Re Ciproco. (Ama per primo!)

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Ecco una favola leggera e divertente sull’amore. Per piccoli e grandi… Buona lettura!

C’era una volta un re… Sì, il re di un regno piccolino e grazioso, nascosto tra le montagne, non lontano da casa tua. Guarda, se parti stamattina e segui la strada dei raggi di sole con i sassolini bianchi e gli alberi di ciliegio sempre in fiore sotto la neve, lo trovi, non ti puoi sbagliare.
Nonostante il regno fosse così bello, pacifico, sereno, il re non era felice. Da quando era stato eletto re, il suo viso era sempre imbronciato, si alzava al mattino già stanco ed annoiato, guardava dalla finestra e sbuffava, insoddisfatto. Neanche il suo nome gli piaceva. Si chiamava Ciproco. Ciproco. Che nome da manicomio, ti si attorciglia la lingua solo a pensarci.
La sua mamma, la regina madre, insieme ai tutti i suoi sudditi, erano molto preoccupati per il giovane re. Il suo era un male d’amore, lo sapevano tutti! Il giovane re era infatti innamorato perdutamente di Deliah, la bella proprietaria del negozio di frutta e verdura, il più fornito del villaggio, che sorgeva con tutti i suoi colori vivaci e profumi squisiti proprio nella piazza centrale del paese, di fronte alla grande fontana dorata. Purtroppo, la bella negoziante non ricambiava l’amore del giovane re. Aveva un caratterino indipendente e deciso, e il suo cuore non lasciava spazio alle romanticherie… E dire che il re le aveva provate proprio tutte! Fiori meravigliosi, cioccolatini e mille altre dolci delizie spumeggianti, persino un braccialetto intarsiato di giada proveniente dal lontano oriente, niente da fare. I fiori finivano nel cestino, i dolcetti venivano regalati ai commessi, e il braccialetto? Quando la bella Deliah lo vide, disse al re in trepida attesa: bello, bello, ha un discreto valore economico… Se lo vendo, posso rifare l’insegna del mio negozio! Arriva giusto in tempo, grazie maestà!
Ecco perché, con l’andare del tempo, il re diventava sempre più ombroso e pessimista, nervoso e vendicativo. Una piccola nuvola nera, gonfia di temporale, cominciò un lunedì mattina ad addensarsi sulla sua testa assorta in buie considerazioni, e non lo lasciò più, anzi, giorno dopo giorno la nuvola nera cresceva e cresceva sulla sua testa… Gli amici e le persone che gli avevano voluto bene cominciarono ad abbandonarlo: non era facile stare vicino ad una persona con una nuvola di tempesta piena di elettricità sulla testa! Il re era sempre più solo, e più era solo, più il suo umore peggiorava. La regina madre non sapeva più che fare: non so più cosa dargli, ha già tutto! Ripeteva tra sé o alle sue dame di compagnia, amareggiata: è così bravo e buono questo figlio mio… Perché non fa come gli altri re e si sposa una principessa che dorme vittima di un incantesimo, o un’altra rinchiusa in una torre, ce ne sono un sacco da queste parti! Ci sono state due streghe che si sono lamentate perché le loro favole non possono andare avanti senza un bel giovane che venga a combattere contro di loro, gettarle in un dirupo e sposarsi la principessa, ma lui non vuole andare, dice che si annoia! Si annoia, lui!
Un giorno, il re decise di partire, di andare via. Fu inutile qualsiasi tentativo della regina madre di trattenerlo, lo chiuse anche in camera, urlando: decido io quando e se te ne vai! Sono o non sono la regina madre? Ma lui annodò le lenzuola ed uscì dalla finestra. Uscì dal castello e poi dal villaggio, e prese il sentiero dei ciliegi in fiore sotto la neve. Aveva freddo, perché era scappato in pigiama, e senza scarpe. Non si era portato dietro nemmeno la corona, così nessuno avrebbe potuto riconoscerlo.
Cosa cercava? Chi cercava? Non riusciva a saperlo. In questo momento aveva solo il cuore che batteva a mille, il respiro affannoso e le labbra secche e indurite dall’inverno e dall’agitazione. Non aveva sonno e non aveva fame. Voleva solo camminare, camminare e basta.
Non aveva fatto cinquecento passi, che dal folto del bosco di ciliegi arrivò una vocina piccola piccola ma melodiosissima:
-Dove vai, giovane re? –
-Chi sei? Come mi hai riconosciuto? E dove sei? -, rispose sospettoso il giovane re, guardandosi intorno con l’aria minacciosa di un ninja pronto a saltare. La vocina rise a campanellino:
