Archivio mensile:aprile 2014

16 aprile

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Scivolo nella novità
entro silenziosa, discreta,
è buio,
sorrido non so a chi, a che cosa.

Vinco la paura dell’incerto
giocando il tuo gioco.

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Nodi sciolti.

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Lentamente, il filo bianco, di seta, si raccoglie
nelle tue mani, sotto al tuo sguardo.
E le tue dita mimano carezze
e il filo scende, sgranato e liscio,
Come un rosario nella notte,
dopo l’amore,
occhi addormentati,
piccola luce
ancora
accesa.

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Il freddo inverno.

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L’inverno si era appropriato della città,
ogni albero sembrava una macchia, nell’umidità.

La nebbia nel mare sembrava sparire,
sembrava tramare dei sogni: esaudire.

Solo i passi potevi ascoltare,
se il suono non volevi ammalare.

E rimango ancora stupita,
per te, freddo: figura inorridita.

(Poesia e disegno di Susy, 10 anni)

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Come guarire dalla stanchezza.

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Lungo il sentiero, la donna volava, e il vento del suo volo teneva alta la testa dei piccoli fiori di prato. Questo il giuramento, questa la magia. Se la donna si fermava a riposare, i fiori di prato perdevano il colore, rinsecchivano, si accasciavano nel verde guardandola con l’immagine dell’ultima speranza ormai inerte nelle pupille, nascoste tra gli stami.
La donna dava il suo volo finché stanca, sbandava, crollava a terra, sbatteva nei rami come schiaffi, sbagliava, si fermava.
Una notte trillante di lucciole estive il suo angelo la fermò, prendendola per mano. Adesso basta affannarsi, riposa, le sussurrò. La donna si guardò intorno, con il cuore pieno di angoscia. Se mi fermo, i fiori di campo moriranno, pianse, e i suoi occhi erano una preghiera nuova, che meravigliata diluiva se stessa nel vuoto infinito dello sguardo dell’angelo.
No, disse semplicemente l’angelo. La vita dei fiori non dipende dal tuo volo. Tu sei libera dai fiori e i fiori sono liberi da te. Ti restituisco la leggerezza dei tuoi gesti, ti riporto il sorriso del tuo sì.
Era vero. Nell’aria privata dal vento del suo volo, i fiori vivevano. Alcuni che dovevano morire, morivano. Alcuni erano già morti, ma il vento del volo della donna li tendeva verso l’alto. Lei aveva sempre pensato di dare loro la vita, invece stava solo sostenendo steli ormai secchi. La donna vide la verità, e ringraziò. I fiori ringraziarono e la donna e i fiori diventarono amici. Lei volava tra loro e loro con lei, ma da quella notte il volo era libero, sereno, fatto di vita e di morte, di movimento armonico, di profumi e danze.
L’angelo si appartò di nuovo, nella casa segreta delle lucciole, e suonava il violino per la donna e i suoi fiori.
Tutto questo è accaduto ieri sera, tutto.
Lacrime, fiori, danze e musica, angelo e donna.

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Un attimo di stanchezza

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Nelle sere pesanti sulle palpebre
E le ciglia che sfiorano le guance
Umide e arrese,
E le labbra bianche, non riconoscono
Lo sguardo nello specchio.

È una parola che ferisce a lungo,
La stanchezza.

(È la mia debolezza
Che tu non vedi
Perché hai bisogno di me.

Per amore resisto, per non lasciarmi andare
E intanto prego
In segreto.)

Le mie lacrime devono asciugarsi
Appena in tempo per il tuo ritorno.

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