Archivio mensile:novembre 2013

Mi piace il lupo.

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Al lupo piace la notte, e a me piace la notte
Perché c’è la luna, e ai lupi piace la luna.
Mi piace la luce argentata della luna,
Secondo me i lupi ululano alla luna
Per dirle che è bella, e sicuramente
A loro piace la sua luce.
I lupi sono belli, corrono nella neve.
Mi piace la neve, mi piace il lupo.

(L’autrice di questa poesia è mia figlia Susanna, 9 anni quasi 10)

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Il giglio del tuo seno. (Se tutte le stelle)

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Se tutte le stelle fossero timide
Avremmo passi ciechi nel folto di foreste scure,
E le lucciole non basterebbero a salvarci.
Se tutte le stelle fossero stanche
Il marinaio inutilmente
Supplicherebbe il faro nella tempesta.
Se tutte le stelle si ammirassero nello specchio del mare
Metterebbero il mare tra loro e il sole,
E perderebbero ogni luce.
Vieni, piccola stella appena nata, esci con me,
Non temere, non è difficile,
Ti sorprenderai di quanto semplice
E dolce
Sia, il reciproco Amore,
Il giglio del tuo seno.

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(Abbazia di Ross Errily, Headford, contea di Gailway, in Irlanda)

Lo sguardo amoroso.

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E guardò il mondo da sotto in su, e vide gli occhi di chi la ama, e restò, incantata, a perdersi in quel mistero: e non sapeva, non poteva nemmeno chiamare per nome l’autore di quello sguardo d’amore…
Ma si conoscevano, si amavano, e per tutta la vita si sarebbero amati. Una vita eterna, semplice, tutta presente nell’istante, nel goloso perdersi incosciente, in quello sguardo amoroso..

G.

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Se chiudi gli occhi vedi la strada dei Picchi
E se stringi la mano, senti nella tua
Quella piccola, fiduciosa,
Di Susanna.
Abbiamo la foto, tu e lei che camminate avanti,
Il nonno e la bambina.
Un solo slancio verso di te,
Che te ne vai in silenzio,
E più non senti, e non comprendi,
E sei sordo e muto, colmo d’Amore che ti avvolge
E ti protegge, nonostante il vuoto:
Grazie.

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Altro da noi due. Ascoltando Michael Gettel, “Waiting” e “Glimmer of Hope” (da “The Key”)

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Sabato mattina.
La psicologa che sta conducendo il laboratorio per le coppie ci introduce in un’attività di meditazione. Al suono di questa musica (o un’altra molto simile), tocca a me per prima sentire che ti stai prendendo cura di me.
Le nostre mani si intrecciano, ed io chiudo gli occhi, mi lascio andare.
Armonizziamo i respiri, appoggio la testa sulla tua spalla, la musica fa dondolare il mio corpo come in una danza, tu mi segui, e io non riapro gli occhi.
Sono importanti i miei occhi chiusi, perché io sono una curiosa, in certi momenti la tentazione di riaprirli, di guardare cosa fanno le altre coppie, è veramente un solletico sottile e dispettoso.
Ma resto qui, ora, tutta per e con te.
Le mie ciglia accarezzano le mie gote, per tutto il tempo. Poi, quando appoggio la testa sulla tua schiena, come una bimba piccola, e mi stringo a te, le mie ciglia sentono il morbido del tuo maglione bordeaux, il tuo profumo e le tue mani che non mi lasciano.
Con te, posso fidarmi di restare ad occhi chiusi.
Sento che vorresti stringermi più di così, e ti faccio sentire che anch’io lo vorrei. È una promessa, un appuntamento segreto.
C’è la musica, la musica. Mi viene in mente, quando finisce la meditazione e, lentamente, ritorniamo al tempo e allo spazio del presente, che la musica in quel momento era come qualcosa oltre noi, che ci avvolgeva dolcemente, un esserci essenziale, divino, misterioso ma presente, che nasceva proprio dal nostro abbraccio, provocato dal nostro incontrarsi.
Altro da noi. L’Amore che ci ama è lo stesso Amore che ci unisce, una Persona viva, vera, che tiene insieme le nostre mani in uno spazio sacro ed eterno che si fonde con il divenire, nell’attimo presente.
Alla fine della meditazione, quando sediamo e condividiamo l’esperienza vissuta con gli altri, tu intervieni ricordando che queste cose già le facevamo, anni fa, tredici per esattezza (dodici quest’anno di matrimonio, e uno di fidanzamento). Ti sei ricordato, e io ho tremato di tenerezza.
I tuoi capelli erano neri neri, quando ti ho conosciuto. Adesso sono “sbriciolati”, come dice nostra figlia. Ma fa lo stesso, sono sempre tanti, e mi piace tirarteli quando ci abbracciamo.
Questo gesto ti fa ridere, e mi piace quando ridi.
Quanta strada, quanto giorno per giorno, in dodici anni di matrimonio. E sempre, quella Presenza viva, quell’Altro da noi, in noi, in mezzo a noi, a tenerci strette le mani unite, è Lui che ci obbliga, che non ci vuole lasciare andare.
Come quando tu suoni ed io canto, e di nuovo, sempre, nasce qualcosa di nuovo.
Altro da noi.
È la Creatività infinita dell’Amore Reciproco, sì, è questo, è proprio questo:
Stare ad occhi chiusi con il viso
Disteso sereno consolato
su di te.