-Quante domande, giovane re! Sono una creatura di questo bosco di ciliegi, sono nascosta tra i rami del ciliegio grande, e ti ho riconosciuto anche se non hai la corona, perché hai la nuvola nera che ti segue in cielo a due metri circa dalla tua testa!
Perché non ti fai vedere? –
-Non mi sto nascondendo… Vieni a trovarmi, e mi vedrai! –
Il giovane re si precipitò nel folto del bosco, incuriosito. Quella voce era troppo attraente, aveva un tono vellutato e gioioso che conquistava. Arrivò di fronte al grande ciliegio al centro del bosco, alzò il capo, e vide graziosamente appoggiata sulla ciliegia più rossa, appena coperta di neve, una splendida farfalla blu, dorata e viola.
-Tu… parli? -, esclamò sorpreso il giovane re. La farfalla sbatté le ali con ironia.
-No… Sono una tua allucinazione… Ma certo che parlo, cosa credi, che puoi parlare solo tu?-
-No, no… Certo… –
-Ascoltami bene, perché ho poco tempo per dirti come stanno le cose. Tu ami la bella proprietaria del negozio di frutta e verdura del tuo villaggio, ma lei non ti vede nemmeno… È vero? –
-È vero. Ma tu… –
-Lasciami parlare! Tu le regali fiori, gioielli, le fai le serenate, ma lei niente, come se tu non esistessi, non è così?-
-Ma insomma, io non ti permetto di trattare un re come… –
-Ma che non mi permetti non mi permetti! Apri le orecchie, re dei miei stivali, e rispondi alla mia domanda: vuoi conquistare la ragazza o vuoi amarla? –
-Ma è la stessa cosa! –
-Non è la stessa cosa. Conquistare qualcuno è facile, amare qualcuno è un po’ più impegnativo. Tu cosa vuoi?-
Il giovane re abbassò lo sguardo, scosse la testa e rispose sincero:
-Ah, farfallina mia… Mi basterebbe che lei si accorgesse di me, che volesse conoscermi… Vorrei parlare con lei, presentarmi, per vedere se posso piacerle… –
-Allora amala per primo. Questo è il mio consiglio. Amala per primo. –
-Ma come… Che razza di consiglio è? Io ho fatto di tutto per… –
-Non parlo di regali e corteggiamenti. Io ti parlo di amore. -.
La preziosa farfalla volteggiando leggera volò via, e lasciò il giovane re esclamando tintinnante e sibillina:
-Amala per primo, giovane re! –
Il giovane re restò silenzioso a pensare. Trascorse tutta la notte nel bosco di ciliegi innevato, e la mattina dopo aveva compreso. Tornò al villaggio di corsa, e correva così veloce che la nuvola nera e piovosa sopra il suo capo restava indietro, e non riusciva più a raggiungerlo.
Arrivò ansimando nella piazza del villaggio, e cercò con gli occhi, mentre cercava di riprendere fiato, il negozio della sua bella amata. Lei era lì, stava aprendo le imposte, canticchiando contenta del sole del mattino. Vicino al suo negozio sostava un carro trainato da un asinello, colmo di cesti di frutta colorata e sacchi polverosi di patate.
Deliah si avvicinò al carro, diede una mela all’asinello e lo accarezzò, poi cominciò a rimboccarsi le maniche, e con energia prese il primo cesto di frutta e lo portò all’interno del negozio, senza smettere di canticchiare.
Il giovane re sapeva cosa fare. Prese anche lui un pesante sacco di patate, e cominciò ad aiutare Deliah a scaricare.
La bella negoziante uscì dal negozio e lo guardò sconcertata:
-Ma, … Maestà… Lei non deve… –
-Io… – rispose deciso il giovane re, trascinando con fatica il sacco di patate – in questo momento non sono il re. Sono un tuo amico, e ti voglio aiutare.-
-Ma questo non è lavoro per te. Lascia fare a me. –
-Insisto, Deliah. Voglio condividere con te questa fatica. Non voglio che tu smetta, non voglio farlo io per te. Voglio che lo facciamo insieme. Mi fa piacere. –
Deliah rimase colpita dalle parole del giovane re, non disse più niente, e i due giovani, aiutandosi a vicenda, scaricarono tutto il carro. Poi, il giovane re si offrì di riportare l’asinello nella stalla, e Deliah lo guardò allontanarsi e sorrise.
-Grazie. – gli disse, quando il giovane re ritornò.
-Mi ha fatto piacere lavorare insieme. -, sorrise il giovane re, mentre il suo cuore trionfava.
-Anche a me. –
-Hai bisogno di qualcos’altro? –
-Oh no, no no, sei stato fin troppo gentile… Piuttosto… Vuoi fermarti a fare colazione con me? –
-Per tutta la vita. – , sorrise il giovane re, e la nuvola nera, già tanto in ritardo, sbiancata e indebolita, si dissolse nel cielo soleggiato come una bolla di fumo trasparente.

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