,
Nella magica fioriera,
Dove la pioggia trova sempre spazio.

Ma io sono una figlia dei fiori canta-storie e guarda-in-cielo
E scommetto sul giardiniere mancato mani-piccole e testa-di-marmo.

Il geranio arriverà,
In un giovedì santo che ci crediamo insieme,
Magari il prossimo otto dicembre,
…Buffo, sotto la neve!

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La schiena di Dio (per Claudio)

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Davanti ai miei occhi, la tua schiena
Voltata
Apposta
Perché non vuoi incontrare il mio sguardo,
Perché sai che ti accuserei
E sai che ho ragione.

Travolto dalle lacrime io
Cammino sul ponte tibetano che precipita
E tu non allunghi la mano.

No, non ti volti.

Stuoli di umanità impazzita dall’incerto
Cerca nei secoli di spiegare
La tua ostinata sordità,

L’unica consolazione possibile è
Lo strepito soffocato
Dondolante come un folle rinchiuso
Nell’angolo della stanza imbottita
dell’assurdo:
Lo faccio perché ti amo.

(A naso in su, con un lieve tono
Di supponenza.)

Adesso, se hai il coraggio,
Affronta il mio sguardo limpido
E duro
Di padre
Che pretende.

E proponimi la tua versione
Dei fatti.

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Ho trascorso la notte con te…

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Il vento soffia dove vuole.

Ho trascorso la notte con te, a costruire un castello di neve.
Nevicava sopra le nostre mani ghiacciate,
Sulle nostre palpebre, e le ciglia imbiancate,
E sul nostro sorriso.
Io mi sono tolta la sciarpa, mi dava fastidio,
Tu non la porti mai, e ridevi
Perché mi tremavano le spalle.
C’è stato un momento in cui
Ci siamo scoraggiati:
Non possiamo farcela, abbiamo iniziato
Un gioco idiota, costruire un castello
Di neve,
Poi,
Sai che durerà fino al sole,
Che senso ha stare qui a ridere sottovoce,
Tutti gli altri dormono, e forse hanno ragione,
Io e te,
Costruiamo bianche stanze, umide torri e opache finestre,
Ponti incerti, corridoi improbabili,
Strade che si perdono nei cespugli accanto,
Al prato del vicino…
Poi ci è venuto da ridere,
E abbiamo continuato a giocare.
E le ore della notte così sono passate in fretta.
Prima dell’alba il castello era finito,
Noi abbiamo…

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Kit di sopravvivenza.

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Il vento soffia dove vuole.

A volte entrare nella nebbia si fa apposta
per essere più buoni,
lo slancio di fidarsi viene più facile,
e la malinconia è un sentiero di ghiaccio
che copre le pietre ed i rami spezzati,
Ti confonde i passi e ti acceca,
senza farsi scoprire.

Lo so, è chiaro dall’incipit,
è una giornata grigia,
e il cielo è pesante di distrazioni
e la tentazione è sentirsi chiusa in cantina,

la chiave

gettata nel tombino
da quell’uomo vecchio e malvagio
che sogghigna eccitato e affila le unghie
su te e me.

Ma
io ho una calamita e un pezzo di spago nella tasca,
li lego a forma di croce e,

con la lingua tra i denti, sguardo fisso, respiro leggero, e
molta, molta attenzione
mi riprendo la chiave.

Poi rido, accendo la luce, apro la porta.

E volo via dalla finestra.

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Senza orme

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Respiro, mentre l’onda gentile cancella le mie orme.
Ho camminato fino a qui, o no? Ho vissuto? In quest’attimo, sospesa,
Nulla ha valore di me. Mi ricordo? Qualcuno si ricorda?
Non c’è altro che il mio respiro, come un filo si srotola dalla mia
Bocca e dal mio naso, e forma una via
Strana, piena di strappi, esitazioni, inversioni a u, ritorni, partenze,
Mai una pausa.
Questo nulla sono io? E come puoi dire di amarmi, di prenderti cura di me,
Di ricordarti, di ricominciare…
Questo fiato che si stende e si trattiene, ti interessa? Davvero, vuoi vedere come va
A finire?
Qui mi correggi: come va a cominciare. Anzi, a ri-cominciare.
Ascolti persino le mie parole, le parole senza suono della donna che cammina senza orme.
È che la spiaggia che assorbe i miei passi
Sei tu.
E tu sei il cielo di cui è fatto il mio respiro. Tu il ricordo, e la dimenticanza.
Tu l’umiliazione di essere senza orme, tu l’incerto che non mi dice di domani,
Tu il come va a finire, anzi, come va a ricominciare.

Mi acquieto. La domanda più assurda, di fronte a te, è tremando nell’eco del vento:
Cosa sarà di me? Di noi?

Di me? Di noi?

Di me? Di noi?

Di me? Di noi?

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Felice

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Felice,
io mi chino su di te,
prendo le tue mani
e tu
sorridi
chiedo come ti chiami
e non lo sai dire,
tutti gli altri me lo dicono in coro.
Io, davanti a te
con i codini, il naso rosso e
la principessa marionetta,
mi contagio
del tuo nome.

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Mio Signore, qui e ora ho finito il mio compito…

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Mio Signore, qui e ora
ho finito il mio compito.
Ho dato tutto di me, tu sai
che non mi so risparmiare.
Sono stanca,
febbricitante,
felice,
leggera.
In Te mi sento
libera.
Mio Signore,
ora vado,
dove mi vorrai
io ci sarò.

E parto, capelli al vento, passo danzante, fiore tra le labbra e musica nel cuore…
Non ho niente, non mi avanza niente, lascio tutto a Te, tu sei il mio Re, mio Padre,
conosci bene la tua figlia ribelle, pagliaccia, girovaga e fanfarona,
sorridi amandomi,
Tu sai che mi seduci – e io mi sono lasciata sedurre,
sono la tua serva inutile,
e la tua figlia amata,
così canto leggera e mi abbandono
alla Tua vertigine dolce
Fonte della mia gioia di vivere… E ti amo,
Perchè so che tu
non mi prenderai mai
troppo sul serio!

http://m.youtube.com/watch?v=Cx_4C1cyUZA

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