http://m.youtube.com/watch?v=7k6jw0bwCmA

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la pazienza dell’artista

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La pazienza dell’artista
Si presenta alla festa senza essere invitata
É l’ombra del passante davanti all’obiettivo
Che contempla il panorama,
E il colpo di tosse o lo starnuto
Durante il canto,
Lo sguardo del segreto spiato
Puntato acuminato sulla spia.
Io conosco questo tipo di pazienza,
Abita da me, mi dorme vicino.
Urla, questa pazienza, sussurra,
Tante volte canta,
Non mi spiega, solo domanda
Attenzione, cura,
Piange di nascosto, mormora:
“Non mi dimenticare…”.
È lei, è la pazienza dell’artista.
Sorgente di una vita da inventare,
Si incarna in una costante preghiera,
Io la amo,
Il suo esserci mi rende migliore, eppure
Io vorrei che se ne andasse,
Trasformata in sentimento inutile,
Al Tuo arrivo.

Attimi Presenti (Sonata per pianoforte n. 32 op. 111 in do minore di Ludwig van Beethoven)

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Attimi Presenti (Sonata per pianoforte n. 32 op. 111 in do minore di Ludwig van Beethoven)

Mentre Susanna fa i compiti di matematica, io ho ho appena riaccompagnato il mio allievo, e mi preparo a trascorrere una mezz’ora di relax, prima di cominciare a preparare la cena… Mi siedo, preparo il materiale che sto studiando in questi giorni, ma mi prende la febbre della musica, e devo per forza fermarmi ed ascoltare “qualcosa”. “Qualcosa” (un je ne sais quoi) che mi parli del tempo che vivo e nello stesso tempo del tempo che sto cercando, una traccia che mi faccia camminare sul confine passato-futuro, quindi eternamente presente, il postino che suona il campanello e mi porta notizie nuove destabilizzanti… E io con la bocca aperta che non so se mi ricorderò subito di ringraziare…
Ok, nessuno suona il campanello, allora musica.
Scelgo il secondo movimento della sonata n.32 in do minore opera 111 per pianoforte di Ludwig van Beethoven, quello che si chiama “Arietta. Adagio molto semplice e cantabile”.
Questa sonata contiene al suo interno una gemma, un tesoro. Siamo verso i 6 minuti e 20 secondi, più o meno, ma se volete ascoltare non saltate fino a lì, subito. Fatevi coinvolgere dalla pazienza e ascoltate dall’inizio: la sorpresa sarà ancora più emozionante.
L’inizio è stentato, arduo. Non so dove avevo letto che Beethoven incarna la fatica della creazione artistica. Gira, rigira sulle note, come a cercare palesemente una via d’ispirazione, una certezza che lo porti avanti. Cerca, cerca. Cambia un po’, ritorna. Sembra abbia incontrato le note giuste, necessarie, poi non è così, e cerca ancora. È straordinario come la sua ricerca avvenga all’ascolto di tutti, dai suoi contemporanei e per sempre noi tutti testimoni del suo ostinato cercare. È che lui lo vuole dichiarare, lo vuole rivelare, che è faticoso il viaggio. È scontroso, diretto, nel suo svelarsi. È il contrario di Mozart, che aveva l’armonia come talento di nascita, l’aveva dentro e la sapeva riconoscere, e aveva le musiche nella sua testa, ne aveva talmente tante, e talmente chiare e luminose, che la vita concreta, poi, così radicalmente opposta all’armonia che inseguiva dentro, a volte era così complicata…
