Attimi Presenti (Sonata per pianoforte n. 32 op. 111 in do minore di Ludwig van Beethoven)

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Attimi Presenti (Sonata per pianoforte n. 32 op. 111 in do minore di Ludwig van Beethoven)

Mentre Susanna fa i compiti di matematica, io ho ho appena riaccompagnato il mio allievo, e mi preparo a trascorrere una mezz’ora di relax, prima di cominciare a preparare la cena… Mi siedo, preparo il materiale che sto studiando in questi giorni, ma mi prende la febbre della musica, e devo per forza fermarmi ed ascoltare “qualcosa”. “Qualcosa” (un je ne sais quoi) che mi parli del tempo che vivo e nello stesso tempo del tempo che sto cercando, una traccia che mi faccia camminare sul confine passato-futuro, quindi eternamente presente, il postino che suona il campanello e mi porta notizie nuove destabilizzanti… E io con la bocca aperta che non so se mi ricorderò subito di ringraziare…
Ok, nessuno suona il campanello, allora musica.
Scelgo il secondo movimento della sonata n.32 in do minore opera 111 per pianoforte di Ludwig van Beethoven, quello che si chiama “Arietta. Adagio molto semplice e cantabile”.
Questa sonata contiene al suo interno una gemma, un tesoro. Siamo verso i 6 minuti e 20 secondi, più o meno, ma se volete ascoltare non saltate fino a lì, subito. Fatevi coinvolgere dalla pazienza e ascoltate dall’inizio: la sorpresa sarà ancora più emozionante.
L’inizio è stentato, arduo. Non so dove avevo letto che Beethoven incarna la fatica della creazione artistica. Gira, rigira sulle note, come a cercare palesemente una via d’ispirazione, una certezza che lo porti avanti. Cerca, cerca. Cambia un po’, ritorna. Sembra abbia incontrato le note giuste, necessarie, poi non è così, e cerca ancora. È straordinario come la sua ricerca avvenga all’ascolto di tutti, dai suoi contemporanei e per sempre noi tutti testimoni del suo ostinato cercare. È che lui lo vuole dichiarare, lo vuole rivelare, che è faticoso il viaggio. È scontroso, diretto, nel suo svelarsi. È il contrario di Mozart, che aveva l’armonia come talento di nascita, l’aveva dentro e la sapeva riconoscere, e aveva le musiche nella sua testa, ne aveva talmente tante, e talmente chiare e luminose, che la vita concreta, poi, così radicalmente opposta all’armonia che inseguiva dentro, a volte era così complicata…
Ma sto divagando. Ancora una cosa, però. Mi sembra quasi che se paragoniamo Mozart e Beethoven agli apostoli di Gesù, se Mozart è Giovanni, Beethoven è sicuramente Pietro.
Ecco il tesoro nascosto. Dicevo, più o meno al 6 minuto e 20 secondi, più o meno, la musica si trasforma in modo radicale, assolutamente sorprendente, assolutamente DE-STABILIZZANTE. Ascoltate. Inizia un vero e proprio swing modernissimo, sembra di essere catapultati improvvisamente in là nel tempo, XX secolo, anni 50, ma la sorpresa ti slancia, gli ieri e gli oggi non valgono più, la confusione e la bellezza sono al punto massimo…
E sono piena di gratitudine.
De-stabilizzando le mie certezze storiche-spazio-temporali, Beethoven mi sprofonda a vivere l’Attimo Presente.
Quasi 18 minuti di meditazione profonda, di preghiera… Attimi presenti che si fondono in mille e mille attimi presenti della storia, e mi sento piccola piccola, e nello stesso tempo protetta, voluta, amata.
Mi viene in mente la parola Misericordia. La Misericordia divina, che mi raccoglie, piccola e fanfarona come sono, e mi regala tutti questi attimi, e tutti gli attimi futuri e passati, e l’armonia, e la musica, e…
E il sorriso di Susanna che mi chiede di guardarle i compiti di matematica. Ecco il mio prossimo, felice, Attimo Presente.

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