I poeti erano poveri. (Indizi per riconoscere gli autentici poeti)

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I poeti erano poveri. Questo potrebbe essere il primo indizio. I poeti erano poveri, non andavano in giro in suv, camminavano fino a sfondare la suola dei sandali, e mentre camminavano, ridevano. I poeti respiravano aria, e avevano la sclera azzurrina perché nella pupilla trasparente si rifletteva il cielo del primo giorno di primavera. E si fissava, quel l’azzurro, non andava via, ecco la differenza. I poeti avevano per tutta la vita, negli occhi, il cielo di quel primo giorno di primavera, in cui hanno guardato il mondo, e si sono commossi di fronte alla musica che nessuno ascoltava, e poi hanno vissuto così, per tutta la vita, gli occhi con il riflesso azzurro e le orecchie ferite.
I poeti lavoravano e cucinavano il necessario, e poi giocavano con i bambini, i poeti si mettevano un naso rosso e cantavano la musica delle balere, e si abbracciavano con i malati, e non avevano paura, i bambini capivano.
I poeti si divertivano un sacco, solo che nel sacco c’era una croce, ma nessuno lo sapeva, si poteva intuire solo dalle poesie. I poeti non erano poeti di professione, non aprivano scuole di poesia e letteratura, non contavano nulla, i poeti non c’entravano con nulla, il traffico quotidiano passava attraverso i loro corpi, i poeti erano troppo lenti ai semafori, agli incroci e a parcheggiare.
Sentivano musica, fantasticavano, rendevano grazie.
E il clacson nevrotico non serviva da zavorra, niente serviva, i poeti
volavano e sorridevano, e non avevano paura.
Qualche volta sentivano la fatica di vivere da poeti. Si fermavano, piangendo, poi ripartivano, perché non ci si può fermare, da poeti. Oppure sì, potevi farlo, bastava abbandonare il sacco con la croce, lo abbandonavi davanti a un cassonetto, e poi ti trasformavi subito in un vincente.
Però il sacco non restava mai da solo. C’era sempre un bambino o una bambina che passava di là, vedeva il sacco da poeta abbandonato, lo raccoglieva e diventava suo per sempre.
Cominciava a divertirsi …un sacco!
Era una corsa. I poeti correvano, correvano, sempre in movimento, ma non in giro per il mondo, quello lo potevano fare solo i poeti ricchi (se mai ne sono esistiti), in movimento con la vita, con le esperienze, con gli incontri, con la gioia, con il dolore.
I poeti erano poveri, si divertivano un sacco, correvano tutta la vita, amavano essere poveri, amavano il sacco, amavano correre, amavano la vita. La loro vita era un inno all’amore, tutto esprimeva amore, sapevano essere colmi di gratitudine, sapevano essere felici, si fidavano dei sogni, credevano in ciò che non si vede, sentivano, e raramente si sbagliavano…
Ecco, ti ho dato gli indizi. Adesso guarda, ascolta. Li vedi? Ci sono? Vivono nascosti? Attenti agli imitatori, sono moltissimi. Li scopri dalla loro vita, dal cielo negli occhi, e dalle ferite nelle orecchie.

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