Ma sto divagando. Ancora una cosa, però. Mi sembra quasi che se paragoniamo Mozart e Beethoven agli apostoli di Gesù, se Mozart è Giovanni, Beethoven è sicuramente Pietro.
Ecco il tesoro nascosto. Dicevo, più o meno al 6 minuto e 20 secondi, più o meno, la musica si trasforma in modo radicale, assolutamente sorprendente, assolutamente DE-STABILIZZANTE. Ascoltate. Inizia un vero e proprio swing modernissimo, sembra di essere catapultati improvvisamente in là nel tempo, XX secolo, anni 50, ma la sorpresa ti slancia, gli ieri e gli oggi non valgono più, la confusione e la bellezza sono al punto massimo…
E sono piena di gratitudine.
De-stabilizzando le mie certezze storiche-spazio-temporali, Beethoven mi sprofonda a vivere l’Attimo Presente.
Quasi 18 minuti di meditazione profonda, di preghiera… Attimi presenti che si fondono in mille e mille attimi presenti della storia, e mi sento piccola piccola, e nello stesso tempo protetta, voluta, amata.
Mi viene in mente la parola Misericordia. La Misericordia divina, che mi raccoglie, piccola e fanfarona come sono, e mi regala tutti questi attimi, e tutti gli attimi futuri e passati, e l’armonia, e la musica, e…
E il sorriso di Susanna che mi chiede di guardarle i compiti di matematica. Ecco il mio prossimo, felice, Attimo Presente.

Sospese poesie per le tue ironie…

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Galleggio in un silenzio che ha molti anni,
Quante volte mi hai parlato in un silenzio così.
Sono qui, che aspetto. E sorrido,
Immaginando la tua prossima risposta.
Gli occhi di chi amo si fidano
Della mia fede.
Impulsivamente, io
Ho sempre parlato di Te.
Ora la tua voce sarebbe la certezza,
E tu continui a preferire la paziente,
Quieta attesa.
Ma giorni e giorni fa ho deciso di darti ragione
Sempre.
Così adesso mi scopro intenta a dimostrare al mondo di Te,
All’angolo di un appuntamento,
Con il dubbio improvviso che forse era un altro posto,
Un’altra ora…
Infine, scaccio il dubbio, sospiro, vivo in questa musica,
Vivo le tue bonarie ironie.
Per questo ho cominciato a scrivere
Queste sospese poesie.

Ogni goccia di questa pioggia é una nostalgia.

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Ogni goccia di questa pioggia che piove oggi su Torino, mi rimanda d’amore, d’amore, d’amore…

Ma é tutto così grigio, e dai vetri dell’auto a malapena percepisco

La vana follia del mondo intorno a te e me.

Il mio desiderio é restare con te, ti sto facendo domande

e aspetto risposte concrete,

Ma tu mi ricacci nel quotidiano, e allora riaccendo la radio

ed esploro tracce della tua presenza,

riflessi nell’acqua in questo marciapiede intriso di pioggia,

Ti indago, ti cerco, ti intuisco e poi ti vivo,

e, umilmente, ti aspetto.

Ho così tanta nostalgia dei giorni di sole…